Il 25 gennaio 1479 Venezia firmo’ un solenne trattato di pace con l’Impero Ottomano, mettendo cosi’ fine ad oltre quindici anni di guerra nei Balcani e nel Mare Adriatico: in base al documento, redatto a Costantinopoli in presenza del sultano Maometto II, la Serenissima manteneva il controllo di Durazzo e della costa montenegrina, ma perdeva ogni suo precedente possedimento nelle isole greche, pagando pure una pesantissima tassa per mantenere i vecchi privilegi commerciali nel Mar Nero. Era uno smacco insopportabile per la grande repubblica marinara, padrona indiscussa sino a pochi anni prima delle rotte mercantili per il Levante; il Senato cittadino decise quindi di cercare immediata compensazione sulla terraferma italiana, dove la crescita politico-economica di Ferrara sotto gli Estensi rappresentava un’ulteriore minaccia agli interessi veneziani sul litorale adriatico.
Eppure i due stati non sarebbero mai giunti ad un conflitto armato senza gli intrighi diplomatici di Girolamo Riario, nipote ambizioso di papa Sisto IV: ottenuta la signoria di Forli’ nel settembre 1480, grazie agli uffici del potente zio, Girolamo penso’ infatti di allargare i propri possedimenti territoriali in Romagna, approfittando delle tensioni esistenti tra Estensi e veneziani. Da questo punto di vista i suoi ambasciatori presso il governo di San Marco giocarono un ruolo fondamentale nello scoppio della cosiddetta “Guerra del Sale”, rimarcando continuamente la debolezza politica della Serenissima e lo sfruttamento esclusivo ottenuto dal duca Ercole I d’Este sulle preziose saline di Comacchio. L’azione calcolata del Riario - supportata tacitamente dalla Santa Sede - provoco’ dunque l’invasione del principato ferrarese da parte delle truppe veneziane, che occuparono Ficarolo e Rovigo nell’estate 1482.
L’evento provoco’ subito una spaccatura profonda tra le varie signorie della penisola, mettendo in pericolo il delicato equilibrio messo in piedi da Lorenzo de’ Medici nel corso del decennio precedente: oltre al Papato, infatti, Venezia ottenne l’appoggio militare di Genova e di Guglielmo VIII del Monferrato, mentre Federico da Montefeltro e Ferdinando I di Napoli si schierarono con gli Estensi, attaccando a loro volta il territorio papale. Il conflitto per le saline romagnole rischiava quindi di gettare tutto il paese in una nuova guerra generale, attirando persino le pericolose attenzioni di qualche potenza straniera. La diplomazia medicea si mise immediatamente all’opera per ristabilire la pace, mentre un contingente di truppe fiorentine raggiungeva Ferrara per dar manforte al duca Ercole, ormai assediato dai veneziani.
Nel frattempo le cose si mettevano male per Sisto IV, principale responsabile della crisi, perchè la malaria stava falcidiando le guarnigioni del Lazio a vantaggio dell’offensiva militare napoletana nelle sue terre, guidata dal duca Alfonso di Calabria, figlio di Ferdinando I. Vista la gravità della situazione, l’astuto pontefice negozio’ una pace separata con gli Aragonesi, e tento’ quindi di spingere Venezia ad un compromesso con gli Estensi per conservare lo status quo nell’Italia centro-settentrionale. Ma era ormai tardi per fermare la Serenissima, e le proposte diplomatiche della Santa Sede caddero nel vuoto. Nemmeno la scomunica ufficiale delle terre venete (maggio 1483) basto’ a far cessare l’assedio di Ferrara, anche se le truppe di San Marco sembravano adesso molto piu’ caute nella loro avanzata.
Tuttavia la stanchezza generale dei contendenti gioco’ a favore di Lorenzo de’ Medici, che riusci’ a chiudere definitivamente la faccenda con la pace di Bagnolo dell’agosto 1484: Venezia ottenne Rovigo e il controllo del delta del Po, mentre Ercole I d’Este recupero’ Ficarolo, preservando cosi’ la propria indipendenza dallo Stato della Chiesa. E forse tale fatto contribui’ indirettamente alla morte di papa Sisto, avvenuta pochi giorni dopo la firma del trattato. Negli anni successivi Riario cerco’ nuovamente di sabotare la pace tra Venezia e Ferrara, ma rimase vittima di un misterioso complotto, forse organizzato dai Medici. La signoria di Forli’ passo’ quindi nelle mani del figlio Ottaviano, che la mantenne sino al 1523.
L’equilibrio italiano era temporaneamente salvo, e il breve conflitto divenne oggetto di divertimento letterario, come nelle strofe di un anonimo poeta romagnolo di fine Quattrocento: “Unde preghiam lo eterno Re de gloria/che faza questa legha prosperare/et che gli piacia donargli victoria/da ogni banda per terra e per mare/e discreti auditori la degna historia/rimata per volervi pi [a] cer dare/o nobil gentilhomo e citadino/l’ornata historia sta a un bolognino”.

SimoneP








