Questo sito contribuisce alla audience di

Alfonso de Castro, padre del diritto penale moderno

Poco conosciuto al di fuori dei confini spagnoli, Alfonso de Castro (1495-1558) ha avuto un ruolo centrale nella nascita del diritto penale moderno, rielaborando il concetto di pena alla luce della complessa cultura giuridica rinascimentale. La sua fama resta pero' contestata, soprattutto a causa del suo pesante coinvolgimento nella repressione del movimento protestante alla metà del XVI secolo.

Nel 1534 Alfonso de Castro pubblico’ a Parigi una colossale enciclopedia alfabetica delle eresie cristiane, descrivendo oltre 400 forme di grave offesa della religione cattolica in Europa. Il trattato era probabilmente una sorta di “manuale Cencelli” per la locale Inquisizione, impegnata nella lotta contro la crescente diffusione del Calvinismo in terra francese; tuttavia esso dimostrava chiaramente l’ossessione integralista del suo autore, coinvolto in una personale crociata a difesa della “vera fede” romana. Castro divenne infatti cosi’ assorto nella lotta al movimento protestante da meritarsi il poco invidiabile appellativo di “flagello degli eretici”, affibiatogli dopo la pubblicazione di un nuovo trattato antiluterano dedicato all’imperatore Carlo V nel 1547.

Questo fanatismo religioso ha quindi reso impresentabile il personaggio agli occhi del pubblico moderno, relegandolo alle buie segrete dell’oscurantismo e della superstizione clericali. Non a caso il nome di Castro dice poco o nulla al di fuori dei confini spagnoli, nonostante la sua diretta partecipazione alla grande scuola filosofica di Salamanca, guidata dagli amici Luis de Carvajal e Francisco de Vitoria. Fatto non soprendente visto che questi ultimi scrissero opere importanti in ambito teologico, influenzando addirittura giuristi come Ugo Grozio, mentre il povero Alfonso passo’ diversi anni della sua vita a commentare il Malleus Maleficarum, perdendosi letteralmente nel delirio anti-stregonesco della peggior cultura ecclesiastica controriformista.

Tuttavia il giudizio popolare nei confronti di Castro è forse troppo severo, e non tiene bene conto del contesto sociale e psicologico del personaggio. Originario di Zamora, capitale romanica delle aride pianure castigliane, Alfonso crebbe infatti in un ambiente profondamente imbevuto della tradizionale religiosità spagnola, assorbendone tanto la genuina vitalità che il cieco conservatorismo dogmatico. A soli 15 anni il ragazzo entro’ nell’ordine francescano, deciso a dedicare a Dio il resto della sua vita; trasferitosi poi nel convento di Alcala, condusse ampi studi di carattere giuridico e filosofico presso la locale università, approfondendo soprattutto il pensiero di San Tommaso d’Aquino e della scolastica medievale. Divenuto professore nel prestigioso ateneo di Salamanca, cuore intellettuale della Spagna asburgica, Castro rielaboro’ costantemente tali concezioni classiche della dottrina cattolica, adattandole alla sensibilità umanistica dei tempi nuovi.

Il risultato dei suoi sforzi furono una serie di brillanti trattati legali dedicati al tema della pena, rivisto alla luce dei principali sviluppi della scienza giuridica rinascimentale. Collegando la nozione cristiana di colpa con i canoni naturalistici dell’antico diritto romano, Castro impresse infatti una svolta radicale alla giustizia criminale dell’epoca, facendo coincidere in modo piu’ equilibrato la pena comminata con la natura del delitto commesso. Si tratto’ di un notevole passo’ avanti nella definizione della scienza penale moderna, e le idee del ruvido frate - espresse soprattutto nel De potestate legis poenalis (1550) - ebbero molta influenza sui giuristi spagnoli del XVII secolo, preparando la strada all’avvento dell’odierna legislazione criminale secolare.

Sfortunatamente esse ebbero anche un ruolo pesantissimo nella brutale persecuzione di riformatori protestanti e liberi pensatori, fornendo le basi giuridiche per il sanguinoso lavoro della Santa Inquisizione nei primi anni della Controriforma. E lo stesso Castro fu responsabile di tale tragedia, partecipando con zelo morboso alla soppressione degli eretici in tutta Europa: inviato speciale di Carlo V e di Filippo II, collaboro’ alla reinterpretazione restrittiva del diritto canonico al Concilio di Trento, difendendo pure con successo gli interessi imperialistici spagnoli nella penisola italiana. Per questi servigi, Filippo II lo nomino’ arcivescovo di Santiago di Compostela, ma Castro rifiuto’ tale onore, spendendo gli ultimi anni della sua vita come semplice predicatore nelle Fiandre meridionali. Mori’ a Bruxelles nel febbraio 1558.

Aldilà del fanatismo religioso, Alfonso de Castro svolse dunque un ruolo di primo piano nel rinnovamento culturale europeo del Rinascimento, modernizzando l’arcaica giurisprudenza medievale secondo linee maggiormente eque e razionali. E la Spagna continua giustamente a celebrare tale risultato, indicando il francescano di Zamora come padre e fondatore del proprio diritto penale. Forse la migliore definizione di Castro in assoluto, anche se il passato di feroce inquisitore continua a gettare lunghe ombre sulla sua pacata attività di legislatore accademico.

Le categorie della guida

Ultimi interventi

Vedi tutti