E’ destino che le piu’ brillanti personalità artistiche della storia soffrano sempre un certo periodo di oscurità, specie se hanno esercitato la propria attività lontano dai maggiori centri culturali della loro epoca. Anche il pittore maggiormente dotato viene sottovalutato dai critici per aver realizzato le sue opere in provincia, magari in località estranee ai soliti circuiti artistico-commerciali; tale scelta sembra infatti sottolineare la scarsa originalità del soggetto, fuggito in campagna per evitare la concorrenza di colleghi piu’ abili e qualificati.
Questo grossolano pregiudizio ha condannato in passato parecchi artisti ad un immeritato oblio, consentendone la riscoperta solo in tempi estremamente recenti. Ad esempio, il caso di Lorenzo Lotto (1480-1556) è clamoroso: letteralmente ignorato per oltre tre secoli, egli ha conosciuto una prima rivalutazione da parte dello storico americano Bernard Berenson alla fine del XIX secolo, ma ci sono voluti altri cento anni prima di avere una mostra completa delle sue opere alla National Gallery of Art di Washington, intitolata significativamente “Lorenzo Lotto: Rediscovered Master of the Renaissance”. Il motivo di tanta sfortuna critica del Lotto risiede chiaramente nell’aver esercitato il suo lavoro in zone lontanissime dagli splendori dell’epoca rinascimentale, come il Trevigiano e le città minori delle Marche, venendo sempre oscurato dall’attività di colleghi piu’ eposti al favore generale di pubblico e critica.
Eppure Lotto è pittore pregevolissimo, capace di anticipare con originalità lo stile sofisticato del Manierismo tardocinquecentesco. Nato a Venezia intorno al 1480, egli assorbi’ infatti perfettamente l’elegante classicismo di Giorgione e Giovanni Bellini, rielaborandolo in forme vibranti e melodrammatiche. Lasciata la città lagunare nel 1503, probabilmente a causa dell’eccessivo affollamento della scena artistica locale, Lotto raggiunse Treviso, dove riusci’ a guadagnarsi la fiducia del vescovo Benardino de’ Rossi: per quest’ultimo realizzo’ infatti la splendida Allegoria del Vizio e della Virtu’, oggi conservata alla National Gallery of Art di Washington, dove il naturalismo giorgionesco iniziava ad assumere tratti apertamente metafisici e simbolici. L’opera dovette avere certo un discreto successo, perchè il Rossi incarico’ successivamente il pittore veneziano di alcune raffinate pale d’altare per le chiese di Asolo e Tiverone, ancora oggi visibili nei rispettivi edifici di appartenenza.
Nonostante i forti legami con la curia trevigiana, Lotto era personalità assai inquieta, e nel 1508 lascio’ il Veneto per Recanati, nelle Marche, dove dipinse un eccellente polittico tradizionale per la chiesa di San Domenico, di cui purtroppo sono sopravvissute solo le prime due parti. Trasferitosi poi nei dintorni di Loreto, Lotto entro’ in contatto con Bramante, che gli offri’ una posizione non ufficiale alla corte pontificia. Purtroppo nessuna opera di tale periodo è arrivata intatta ai giorni nostri, cancellando ogni traccia lasciata dal pittore veneto nella Città Eterna. La cosa pero’ non potrebbe essere un gran male, perchè pare che Lotto avesse sacrificato la sua originale freschezza interpretativa per una mera imitazione dello stile raffaellesco allora predominante nell’ambiente artistico romano.
Comunque sia, rientrato nelle Marche intorno al 1511, il pittore veneto realizzo’ ancora alcuni affreschi di carattere sacro per la zona di Jesi e Recanati, raggiungendo poi il Bergamasco per esplicito interesse della ricca aristocrazia locale. Qui egli si ispiro’ direttamente al realismo psicologico di Antonello da Messina, realizzando numerosi ritratti individuali carichi di genuina emotività. Nel 1513 esegui’ poi una spettacolare pala d’altare per la chiesa di Santo Stefano a Bergamo, su incarico del conte Alessandro Martinengo, nipote del grande condottiero Bartolomeo Colleoni: terminata nel 1516, l’opera era una sintesi perfetta degli stili differenti di Bramante e Giorgione, assumendo chiaramente l’aspetto di omaggio formale nei confronti dei principali maestri del Lotto.
Ma anche Bergamo era troppo stretta per l’animo irrequieto del geniale Lorenzo, e nel 1525 questi si trasferi’ nuovamente a Venezia, dove pero’ un conflitto inaspettato con l’ordine domenicano lo costrinse ad un’attività di basso profilo. Fondata una piccola bottega artigiana nelle calli veneziane, egli dipinse molte tele per chiese bergamasche e marchigiane, realizzando anche un meraviglioso ritratto di San Nicola di Bari per la basilica di Santa Maria dei Carmini nella città lagunare. In questo periodo la sua popolarità aumento’ enormemente, portandogli nuove commissioni soprattutto in ambito privato: le piu’ famose restano l’eccellente Ritratto di Giovane Uomo (1526), oggi conservato alla Gemäldegalerie di Berlino, e il ritratto di Andrea Odori (1527), parte della collezione reale inglese di Hampton Court. Entrambi i dipinti ebbero una notevole influenza sul giovane Tiziano, modellando la grazia cromatica e la raffinatezza formale delle sue opere successive.
Nel 1532 Lotto lascio’ Venezia per Treviso, muovendosi poi di città in città alla ricerca di patroni e incarichi ufficiali. Dopo oltre quindici anni di peregrinazioni tra Marche e Veneto, spesso infruttuose, si stabili’ definitivamente ad Ancona, dove si avvicino’ alla vita religiosa: forse pressato anche da difficoltà di carattere economico, entro’ in stretto contatto con i monaci del Santuario di Loreto, decorando i loro edifici con pregevoli affreschi dedicati alla giovinezza di Cristo. Mori’ nel 1556 e fu sepolto in abito domenicano, come originariamente previsto dalle sue disposizioni testamentarie.
Lotto lascio’ parecchie lettere e un ricco archivio di carte personali, conservando molti dettagli sulla propria vita artistica e finanziaria. Sfortunamente questi documenti furono ignorati dagli storici dell’arte, condannando questo straordinario pittore all’oblio per quasi tre secoli. Ora pero’ questa cortina di silenzio è definitivamente rotta, e Lotto si sta finalmente godendo la giusta popolarità postuma di “maestro ritrovato del Rinascimento”. Anche se provinciale.

SimoneP








