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La teologia rivoluzionaria di John Wycliffe

Poche figure hanno lasciato un segno cosi' profondo nella storia del Cristianesimo come il teologo inglese John Wycliffe, artefice di un'autentica rivoluzione spirituale e sociale nell'Europa del tardo XIV secolo. Seppure temporaneamente sconfitta dall'ortodossia cattolica, la sua audace visione religiosa avrebbe infatti conservato un'influenza enorme sui movimenti di riforma interni alla Chiesa rinascimentale, preparando il terreno ai vari scismi protestanti del primo Cinquecento.



Riconosciuto unanimemente come il piu’ importante riformatore religioso prima di Lutero, John Wycliffe nacque intorno al 1320 nelle verdi campagne dello Yorkshire, dove condusse un’esistenza abbastanza ritirata, dedicandosi principalmente agli studi di filosofia sotto la guida di precettori privati. Verso il 1345, grazie alle cospicue finanze della sua famiglia, venne infine ammesso al prestigioso Balliol College di Oxford per diventare Maestro in Arti, ma il suo crescente interesse per le questioni interne alla Chiesa - dibattute all’epoca da grandi figure come Guglielmo d’Occam e Marsilio da Padova - lo spinse a completare i propri studi teologici, ottenendo pero’ un titolo accademico ufficiale solo nel 1372.

Nel frattempo Wycliffe entro’ in contatto con gli scritti di Gioacchino da Fiore (1130-1202) e del suo discepolo Ruggero Bacone (1214-1292), entrambi sostenitori di una Chiesa povera e rigorosamente fedele ai precetti piu’ puri della fede cristiana (umiltà, carità, fraternità). Ma anche la polemica di Occam contro le pretese teocratiche di Roma ebbe un notevole influsso sulla sua formazione, spingendolo a contestare nelle sue prime opere i numerosi benefici sociali ed economici garantiti dalla monarchia inglese al clero cattolico. Nel De dominio divino, ad esempio, Wycliffe affermo’ infatti la superiorità della legge civile su quella canonica, perchè necessaria a preservare l’uomo dai frutti avvelenati del peccato originale. Tale posizione riformista gli valse clamorosamente l’appoggio della corte inglese, decisa a porre un freno alle ingerenze pontificie nella politica interna del proprio regno.

Nel 1374, quindi, il discusso teologo venne inviato a Bruges per negoziare una nuova serie di benefici ecclesiastici con i rappresentanti di papa Gregorio XI, allora intento a reclamare l’indipendenza politica della Santa Sede dalla lunga “cattività avignonese”: l’intransigenza di Wycliffe, apertamente sostenuta dal duca di Lancaster, fece fallire i collloqui e diede un pretesto formale a re Edoardo III per interrompere l’erogazione di sussidi statali alla Chiesa, generando grave scandalo nel clero britannico. Protetto dall’autorità regia, pero’, Wycliffe continuo’ a sviluppare le sue teorie iconoclaste, ribadendo nel De civili dominio la subordinazione della gerarchia ecclasiastica nazionale al potere regale. Il trattato gli costo’ una convocazione in giudizio da parte dell’arcivescovo di Londra, letteralmente indignato per i suoi attacchi alla tradizione del magistero cattolico, ma l’inaspettato favore degli ordini mendicanti - decisi ad imprimere una svolta spiritualista ad una comunità cristiana troppo mondana - lo salvo’ temporaneamente da una condanna formale per eresia. Tuttavia, dopo ben cinque bolle papali in proposito, le scandalose opere del teologo oxoniense furono infine messe all’indice agli inizi del 1377, ripristinando in apparenza il vecchio ordine della curia romana.

Ma Wycliffe non aveva alcuna intenzione di arrendersi, e un anno dopo fondo’ addirittura un nuovo ordine religioso, volto a contrastare con la propria predicazione i tradizionali precetti del cattolicesimo medievale. Inoltre, nel trattato De ecclesia, radicalizzo’ la sua originale visione teologica, riportando le Sacre Scritture al centro della spiritualità cristiana e negando ogni funzione mediatrice del sacerdozio nel rapporto speciale tra Dio e la comunità dei fedeli. Agli occhi di Wycliffe, infatti, la Chiesa costantiniana non aveva piu’ alcun valore, e doveva essere abolita per fare posto ad una struttura piu’ semplice, composta prevalentemente da eletti che potevano officiare con grande libertà il sacro rito dell’Eucaristia. E tale cerimonia avrebbe avuto un mero valore simbolico, perchè il dogma della transustanziazione era un’invenzione del clero romano, totalmente estranea agli eventi narrati nel Nuovo Testamento.

Per portare avanti con successo la sua rivoluzione teologica, osteggiata adesso persino dagli ex alleati francescani e domenicani, Wycliffe commissiono’ dunque la traduzione in Inglese delle Sacre Scritture, e affido’ il proprio complesso messaggio spirituale ai suoi seguaci, reclutati soprattutto tra la popolazione studentesca di Oxford e Londra. Non fu una buona idea, perchè questi giovani - soprannominati spregiativamente “Lollardi” dalla Chiesa ufficiale, per via del loro aspetto miserevole - erano assolutamente incapaci di comprendere la raffinatezza filosofica del pensiero di Wycliffe, semplificandolo spesso in maniera rozza e pericolosa. E’ il caso, ad esempio, del predicatore John Ball, che con i suoi sermoni incendiari trasformo’ la crociata spirituale del teologo oxoniense in una guerra santa contro le classi privilegiate, contribuendo allo scoppio della grande rivolta contadina del 1381.

Lo stesso Wycliffe fini’ presto nei guai a causa dell’intransigenza settaria dei Lollardi, perdendo gradualmente il vitale sostegno della corona alle sue audaci ambizioni riformistiche. Ancora nel 1378 la regina madre Giovanna di Kent lo aveva protetto dall’ira del clero inglese, e il contemporaneo esplodere dello scisma d’Occidente sembro’ metterlo definitivamente al sicuro dalle minacce della curia romana; ma la negazione persistente del dogma della transustanziazione, esposta specialmente nel libello De eucharistia del 1380, gli alieno’ il favore del duca di Lancaster, preoccupato anche per la feroce insurrezione nelle campagne guidata da Wat Tyler. Cosi’, nel maggio 1382, Wycliffe subi’ infine una prima condanna da parte dell’arcivescovo di Canterbury, con la messa al bando dei suoi scritti in tutto il regno. Egli pero’ non venne incarcerato come altri eretici, e poté concludere tranquillamente la sua esistenza nel Leicestershire, dove si spense due anni piu’ tardi per attacco cardiaco. Questo periodo fu comunque segnato dalla profonda amarezza per la morte di molti suoi seguaci, uccisi durante la repressione finale della precedente rivolta contadina.

Tuttavia le idee di Wycliffe, condannate nuovamente dal Concilio di Costanza nel 1415, sopravvissero alla sconfitta del movimento lollardo, conoscendo una notevole diffusione in Europa centrale, dove ispirarono la rivolta hussita di Jan Zizka e Martin Huska. E conobbero infine una riabilitazione quasi completa da parte di Lutero e Calvino, veri eredi delle concezioni rivoluzionarie del grande teologo inglese del XIV secolo.

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