Dallo scorso 11 ottobre Siena è teatro di un’elegantissima mostra dedicata a Federico Barocci (1535-1612), geniale maestro del colore attivissimo tra Spagna, Germania ed Italia nella seconda metà del XVI secolo. L’esposizione presenta infatti i maggiori capolavori dell’artista urbinate, la cui fama sfido’ all’epoca persino quella di “mostri sacri” come Michelangelo, Raffaello e Tiziano: nel ricco catalogo vi sono anche grandi tele restaurate di recente, come la Deposizione del Duomo di Perugia o il Perdono di Assisi della chiesa di San Francesco ad Urbino, insieme a numerosi lavori minori provienti dai musei di mezza Europa.
Curato da Alessandro Pizzorusso e Alessandra Giannotti, l’evento è organizzato nelle splendide sale del Complesso Museale di Santa Maria della Scala, all’interno del centro storico della città toscana, e vuole sottolineare l’importanza dell’arte di Barocci nello sviluppo iconografico europeo dell’età moderna, in virtu’ di un originalissimo uso del colore nella descrizione di scene sacre e personaggi. In notevole anticipo su Caravaggio, infatti, Barocci si servi’ di tonalità accese e contrasti chiaroscurali per dare maggior forza espressiva alle proprie figure, catturandone l’umanità con sottile vigore. Non a caso i suoi dipinti - diffusi dalla Boemia alle Fiandre grazie ad eccellenti riproduzioni a mano - ispirarono lo stile di un’intera generazione di artisti rinascimentali, inclusi i senesi Francesco Vanni (1563-1610) e Ventura Salimbeni (1567-1613), che diedero una rilettura estremamente brillante degli accenti cromatici barocciani.
Ed una sezione della mostra omaggia proprio tali allievi locali, capaci di catturare con abilità anche il profondo spirito cristiano delle tele del maestro, realizzate spesso per conto della Chiesa controriformistica. Pur dipingendo soggetti mondani, Barocci fu infatti pittore religioso per eccellenza, toccando direttamente l’anima dei fedeli con rappresentazioni semplici ed altamente emotive, ben lontane dalle tradizionali apologie ecclesiastiche. E’ il caso, ad esempio, de La Madonna del Gatto (1575), conservato alla National Gallery di Londra, dove l’elemento mistico viene assorbito in una dimensione prettamente domestica, fatta di piccoli gesti quotidiani; ma anche della maestosa Visitazione della Vergine a Santa Elisabetta, commissionata dai padri oratoriani per la Chiesa Nuova di Roma, in cui la sacralità dei personaggi è invece espressa tramite eleganti sfumature ed atmosfere delicate.
A quasi venticinque anni dall’ultima grande esposizione barocciana, curata a Bologna da Andrea Emiliani, l’iniziativa senese consente quindi di recuperare il forte messaggio spirituale dell’artista marchigiano in una cornice assai suggestiva. Le sale sono aperte tutti i giorni, festivi compresi, in orario continuato (10.30-19.30). Il catalogo ufficiale è curato da Silvana Editoriale, ed è sponsorizzato da Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici della Regione Marche.
Per maggiori informazioni, telefonare allo 0577/224811 - 224835. La mostra terminerà il 10 gennaio 2010.

SimoneP








