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Amatus Lusitanus e il mistero della circolazione sanguigna

Originario del Portogallo, il talentuoso medico Amatus Lusitanus (1511-1568) dovette presto abbandonare la penisola iberica a causa delle persecuzioni anti-giudaiche della Santa Inquisizione. Nonostante l'infelice condizione di esule, pero', riusci' comunque a lasciare una traccia significativa negli studi scientifici dell'età rinascimentale, scoprendo i meccanismi segreti della circolazione sanguigna.


Negli annali della scienza medica la scoperta dei meccanismi della circolazione sanguigna resta ancora oggetto di dibattito storico: alcuni studiosi infatti la attribuiscono a figure leggendarie come Erofilo (335-280 a.C.) o Galeno di Pergamo (129-21o d.C.), mentre altri riconducono tale importante progresso scientifico alle ricerche del medico inglese William Harvey, vissuto alla corte degli Suart nella prima metà del Seicento. E’ indubbio, comunque, che il mistero naturale del sangue affascino’ intere generazioni di chirurghi e anatomisti, dall’antichità all’Illuminismo, costruendo una catena ininterrotta di sapere scientifico continuamente affinata e migliorata nel corso del tempo.

Le prime rudimentali osservazioni di Erofilo furono infatti riprese prima da Galeno e poi dal medico arabo Ibn al-Nafis, subendo ulteriori trasformazioni da parte di studiosi rinascimentali come Michele Serveto e Matteo Realdo Colombo, autentici padri teorici delle definitive elaborazioni sistematiche di Harvey e compagni. Tuttavia il maggior contributo ad una precisa descrizione della circolazione sanguigna umana venne da un oscuro medico portoghese del XVI secolo, costretto a vagabondare da un capo all’altro dell’Europa per via delle sue scomode origini ebraiche. Di lui non conosciamo il vero nome, ma solo il curioso soprannome affibiatogli da pazienti e colleghi di ogni paese: Amatus Lusitanus, forse duplice onore al suo temperamento generoso e alla sua particolare provenienza geografica.

Nato a Castelo Branco, tra le verdi colline del Portogallo centrale, Amatus era infatti figlio di un ricco mercante ebreo della regione, che aveva cresciuto i membri della sua famiglia secondo i dettami della propria fede originale, in totale spregio delle misure coercitive delle monarchie locali a favore della religione cattolica. Questo attaccamento alla tradizione costo’ quindi caro al giovane medico, laureatosi con tutti gli onori nel cattolicissimo ateneo di Salamanca: perseguitato dall’Inquisizione, egli dovette abbandonare per sempre la penisola iberica, trovando rifugio in paesi piu’ tolleranti come l’Italia e le Fiandre. Dopo un breve soggiorno ad Anversa, Amatus raggiunse Ferrara, dove collaboro’ alle attività didattico-scientifiche del celebre anatomista Giambattista Canano, intrecciando al contempo importanti legami intellettuali e affettivi con la ricca comunità ebraica di Venezia.

Apprezzato da studenti provenienti da ogni angolo d’Europa, Amatus ricevette un invito formale del re di Polonia a diventare medico della sua corte, ma rifiuto’ per un incarico piu’ sicuro nella città di Ancona, famosa all’epoca per la sua sostanziale apertura nei confronti di ebrei e musulmani. Qui il brillante scienziato continuo’ i suoi studi sulla circolazione sanguigna, concentrando la propria attenzione sulle particolarità di vene e capillari; nel frattempo esercito’ con successo la professione medica, curando addirittura la sorella di papa Giulio III. Tuttavia questa situazione idilliaca non duro’ a lungo: nel 1555 l’ascesa al soglio pontificio dell’intransigente Paolo IV lo costrinse ad abbandonare frettolosamente l’Italia, perdendo buona parte della sua ricca biblioteca scientifica.

Ricevuto un invito formale dalla Repubblica di Ragusa, principato indipendente alleato dell’Impero Ottomano, Lusitanus si trasferi’ quindi in Dalmazia, dove strinse amicizia con alcune importanti personalità culturali del luogo, come il poeta Sabo Bobaljevic e il drammaturgo Marin Drzic. Ma poi, probabilmente per ragioni religiose, preferi’ stabilirsi definitivamente in territorio turco, dove poteva professare liberamente la propria fede ebraica. Mori’ a Salonicco nel 1568.

Nonostante le continue peregrinazioni in giro per l’Europa, Amatus conservo’ una coerenza teorica straordinaria, racchiusa nelle sue numerose pubblicazioni scientifiche. Nel 1547, ad esempio, raccolse i risultati dei suoi esperimenti ferraresi in una serie di celebri Centuriae, che descrivevano una struttura della circolazione sanguigna piu’ complessa di quella prospettata dai contemporanei. Lusitanus aveva infatti scoperto - tramite dissezione di cadaveri - l’esistenza di una vasta rete di valvole venose che accelerava lo scorrere del sangue nell’organismo, dimezzando i tempi abitualmente attribuiti al cuore per il pompaggio generale del flusso sanguigno. Inoltre, i suoi studi dimostrarono la relativa marginalità della vena cava nell’intero processo, proprio in virtu’ delle valvole minori ad essa connesse.

Queste considerazioni furono piu’ tardi sintetizzate in una corposa opera in sette volumi (Curationum Medicinalium Centuriae Septem), pubblicata per la prima volta a Firenze nel 1551. Tale piccola enciclopedia fu la base dei successivi studi di William Harvey, portando alla definitiva scoperta dei meccanismi della circolazione sanguigna; tuttavia essa ebbe inizialmente una diffusione molto limitata anche a causa della fede ebraica del suo autore. Non a caso la scoperta delle valvole venose venne erroneamente attribuita al Canano, mentre ancora quarant’anni dopo la morte di Amatus vi erano anatomisti che sostenevano una concezione arcaica del sistema cardiocircolatorio umano.

Solo oggi si rendono i doverosi omaggi al geniale medico portoghese. Ma purtroppo buona parte del suo archivio personale è andato perduto nel corso del tempo, incluso un interessante commentario al pensiero filosofico di Avicenna, autentico nume tutelare di questo impareggiabile scienziato vagabondo.

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