Questo sito contribuisce alla audience di

Carlo Crivelli, ultimo pittore gotico italiano

Ignorato volutamente dagli scritti del Vasari, Carlo Crivelli (1435-1495) rappresenta una curiosa "nota stonata" nel coro classicheggiante della pittura rinascimentale italiana: stile e tecnica delle sue opere richiamano infatti le potenti suggestioni mistiche del gotico europeo, filtrate pero' attraverso una sensibilità visiva tipicamente mediterranea. Breve ritratto di un artista bizzarro e inconsueto, aldilà di ogni schema interpretativo convenzionale.

Le prime notizie che abbiamo su Carlo Crivelli sono contenute in un brogliaccio giudiziario del 1457, conservato nell’archivio cittadino di Padova: in esso il giovane artista veneziano è accusato di adulterio con Tarsia Cortese, moglie di un marinaio locale, e condannato a circa sei mesi di carcere duro. Non è una bella carta da visita, ma l’osservatore superficiale sbaglierebbe a liquidare Crivelli come il solito pittore debosciato e attaccabrighe, sprovvisto di professionalità e buone maniere.

Perchè l’allievo piu’ brillante del grande Francesco Squarcione rappresenta un’autentica eccezione nel panorama artistico italiano del secondo Quattrocento: in aperta controtendenza rispetto agli splendori della classicità fiorentina, Crivelli conservo’ infatti uno stile criptico e medievaleggiante, fatto di luminosità esasperate ed ombreggiature seducenti. Le sue tavole trasmettono quindi sensazioni uniche, particolari, e testimoniano gli ultimi lampi della tradizione gotica in Italia, mai fortunata nelle contrade eccessivamente assolate del nostro paese.

E in effetti le opere di Crivelli - purtroppo scomposte in musei e collezioni private di mezzo mondo - mostrano un amore per il dettaglio e una raffinatezza ornamentale degni dei migliori esponenti della scuola fiamminga, come Rogier van der Weyden e Jan van Eyck. L’artista italiano sembra pero’ avere una maggiore sensibilità spirituale rispetto ai suoi colleghi nordici, concentrando i propri sforzi esclusivamente su soggetti di carattere religioso (Madonne con bambino, Crocifissioni, Pietà, martirio dei Santi). Cio’ puo’ essere benissimo frutto delle circostanze, perchè i principali committenti di Crivelli erano membri dell’ordine domenicano e francescano, che richiedevano maestosi polittici per i loro conventi o le loro chiese private. Tuttavia c’è una tale continuità di ispirazione e di espressività da far pensare che le immagini religiose avessero un significato particolare per l’artista veneto, forse dovuto alle sue vicissitudini personali.

Nato a Venezia, membro di una famiglia di grande tradizione artistica (anche il fratello Vittorio fu pittore di discreto successo), Carlo non riusci’ mai a raggiungere la popolarità che si aspettava, anche per via dell’alto livello competitivo dei numerosi colleghi locali. Pur avendo frequentato la prestigiosa scuola dei Vivarini, dunque, egli dovette presto cercare lavoro in altre città italiane, perdendo ogni contatto con uno dei principali palcoscenici del nostro Rinascimento. Dopo la sfortunata esperienza padovana, finita come già detto nelle carceri locali, Crivelli emigro’ in Dalmazia, al seguito del maestro Squarcione, ma anche li’ trovo’ poco lavoro e molti guai. Rientrato in Italia, si stabili’ quindi prima ad Ancona e poi vicino Ascoli Piceno, lavorando generalmente per committenze religiose. Tuttavia il trasferimento non gli porto’ alcuna fortuna, condannandolo allo stesso oblio del collega Lorenzo Lotto.

Eppure Crivelli fu apprezzatissimo dai suoi patroni, che gli affidarono una quantità incalcolabile di immagini votive e ritratti agiografici da realizzare: tutti lavori che l’artista esegui’ con grandissima professionalità, lasciando sempre intravedere un tocco unico ed inimitabile. Le sue raffigurazioni di dolore ed estasi godono infatti di un realismo impressionante, capace addirittura di turbare lo spettatore occasionale con la loro morbosa precisione. Ma anche i colori a tempera (piuttosto rari per quell’epoca) sono di una chiarezza straordinaria, e testimoniano l’originalità assoluta di un pittore realmente anticonformista, abilissimo nel riutilizzare la tradizione medievale per i gusti di un pubblico piu’ elegante e raffinato. E forse è proprio questa vena di inarrestabile personalità ad avere dato cosi’ tanto fastidio al Vasari, che a Crivelli non dedico’ neppure una riga dei propri scritti storici. Troppo “grottesco” per la sensibilità austera del critico fiorentino, innamorato solo della rigida arte neoclassica della sua città natale.

Oggi il maggior numero delle opere crivelliane si trova in Gran Bretagna, specialmente alla National Gallery di Londra. Non si tratta di un caso, perchè questo sfortunato artista venne riscoperto proprio dal movimento dei Preraffaelliti, che lo considerarono un modello inimitabile di gusto ed originalità. Il successivo tramonto dell’eccentrico movimento inglese riporto’ Crivelli nell’oblio, ma negli ultimi decenni si è riacceso un discreto interesse nei suoi confronti, segnato anche da mostre ufficiali e monografie specialistiche. Chissà che gli studiosi non riescano finalmente a far luce sulla sua turbolenta vita personale, ancora avvolta dal mistero…Una piccola curiosità conclusiva: Crivelli era vegetariano, come Leonardo da Vinci, e questo potrebbe essere uno dei fattori segreti dietro la sua geniale eccezionalità.

Le categorie della guida

Ultimi interventi

Vedi tutti