Valerius Cordus e l'invenzione della chimica moderna

Brillante botanico, Valerius Cordus (1515-1544) contribui' notevolmente allo sviluppo della moderna chimica farmaceutica, intuendo le potenzialità analgesiche dell'etere e creando numerosi erbolari per la consultazione medica. E tali opere costituiscono ancora oggi una base imprescindibile per molte ricerche scientifiche in ambito sanitario o naturalistico.

Il Rinascimento viene solitamente visto come un’epoca magica, dominata da eclettiche figure intellettuali volte principalmente alla magia, all’alchimia o ad altre pratiche piuttosto fantasiose. Eppure fu proprio in tale periodo che comincio’ ad affermarsi una visione razional-scientifica del mondo, culminata poi nelle grandi rivoluzioni di Galileo e Newton del XVII secolo.

Tra i pionieri di questo importante cambiamento culturale, uno dei piu’ rappresentativi fu certamente il tedesco Valerius Cordus, nato nei dintorni di Hesse nel febbraio 1515. Figlio di Heinrich Ritze, fervente scienziato luterano conosciuto col nomignolo di Euricius Cordus, Valerius si dedico’ infatti sin da giovanissimo allo studio della botanica e della farmaceutica, ottenendo presto una laurea in medicina alla prestigiosa Università di Marburgo. Terminata l’esperienza accademica, raggiunse poi gli zii paterni a Lipsia, dove lavoro’ per diversi anni nella loro farmacia di famiglia. Nel frattempo ottenne una seconda laurea presso il locale ateneo, perfezionando ulteriormente le proprie conoscenze in ambito chimico ed erboristico.

Nel 1539 Cordus si trasferi’ infine a Wittenberg, patria della riforma luterana, insegnando medicina ai numerosi studenti della città. Le sue lezioni furono subito estremamente popolari, e vennero raccolte dieci anni dopo nel volume Annotazioni su Dioscoride, dedicato alle scoperte del celebre botanico greco del I secolo dopo Cristo. A questo proposito Valerius completo’ con successo gli erbolari originali dell’augusto predecessore, aggiungendo nuove piante alle classificazioni normalmente in uso presso le farmacie dell’epoca. Tra esse è da ricordare certamente la Cordia, diffusa non solo in Europa ma anche in Asia meridionale e nelle Americhe: in India i suoi piccoli frutti verdi sono considerati un’autentica prelibatezza, e vengono usati per condire molti piatti della ricchissima cucina locale.

Ma il talento scientifico di Cordus non si fermo’ certo alla semplice catalogazione di nuove specie botaniche. Nel 1540, al termine di una lunga serie di esperimenti nel suo laboratorio di Wittenberg, lo studioso tedesco riusci’ infatti a sintetizzare l’etere dietilico, miscelando insieme acido solforico ed alcol etilico: nella relazione finale Valerius sottolineo’ le importanti proprietà analgesiche del composto, utilissimo per l’anestesia dei pazienti durante svariate operazioni chirurgiche. Questa osservazione sarebbe stata inizialmente ripresa da Paracelso (1493-1541), e poi dal medico americano William T.G. Morton (1819-1868), che stabili’ definitivamente l’uso della sostanza nella comune pratica medica.

Tanto la scoperta dell’etere che la continua pubblicazione di aggiornatissimi erbolari - tra cui il Dispensatorium, edito postumo nel 1546 - resero famoso Cordus in tutta Europa, portandogli addirittura sostanziosi premi in denaro per la sua lunga carriera di ricercatore scientifico. Nel 1544, ad esempio, la città di Norimberga fu talmente impressionata dalla precisione dei suoi scritti da tributargli un riconoscimento di oltre 100 monete d’oro, accettando persino di diffonderli pubblicamente a proprie spese. Inoltre l’Università di Wittenberg gli consegno’ una terza laurea ad honorem, in virtu’ della colossale enciclopedia Historia Plantarum (5 volumi), diventata presto un autentico bestseller tra medici e farmacisti dell’intera Germania.

L’enorme successo riportato convinse il matemarico Hyeronimus Schreiber ad invitare Valerius in Italia per una lunga serie di conferenze di argomento botanico. Ma il viaggio non fu affatto fortunato: stremati dal caldo dell’estate mediterranea, i due scienziati incapparono in diversi incidenti di percorso, tra cui una brutta caduta da cavallo per Cordus, destinata purtroppo ad essergli fatale. Giunto a Roma agli inizi di settembre, infatti, il brillante chimico tedesco cadde preda di una violenta febbre, morendo nell’arco di poche settimane. I suoi resti vennero interrati nella chiesa di Santa Maria dell’Anima, vicino Piazza Navona, dove riposano tuttora.

Alla notizia della sua morte il consiglio comunale di Norimberga mantenne la promessa fatta al grande studioso, pubblicando il massiccio Dispensatorium di propria tasca. Nel frattempo il botanico svizzero Conrad Gessner raccolse scrupolosamente gli altri lavori del Cordus, incluso il trattato De extractione sulle proprietà dell’etere, editandoli definitivamente nel 1561.

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