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Pierluigi da Palestrina, divino compositore

Pochi musicisti italiani possono vantare lo straordinario talento di Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594), maestro della cappella papale per quasi trent'anni. Ancora oggi il suo vasto repertorio viene regolarmente eseguito durante festività sacre e profane, suscitando ovunque l'ammirazione incondizionata del pubblico.

Giovanni Pierluigi da Palestrina è stato uno dei maggiori compositori musicali del XVI secolo. Quasi totalmente incentrato sulla liturgia sacra, il suo repertorio è infatti vastissimo, comprendente oltre 300 mottetti, 140 madrigali, 104 messe, 72 inni e 11 litanie. Per non parlare poi di un numero imprecisato di lamentazioni, offertori e brani singoli per organo. Insomma, un’eredità immensa, capace di influenzare geniali musicisti come Johann Sebastian Bach, Franz Schubert e Carl Orff. Ma chi era veramente Pierluigi da Palestrina? E da dove traeva tanta forza la sua musica, in apparenza cosi’ poco dissimile da quella di altri compositori del suo tempo?

Le risposte non sono semplici, anche perchè la giovinezza del grande compositore continua ad essere avvolta nel mistero. Sappiamo solo che il maestro era figlio di una coppia di contadini di Palestrina, cittadina del basso Lazio sorta sulle rovine dell’antica Praeneste, sede di un importante santuario dedicato alla dea Fortuna. Spesso il ragazzo si recava a Roma col padre per vendere i prodotti della fattoria di famiglia, intrattenendo i clienti con piccoli motivetti vocali di sua invenzione. Durante una di queste “trasferte lavorative” venne notato dal cardinale Andrea della Valle, arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore, che lo prese immediatamente sotto la sua protezione, inserendolo nel coro musicale della celebre chiesa capitolina. Le date sono incerte, ma il fatto dovrebbe essere avvenuto intorno al 1537-38: per i successivi sette anni, il Palestrina frequento’ dunque la scuola di canto di Santa Maria Maggiore sotto la direzione di Firmin Lebel, apprendendo le tecniche vocali piu’ in voga nelle liturgie sacre del tempo.

Finito il tirocinio a Roma, Pierluigi ritorno’ nella sua città natale, dove fu assunto come organista e maestro di canto nella locale cattedrale. Nel settembre 1551 ritorno’ pero’ nella Città Eterna al seguito di Giovanni Maria del Monte, arcivescovo di Palestrina, eletto pontefice con il nome di Giulio III: grazie al favore del nuovo papa, il talentuoso musicista ottenne infatti la carica di maestro del coro di San Pietro in Vaticano, scavalcando le regole base dell’istituzione che prevedevano sempre la direzione di un membro del clero romano. La “laicità provinciale” del Palestrina provoco’ quindi molti mugugni tra i cantori papali, che pero’ furono presto dimenticati in virtu’ del genio compositivo del nuovo direttore, autore di numerose splendide messe come Ecce Sacerdos Magnus, dedicata all’augusto protettore pontificio.

Ed è probabilmente in questo felice periodo che il Palestrina strinse amicizia con San Filippo Neri, impegnato già da alcuni anni nel recupero di orfani e ragazzi di strada dalle grinfie corrotte della città papale. La genuina spiritualità del sacerdote fiorentino - fatta generalmente di bonarie battute di spirito e istintivi afflati di carità - impressiono’ profondamente Pierluigi, che inizio’ ad inserire sonorità dolci e armoniose all’interno delle sue composizioni, rendendole capaci di una maggiore sensiblità emotiva. Il successo di tali brani fu immediato, aumentando la fama del Palestrina a livello internazionale.

Sfortunatamente nel 1555 Giulio III mori’, lasciando il proprio protetto alla mercè dei suoi invidiosi rivali professionali. Cosi’, dopo l’elezione papale del rigido Paolo IV, Pierluigi fu allontanato dal coro di San Pietro con una misera pensione di sei scudi mensili. Tornato a vivere in provincia, il compositore riusci’ economicamente a sopravvivere grazie agli stretti legami con altre istituzioni musicali romane, che gli commissionarono spesso la redazione di repertori vocali e strumentali in occasione di particolari festività religiose. Altro denaro venne dalla pubblicazione dei brani del maestro per le edizioni dei fratelli Valerio e Luigi Dorico, con cui il Palestrina collaboro’ per il resto della vita. Superata questa fase difficile, Pierluigi torno’ ufficialmente al lavoro come maestro della cappella di San Giovanni in Laterano, ma i rapporti aspri con l’amministrazione della basilica lo portarono a lasciare già l’incarico nei primi mesi del 1560. Egli ottenne quindi il ruolo di educatore canoro presso la scuola di Santa Maria Maggiore, dove aveva precendentemente iniziato la propria carriera musicale; nel frattempo, continuo’ a comporre brani per occasioni sacre o profane, inclusi alcuni madrigali per le feste danzanti del cardinale Ippolito d’Este nella sua villa di Tivoli. Ed è proprio all’illustre prelato che venne dedicata la prima raccolta dei mottetti palestriniani, uscita sempre presso i fedelissimi fratelli Dorico nell’inverno 1569.

Durante tale periodo Pierluigi scrisse anche molte composizioni dedicate al re di Spagna, con la segreta speranza di ottenere il posto di maestro della cappella imperiale, lasciato improvvisamente vacante dalla morte del bravo Giovanni Waedt. Ma le sue esagerate richieste economiche fecero fallire la trattativa, condannandolo a dipendere sempre di piu’ dai capricci della corte papale. Nel 1583 tento’ ancora uno sganciamento dagli infidi ambienti pontifici attraverso un lungo rapporto epistolare con Guglielmo Gonzaga, duca di Mantova, interessato ad arricchire la propria corte con musicalità fresche ed originali; per lui, il Palestrina compose oltre dieci messe, nella speranza di avere l’incarico di direttore del prestigioso coro di Santa Barbara. Anche qui, pero’, motivi finanziari fecero naufragare il rapporto col Gonzaga, chiudendo definitivamente i tentativi di fuga del musicista laziale.

Comunque sia, questi abboccamenti esteri portarono una certa fortuna al Palestrina, che si vide aumentato lo stipendio di oltre cento scudi: il papa infatti non voleva perdere uno dei suoi servitori piu’ brillanti, e nel 1580 lo chiamo’ nuovamente alla guida del coro di San Pietro. Contemporaneamente Pierluigi ricevette l’incarico di emendare gli antichi canti di origine gregoriana, adattandoli alla nuova spiritualità controriformistica nata dal Concilio di Trento; tuttavia una serie di gravi lutti famigliari, inclusa la scomparsa dell’adorata moglie Letizia Gori, impedirono all’abile compositore di portare a termine il lavoro. Sconvolto dalle perdite subite, il Palestrina prese i voti sacerdotali, ma poi vi rinuncio’ per sposare una ricca vedova, che gli porto’ in dote un rinomato negozio di pellicce. La ritrovata quiete privata rilancio’ la sua attività artistica, con la pubblicazione di altre corpose raccolte di mottetti e madrigali, stampate anche a Venezia presso la tipografia di Gardano. Nel 1589 appare il Libro degli Inni, dedicato al nuovo pontefice Sisto V: esso comprende il capolavoro Stabat Mater, splendido brano polifonico ad otto voci, e la grandiosa messa Assumpta est Maria, suonata ancora oggi in Vaticano nelle maggiori solennità religiose.

Pierluigi da Palestrina mori’ nel 1594, all’età di 68 anni. Gli furono tributati onori degni di un principe, come riportato dal solerte cronista della Cappella Sistina: “[…] A 24 hore fu portato in questa chiesa (S. Pietro), accompagnato non solo da tutti li musici di Roma, ma anco da una moltitudine di popolo, et secondo il nostro solito, conforme alle costituzioni, cantammo il responsorio “Libera me, Domine”. Nel 1908 tutti i suoi lavori vennero raccolti in edizione definitiva da Monsignor Francis Haberl, presentata ufficialmente a papa Pio X in occasione delle festività pasquali. Ancora oggi i massicci volumi del prelato bavarese sono la base per tutti gli studi dedicati al geniale musicista di Palestrina.

Anche la sua città natale non ha pero’ dimenticato Pierluigi: essa ospita infatti una fondazione culturale, nata nel gennaio 1973, che organizza concerti e convegni sulla figura del grande organista cinquecentesco. Grazie all’impegno di questa istituzione, il governo italiano si è impegnato ufficialmente nel 1999 a pubblicare una nuova edizione critica delle opere palestriniane, curata da un comitato scientifico internazionale guidato dal professor Giancarlo Rostirolla. Al momento sono già apparse alcune ristampe filologiche delle prime messe del compositore laziale, richiedibili presso la stessa fondazione di Palestrina.

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