Questo sito contribuisce alla audience di

L'Accademia di Giovanni Pontano

Stretto collaboratore di Alfonso il Magnanimo, Giovanni Pontano rilevo' nel 1471 il piccolo cenacolo culturale del Panormita, trasformandolo rapidamente nella piu' prestigiosa istituzione culturale del Rinascimento napoletano. E ancora oggi tale Accademia conserva intatto lo spirito umanistico del suo fondatore, sviluppando le peculiarità intellettuali del Mezzogiorno italiano in un contesto prettamente europeo.

Nel 1443 un gruppo di insigni studiosi napoletani fondo’ un piccolo ritrovo culturale nei dintorni di Castel Nuovo Aragonese: scopo dell’associazione, ispirata dai contemporanei esperimenti fiorentini e romani, era quello di agevolare lo scambio di opinione tra i vari umanisti della corte di Alfonso il Magnanimo, contribuendo allo sviluppo filosofico ed artistico del regno meridionale. Diretta dal Panormita, essa opero’ inizialmente sotto il nome di Accademia Alfonsina, in omaggio al grande sovrano di origine spagnola, ma la turbolenta successione di Ferdinando I sul trono paterno - minacciato nuovamente dagli Angioini - rischio’ di far chiudere precocemente i battenti alla vivace istituzione.

A salvarla dall’oblio accorse pero’ il gran cancelliere Giovanni Pontano (1429-1503), stretto collaboratore della famiglia reale aragonese, che rilevo’ la presidenza dal Panormita nel 1471, dando subito all’Accademia una fisionomia piu’ precisa ed ufficiale. Fecondissimo poeta e letterato, capace di esplorare con le sue opere i maggiori campi del sapere umano (etica, retorica, botanica ecc.), Pontano trasferi’ la sede dell’associazione presso un apposito tempietto da lui fatto costruire nell’odierna via Tribunali: qui le riunioni assunsero un aspetto decisamente formale, e coinsolvero i migliori ingegni dell’epoca, da Jacopo Sannazaro a Girolamo Carbone, da Giovanni Cotta a Tristano Caracciolo. Inoltre la discussione di tali eruditi inizio’ anche a toccare ambiti lontani dal tradizionale classicismo rinascimentale, come le spedizioni oceaniche di Cristoforo Colombo o l’esegesi biblica dell’Antico Testamento. Obiettivo di Pontano era infatti quello di indagare l’uomo nelle sua totalità, lasciando spazio libero ai differenti interessi di allievi e collaboratori.

E fu proprio in onore di tale impegno intellettuale che l’Accademia assunse definitivamente il nome di Pontaniana, passando all’inizio del XVI secolo sotto la prudente guida di Pietro Summonte. Nel 1526 essa poi conobbe una straordinaria fioritura grazie alla presidenza del Sannazaro, che rese celebre l’istituto in tutta Italia, meritandosi l’alta considerazione di raffinati umanisti come Pietro Bembo e Marcantonio Michiel, coinvolti nelle prime catalogazioni dell’arte rinascimentale napoletana. Sfortunatamente tale successo fu di breve durata, e nel 1542 l’Accademia fu soppressa una prima volta dal viceré spagnolo Pedro de Toledo, deciso a sottomettere la cultura locale del Mezzogiorno alle rigidissime disposizioni politico-confessionali provenienti da Madrid. Dopo un effimera risurrezione nel 1546, la Pontaniana dovette infine soccombere ai desideri della burocrazia iberica, restando chiusa per oltre tre secoli e mezzo.

Tuttavia il regno murattiano di inizio Ottocento consenti’ una concreta rinascita dell’associazione grazie agli sforzi di brillanti intellettuali come Vincenzo Cuoco e Giustino Fortunato. Riconosciuta poi ufficialmente dai Borboni dopo la restaurazione del 1815, la Pontaniana torno’ quindi ad essere un importantissimo centro culturale dell’area mediterranea, promuovendo tra l’altro le prime opere filosofiche di Benedetto Croce. Ma nel 1934 essa venne soppressa una terza volta dalle autorità fasciste, contrarie alle tendenze politiche democratiche di molti suoi membri, e durante la seconda guerra mondiale la sua ingente biblioteca subi’ danni gravissimi a causa dei bombardamenti alleati, che distrussero anche buona parte dell’Archivio di Stato cittadino.

Ripristinata infine con decreto governativo nel febbraio 1944, l’Accademia è gradualmente risorta dalle ceneri nel corso dell’ultimo mezzo secolo, riformando il proprio statuto interno ed organizzando iniziative culturali sempre piu’ ricche e variegate (concorsi, premi, conferenze ecc.) Tutto, naturalmente, secondo l’originale spirito eclettico del suo indimenticato fondatore.

Diretta attualmente da Carlo Sbordone, oggi la Pontaniana ha sede in via Mezzocannone, nel centro storico di Napoli, ed è dotata pure di un elegante sito Internet, pieno di informazioni sulle sue attività passate e recenti. Tra i suoi soci odierni, lo storico Rosario Villari, il politologo Piero Craveri e la filologa classica Paola Cacciatore Volpe.

Le categorie della guida

Ultimi interventi

Vedi tutti