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Pomponio Leto e l'Accademia Romana

Figlio illegittimo del principe di Salerno, Giulio Pomponio Leto (1428-1497) fu uno dei maggiori umanisti del suo tempo, profondo conoscitore dell'antica cultura greco-latina. Nel 1466 fondo' l'Accademia Romana con l'intento di restaurare i valori e le virtu' del mondo classico; ma il progetto ando' in fumo per il diretto intervento delle autorità pontificie.

Giulio Pomponio Leto resta una figura assai enigmatica del nostro Rinascimento: coltissimo letterato, i suoi scritti contribuirono al pieno recupero di grandi autori antichi come Lucano, Stazio e Virgilio; inoltre, la sua abilità pedagogica gli consenti’ di istruire i membri piu’ illustri della nobiltà italiana, influenzandone profondamente il modo di agire e di pensare. Tuttavia questo geniale studioso, compagno di avventure di Lorenzo Valla e Teodoro Gaza, ebbe una vita molto tribolata e rischio’ di finire i suoi giorni in prigione sotto il peso di gravissime accuse. E di lui non abbiamo piu’ alcuna traccia fisica, perchè la sua tomba nella Chiesa di San Salvatore in Lauro venne distrutta misteriosamente all’inizio del Cinquecento.

E’ possibile che tale demolizione non sia stata affatto accidentale: pur essendo stato precettore della prestigiosa famiglia Farnese, Pomponio rimase sempre inviso alla Santa Sede, che addirittura lo rinchiuse nelle segrete di Castel Sant’Angelo per diversi mesi. Il motivo di tanto astio potrebbe risiedere nel ruolo giocato dall’umanista nella nascita dell’Accademia Romana, un cenacolo di artisti e letterati in odore di eresia; ma le persecuzioni potrebbero anche essere stato originato dall’ambigua condotta sessuale del Leto, sospettato apertamente di sodomia. La recente scoperta di due “imbarazzanti” epigrammi latini nella Biblioteca Marciana di Venezia sembra confermare quest’ultima ipotesi: in essi, infatti, Pomponio esalta la bellezza del “tenero culo”, a cui si tributano perennemente ricchezze ed onori. Ma il testo è sostanzialmente ambiguo, e potrebbe essere solo un indovinello letterario con risposta paradossale. Ad ogni modo, la comunità gay italiana ha già adottato ufficialmente il Leto tra i propri numi tutelari, anche se persistono ancora molti dubbi sul suo reale orientamento affettivo.

Meno oscura è invece la vicenda dell’Accademia Romana, probabile causa della sfortuna politica e sociale del celebre umanista. Pomponio aveva infatti studiato letteratura classica in compagnia di Lorenzo Valla, che nutriva una profonda avversione nei confronti del Cristianesimo, responsabile ai suoi occhi della fine della civiltà antica. Influenzato dal fervore dell’amico, piu’ tardi demistificatore ufficiale del Constitutum Constantini, il Leto sviluppo’ un’immagine estremamente romantica del mondo pagano, visto come un autentico ricettacolo di saggezza e virtu’.

Nel 1457 il giovane latinista divenne professore di retorica all’Università di Roma, dove inizio’ ad esprimere queste particolari convinzioni filosofico-religiose nei lunghi commenti ai testi originali del proprio corso, spesso editati in forma illegale. Tali manifesti eterodossi gli valsero l’amicizia di Filippo Buonaccorsi (1437-1496) e di Niccolo’ Lelio Cosmico (1420-1500), entrambi pregevoli umanisti in odore di sodomia. Il Buonaccorsi, ad esempio, era l’amante del giovane Antonio Lepido, scolaro di Pomponio, e intreccio’ piu’ tardi una relazione con Lucio Fazini, futuro vescovo di Segni. I suoi epigrammi amorosi sono molto espliciti in materia sessuale, mentre quelli del Cosmico potrebbero essere pure divagazioni sul tema, piuttosto popolare nella poesia dell’epoca.

Ad ogni modo, l’allegro terzetto comincio’ a riunirsi abitualmente nell’abitazione del Leto sul Quirinale, dibattendo spesso di problemi filosofici e letterari. Il 1466 presento’ una svolta drammatica per questa innocua routine: in quell’anno, infatti, papa Paolo II rinnovo’ la propria cancelleria, rimuovendo moltissimi funzionari non allineati alla sua rigida politica anti-nepotistica. Questa “purga” scateno’ l’indignazione dell’intera comunità letteraria romana, usa a spartirsi le cariche pontificie con eccessiva disinvoltura; come rappresaglia simbolica, Pomponio e Buonaccorsi espansero il loro cenacolo privato nell’Accademia Romana, istituzione culturale devota alla restaurazione della classicità. Il termine “restaurazione” non era affatto casuale, perchè i membri dell’Accademia professavano in segreto il paganesimo, conducendo un’esistenza dissoluta e celebrando riti propiziatori in occasione delle antiche festività latine. Pomponio fu eletto pontefice massimo della nuova associazione.

Provocazione o progetto eversivo? Difficile dirlo, anche perchè rimangono poche tracce delle attività “riservate” dell’Accademia. Si sa pero’ che tra i suoi membri vi era il poeta Bartolomeo Sacchi detto Platina (1421-1481), vecchio nemico politico di Paolo II. Nel 1467 quest’ultimo organizzo’ una congiura contro il papa, coinvolgendo numerosi membri dell’associazione; ma il complotto falli’ e la polizia romana arresto’ quasi tutti i suoi partecipanti, sottoponendoli a processi sommari e indicibili torture. Solo il Buonaccorsi riusci’ a fuggire, ma la pubblica scoperta della sua omosessualità - testimoniata dai molti carteggi privati sequestrati - gli impedi’ di rimettere piede a Roma per il resto della vita. Si rifugio’ a Cracovia, ospite della dinastia degli Jagelloni, dove contribui’ allo splendore del Rinascimento polacco.

Nel frattempo Pomponio si trovava a Venezia, con l’intenzione di raggiungere l’Oriente per studiarvi il greco e l’arabo. In attesa della partenza, dava lezioni ad alcuni giovani rampolli dell’aristocrazia locale, che pero’ lo accusarono presto di “moleste attenzioni” nei loro confronti. Il Consiglio dei Dieci credette a tali accuse ed imprigiono’ il Leto con la pesantissima accusa di sodomia: rischiava la pena capitale.

Ma lo scoppio dello scandalo romano lo salvo’ dalle grinfie del boia. Pomponio venne infatti estradato nella città papale come sospettato del complotto antipapale, ma qui riusci’ a provare la propria innocenza, venendo assolto in tribunale. Passo’ comunque circa un anno nelle segrete di Castel Sant’Angelo, soffrendo parecchie scomodità. Cosi’, una volta uscito dal carcere, decise di prender moglie e di darsi ad una vita tranquilla, fatta di lezioni all’Università e di normali serate casalinghe. I tempi delle folgorazioni paganeggianti erano decisamente terminati.

Nella primavera 1468 Paolo II aboli’ ufficialmente l’Accademia Romana con l’accusa di cospirazione contro lo stato. Tuttavia, dopo la sua morte, Pomponio rifondo’ l’associazione, grazie al supporto del nuovo pontefice Paolo III (1468-1549), suo vecchio allievo. Essa pero’ divenne una regolare scuola di studi umanistici, devota unicamente alla letteratura classica. Probabilmente alcuni culti misterici vennero ancora praticati dai membri nelle catacombe romane, ma l’istituzione mantenne complessivamente un basso profilo, ampliando la diffusione del latino nelle scuole della Città Eterna. Pomponio mori’ serenamente nel 1498; del curioso destino della sua tomba si è già detto in precedenza.

Pur non essendo un geniale filologo come il Valla, autore di studi capitali sulla cultura classica, il Leto svolse un ruolo importante nella generale diffusione dell’Umanesimo in Italia, sviluppando una pedagogia adeguata per lo studio delle discipline classiche nelle istituzioni universitarie. I suoi commenti alle opere di Virgilio sono infatti parecchio interessanti, e rivelano un intelletto vivace e una discreta sensibilità critica. Manca pero’ il rigore di uno studio particolareggiato, capace di dare lustro al letterato calabrese. Anche i suoi epigrammi amorosi sono poco originali, basati principalmente sulla mera imitazione di modelli antichi.

Alla fine il suo contributo maggiore al Rinascimento nostrano resta la fondazione dell’Accademia Romana, che diede il via alla nascita di altre istituzioni culturali in tutta la penisola italiana. Nella sola Roma, sorsero oltre dieci scuole superiori di musica, teatro e filosofia nell’arco di quarant’anni. All’inizio del XVII secolo la stessa Accademia del Leto fu resa pubblica, sul modello dell’Academie Francaise promossa dal cardinale Richelieu (1585-1642).

Era il trionfo postumo del piu’ ambiguo, trasgressivo e brillante precettore del Quattrocento italiano.

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