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Attacco all'assolutismo regio

Pubblicata a Basilea nel 1579, le "Vindiciae contra Tyrannos" fu l'opera piu' significativa del pensiero politico tardorinascimentale, diventando addirittura testo classico dei rivoluzionari francesi del XVIII secolo. Essa infatti limitava l'autorità del potere regio secondo rigorosissimi principi filosofico-religiosi, invocando implicitamente il tirannicidio contro i sovrani inadempienti.



Negli anni successivi al massacro di San Bartolomeo, gli intellettuali protestanti francesi produssero una serie di importanti opere costituzionali, tentando di recuperare la prassi medievale del governo limitato contro l’assolutismo confessionale della monarchia dei Valois, responsabile delle efferate stragi dell’estate 1572. L’obiettivo di tale campagna pubblicistica non era solo quello di difendere la propria vita dal fanatismo religioso del duca di Guisa, ma anche di elaborare un sistema istituzionale equilibrato, capace di ricomporre le guerre civili che stavano portando il paese sull’orlo dell’anarchia. E la cosa sembrava tutt’altro che facile, vista la crescita abnorme del potere regio durante la prima metà del XVI secolo.

Nel tentativo di recuperare una forma di governo “democratica”, tendente a rispettare il naturale pluralismo della società, gli scrittori ugonotti proposero quindi due contrappesi all’autorità monarchica, entrambi di antica tradizione giuridica: i tribunali ordinari, che potevano non ratificare gli atti esecutivi contrati al diritto comune, e gli stati generali, dotati di una certa discrezionalità sulla legislazione regia. In particolare, quest’ultima soluzione fu calorosamente sostenuta dallo storico Francois Hotman nel celebre opuscolo Franco-Gallia, pubblicato a Parigi agli inizi del 1573: presentando una lunga e affascinante ricostruzione del regno francese durante il Medioevo, Hotman sottolineava l’eccezionalità delle attuali tendenze assolutistiche, ribadendo la costante legittimazione popolare dei sovrani precedenti avvenuta tramite la periodica riunione degli stati generali in parlamento nazionale. A dispetto delle sue qualità letterarie, pero’, il Franco-Gallia mostrava numerose forzature della tradizionale prassi politica francese, disegnando i contorni di una monarchia costituzionale mai esistita nella realtà. Inoltre gli stati generali mancavano delle potenzialità necessarie per arginare le pesanti rivendicazioni civili della casa reale, sostenute vigorosamente dai gesuiti e dalle maggiori personalità della gerarchia ecclesiastica romana.

Le crescenti difficoltà teoriche e l’intensificarsi della persecuzione cattolica spinsero dunque i filosofi protestanti a radicalizzare il proprio pensiero, rifiutando l’antica virtu’ cristiana dell’obbedienza passiva e proponendo chiaramente l’adozione di metodi estremi per difendere la fede riformata in terra francese. Questa singolare direzione politica, destinata ad avere enormi conseguenze in futuro, venne espressa in modo assai efficace nel trattato Vindiciae contra Tyrannos, apparso originariamente a Basilea nel 1579. Firmata da autore sconosciuto, protetto dal curioso pseudonimo di “Stefano Giunio Bruto”, l’opera ebbe un successo straordinario, diffondendosi rapidamente in ogni angolo dell’Europa occidentale. In Francia, nonostante la severa censura regia, le Vindiciae furono un autentico caso editoriale, e riuscirono a circolare piu’ o meno legalmente per oltre mezzo secolo, diventando punto di riferimento imprescindibile per tutti gli oppositori del confessionalismo dei Valois.

Ma che cosa conteneva questo libretto di cosi’ eccezionale? A prima vista, infatti, esso non faceva che rielaborare le principali concezioni politiche della tradizione calvinista, incluso il diritto di resistenza armato proposto dallo scozzese John Knox nel 1558. E tuttavia l’autore delle Vindiciae si discostava nettamente dai suoi predecessori, ricollegandosi invece alle dottrine conciliari trecentesche di Guglielmo d’Occam e Marsilio da Padova: come il papa, anche il re esisteva in funzione della sua comunità di appartenenza, e quest’ultima poteva tranquillamente deporlo se le sue azioni risultavano nocive al pubblico interesse. La comunità era infatti una versione mondana della chiesa divina, soggetta alle leggi inviolabili del Creatore; proprio per rispettare tale normativa soprannaturale, il popolo aveva fondato originariamente l’autorità statale, stringendo un formale patto di giustizia con il sovrano. Ma tale autorità sussisteva sino al momento in cui il re rispettava le sue promesse, servendo il popolo secondo le sagge indicazioni delle Sacre Scritture e della legge naturale. Quando il monarca tradiva la fiducia dei sudditi, autentici detentori del potere per volontà divina, questi ultimi avevano percio’ il pieno diritto di ribellarsi alla sua autorità, ristabilendo la purezza originale dei rapporti politici e religiosi.

Mischiando abilmente argomenti legali con ispirazioni bibliche, il misterioso “Bruto” affermava dunque la debolezza del re di fronte al popolo, strumento di Dio nel campo turbinoso della storia umana. La monarchia dipendeva interamente dalla legge, modificabile solo nei limiti permessi dalla volontà dei sudditi; ogni tentativo di aggirare tale condizione era un crimine di cui si doveva rendere ragione di fronte alla giustizia comune: il magistrato era infatti il custode naturale delle comunità, e disponeva dell’autorità necessaria per opporsi alle tentazioni dispotiche del re. Lo spirito delle Vindiciae era quindi aristocratico, non democratico, perchè fondava il diritto su un complesso corporativo, non su dei singoli individui, come nel successivo contrattualismo di Locke e Rousseau. Tuttavia esso riaffermava l’antico legame tra potere politico e bene morale della comunità, contrapponendo gli ideali collettivi del Medioevo all’individualismo sfrenato dell’età rinascimentale.

Veniva quindi posto un serio limite al centralismo autocratico dello stato cinquecentesco, ricollocando la questione della sovranità in ambito sostanzialmente popolare. E tale impostazione sarebbe stata ulteriormente sviluppata dai filosofi inglesi del secolo seguente, che la avrebbero depurata dei suoi elementi religiosi per darne un’interpretazione piu’ adatta alle nuove tendenze spirituali della società barocca. Si puo’ dunque ben dire che il piccolo testo delle Vindiciae rappresento’ un passo importante verso le moderne dottrine di libertà ed eguaglianza tipiche del nostro mondo contemporaneo.

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