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Le 900 tesi "eretiche" di Pico della Mirandola

Un thriller esoterico riporta all'attenzione del grande pubblico le tesi scandalose di Pico della Mirandola, autentico genio filosofico del Rinascimento italiano. Tesi che potrebbero avere segnato anzitempo la fine del loro autore, forse su iniziativa di papa Alessandro VI o della potente dinastia medicea.

E’ appena uscito in libreria “999 L’Ultimo Custode” di Carlo Martigli, thriller storico ambientato tra i fasti culturali della Firenze rinascimentale e i pericolosi intrighi politici dell’Europa alla vigilia della seconda guerra mondiale. Ad unire come filo rosso due epoche cosi’ lontane nel tempo sono le 900 tesi religiose pubblicate da Pico della Mirandola nel 1486, con grave scandalo della Chiesa: Martigli immagina che esistano altri scritti nascosti del grande filosofo modenese, che rivelerebbero l’origine stessa della vita sulla Terra. Tali documenti fanno gola ad Adolf Hitler, deciso a diventare un’autentica divinità per il popolo tedesco, e la storia è tutta giocata sulla lotta per il controllo di questa sapienza “proibita”. Non è questa la sede per discutere il merito letterario del lavoro di Martigli, chiaramente ispirato al recente filone esoterico del Codice Da Vinci; tuttavia il suo è un libro importante, perchè riporta al centro dell’attenzione uno maggiori geni del Rinascimento italiano, visto negli aspetti piu’ segreti e turbolenti della sua brillante carriera intellettuale.

Pico infatti non era nuovo ad iniziative scandalose per i rigidi canoni morali della sua epoca: nel 1486, durante un breve viaggio ad Arezzo, rimase coinvolto in una tresca amorosa con la cugina di Lorenzo de’ Medici, suo amico e mecenate artistico; scoperto dal marito della donna, il giovane umanista venne selvaggiamente picchiato e sbattuto in carcere con la pesante accusa di “incitamento all’adulterio”. Lorenzo lo salvo’ da ben piu’ gravi conseguenze, ma da allora in poi l’immagine di Pico rimase seriamente compromessa agli occhi del mondo accademico e religioso, da sempre diffidenti nei confronti dell’allievo prediletto di Marsilio Ficino.

Eppure il Mirandola aveva sviluppato un pensiero assai diverso da quello dell’Accademia fiorentina, ancora profondamente intriso di neoplatonismo. Pico infatti considerava con maggiore attenzione le teorie di Aristotele, comparandole regolarmente con la tradizione esoterica di Ermete Trimegisto e con le intuizioni mistiche della Kabbalah ebraica: spirito sostanzialmente eclettico, egli cercava sempre una sintesi tra posizioni filosofiche differenti, prestando attenzione alle loro analogie piu’ segrete. Era una posizione molto vicina alla vecchia scolastica medievale, segnata dalle grandi costruzioni ermeneutiche di Alberto Magno, Avicenna e Averroè, fondate spesso su concetti originali del pensiero classico distorti pero’ da pregiudizi culturali o cattive traduzioni linguistiche.

Non a caso, Pico polemizzo’ ferocemente con altri umanisti della sua epoca, come Ermolao Barbaro, per la loro eccessiva attenzione filologica ai testi antichi: per lui contava di piu’ il loro significato esoterico che l’esattezza letterale delle loro parole. Poco importa che tale inconveniente portasse spesso a travisare la “grande sapienza tradizionale” dei maestri greci, egizi o romani; la prorompente fantasia del Mirandola riempiva i buchi delle opere originali, dando vita ad un bizzarro sincretismo formale non privo di qualche solidità teorica di fondo.

E fu proprio questa eccessiva tendenza alla concordia filosofica a spingere Pico nella pericolosa avventura delle 900 tesi. Ritiratosi a Perugia dopo lo scandalo aretino, egli infatti appronfondi’ la propria conoscenza del pensiero classico greco ed orientale, sviluppando un enorme sistema teoretico paragonabile solo a quello della Summa Theologica di San Tommaso d’Aquino, parte integrante della dottrina ufficiale cattolica da almeno due secoli. In esso Pico rigettava la nozione agostiniana di “peccato originale”, sostenendo la naturale propensione mistica dell’uomo, destinata a mutare sempre la realtà delle cose terrene; inoltre, sollecitava la riunione delle tre grandi religioni monoteiste dell’epoca (Ebraismo, Cristianesimo, Islam) sotto un’unica dottrina teologico-spirituale, modellata in base alle intuizioni profonde dell’intelletto umano.

Articolato in centinaia di corpose conclusioni, inframmezzate da costanti riferimenti alle dottrine filosofiche di Platone e Aristotele, l’ambizioso disegno di Pico terminava con un invito formale alla discussione accademica delle sue tesi, magari tramite un immenso conclave di studiosi ebrei, cristiani e musulmani provenienti da ogni angolo del globo. Inutile dire che la risposta a tale pretesa argomentativa fu assolutamente negativa: appena uscite in versione cartacea, nel febbraio 1487, le 900 tesi furono subito messe al bando da papa Innocenzo VIII, che istitui’ una commissione teologica per valutare la loro relativa ortodossia ai dogmi della Chiesa romana. La condanna di tali “esperti” fu prevedibile e inappellabile, lasciando il povero Pico alle mercè delle autorità ecclesiatiche: arrestato in Francia nel 1488, egli venne imprigionato per diverso tempo nella fortezza di Vincennes, ottenendo la libertà solo grazie ad un intervento diretto dei Medici presso la corte transalpina.

Rientrato a Firenze, Pico scrisse diversi pamphlet in difesa delle sue teorie, ma fu costretto a ritirarli dalla circolazione per non irritare ulteriormente il papa, già propenso a bollare ufficialmente l’impertinente filosofo modenese come “eretico”. Chiuso nella sua villa di Fiesole, il Mirandola attraverso’ quindi un periodo di profonda depressione, che lo avvicino’ alle frange piu’ estreme dell’ortodossia cattolica. Nel 1492, dismessi i panni del filosofo eclettico, Pico si uni’ infatti al movimento popolare del Savonarola, bruciando la sua preziosa biblioteca esoterica e donando ogni suo bene ai poveri. Si tratto’ di una vera conversione o di un semplice trucco per aggirare l’ostilità censoria del mondo ecclesiatico? Non lo sapremo mai, perchè il geniale pensatore mori’ due anni dopo, nel bel mezzo della crisi politico-culturale provocata dalla campagna militare di Carlo VIII in Italia. Una recente ricerca dell’Università di Bologna ha confermato gli antichi sospetti di avvelenamento, ma resta il dubbio sui reali mandanti dell’operazione, attribuita ora alla curia pontificia ora alla famiglia Medici, forse irritata per la partecipazione del Mirandola alla rivoluzione savonaroliana. Di certo le 900 tesi avevano procurato a Pico parecchi nemici, e l’umanista emiliano pago’ a carissimo prezzo la propria libertà di pensiero.

Con la morte del Mirandola si chiuse dunque la fase piu’ vivace ed eclettica della cultura rinascimentale. Presto il confronto serrato tra cattolici e protestanti avrebbe impedito qualsiasi speculazione filosofica relativa alla religione, imprigionando l’argomento nelle pesanti gabbie concettuali delle contrapposte scuole teologiche. Tuttavia il tentativo utopistico di Pico avrebbe ispirato la riflessione metafisica di Bernardino Telesio, Tommaso Campanella e Giordano Bruno, aprendo nuovi orizzonti al perenne dibattito sul significato ultimo dell’esistenza umana.

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