
Nel 1557 il sultano Solimano il Magnifico ordino’ la costruzione di un imponente ponte in pietra nella valle del fiume Neretva, presso la piccola città di Mostar, compresa oggi nei confini nazionali della Bosnia-Erzegovina: l’opera doveva sostituire una precedente struttura militare, realizzata in legno dagli ingegneri del sovrano durante le sue tronfali campagne balcaniche di trent’anni prima. Il progetto venne affidato al talentuoso Mimar Hajrudin, allievo prediletto del grande Mimar Sinan (1489-1588), autore dei principali monumenti religiosi della Costantinopoli ottomana; la condizione era pero’ che i lavori fossero di dimensioni eccezionali, pena la condanna a morte del giovane architetto. Posto letteralmente con le spalle al muro, il povero Mimar diede il meglio di se stesso, facendo addirittura testamento prima dell’inaugurazione ufficiale del nuovo ponte nel luglio 1567.
Tuttavia Solimano apprezzo’ molto l’operato del suo sottoposto, considerando il ponte di Mostar come un autentico capolavoro dell’architettura cinquecentesca. E tale giudizio è passato sostanzialmente invariato al mondo contemporaneo, che ha recentemente incluso l’ardita struttura di Hajrudin nel patrimonio dell’umanità curato dall’UNESCO. Racchiusa da due imponenti torri di guardia, la costruzione domina infatti il Neretva da oltre venti metri d’altezza, sviluppando il proprio peso su un arco a schiena d’asino dalla linea interna soprendentemente irregolare. Inoltre i suoi pilastri sono collegati saldamente agli argini del fiume, dando ulteriore compattezza al quadro d’insieme.
Resta ancora ignoto come Mimar sia riuscito ad assemblare cosi’ tanta pietra in uno spazio cosi’ angusto; tuttavia il risultato finale sfida persino le meraviglie tecnologiche degli ultimi due secoli, con un’eleganza formale assolutamente impareggiabile. Purtroppo tale bellezza non ha salvato lo Stari Most (”vecchio ponte”) dalla cieca stupidità degli uomini: coinvolto nella violenta dissoluzione della Jugoslavia nel 1992, il capolavoro di Solimano venne prima cannoneggiato dalle milizie serbe e poi completamente distrutto da quelle croate, entrambe in lotta con l’esercito bosniaco per il controllo strategico della Neretva.
Un simile atto sconvolse gravemente l’opinione pubblica internazione, che al termine delle ostilità promosse una vasta campagna di recupero dell’originale struttura cinquecentesca. Rifatto quindi secondo le tecniche edilizie dell’epoca, grazie al generoso sostegno della Banca Mondiale e all’impegno professionale del genio ungherese, il nuovo ponte - perfetta replica di quello precedente - è stato infine inaugurato in pompa magna nell’estate 2004.
Ma l’idea che la costruzione potesse ancora unire le diverse etnie della valle, come aveva fatto egregiamente nei secoli scorsi, si è rivelata infondata. Le ferite del passato sono infatti rimaste aperte, a dispetto del vecchio ponte risorto a vita nuova.

SimoneP








