Umanista colto e raffinato, Gian Giorgio Trissino si formo’ a Milano nei primi anni del XVI secolo, dove ebbe per mentore il leggendario Demetrius Chalcondyles, già maestro di Baldassarre Castiglione ed Angelo Poliziano. Il giovane patrizio veneto prosegui’ poi la propria istruzione personale a Ferrara, entrando a far parte del corpo diplomatico di papa Leone X, che lo spedi’ in Germania come suo nunzio apostolico nel 1515.
Per quanto scomoda, visto il crescente malumore politico-religioso in terra teutonica, la lunga missione pontificia - proseguita anche per conto di Clemente VII - presento’ notevoli guadagni simbolici e materiali, inclusa la nomina a conte palatino per diretto interessamento dell’imperatore Carlo V. Inoltre la permanenza all’estero salvo’ Trissino dai guai privati della sua famiglia, bandita da Vicenza per ragioni di ordine pubblico nel 1509.
Nella quiete del suo rifugio tedesco, quindi, l’umanista italiano poté dedicarsi con profitto allo studio della filosofia classica, realizzando presto una popolare edizione critica della Poetica aristotelica. Tuttavia questa viva passione per il mondo greco-romano produsse risultati positivi anche in ambito teatrale, dove Trissino realizzo’ tutta una serie di opere strutturate secondo i canoni drammaturgici dell’antichità (unità di tempo, di luogo e d’azione).
Tra esse, la meglio riuscita fu certamente La Sofonisba (1515), scritta in onore di papa Leone X, dove l’elegante prosatore riusci’ con successo a coniugare le particolarità sintattiche della lingua italiana con la tradizionale intonazione recitativa greca, creando di fatto il moderno melodramma europeo. La pièce ebbe un grandissimo successo, che pero’ Trissino non fu in grado di bissare a causa della propria eccessiva pedanteria letteraria.
Frustrato dal fallimento di molte rappresentazioni, infatti, lo scrittore veneto fini’ per polemizzare aspramente con Ludovico Ariosto, rinfacciando a quest’ultimo un atteggiamento irrispettoso nei confronti dei classici, dominato dalla libera invenzione poetica del romanzo cavalleresco medievale. Per Trissino invece la prosa doveva essere rigidamente controllata dalla grammatica greco-latina, lasciando poco spazio alle “deformazioni” del linguaggio quotidiano; persino i vari accenti delle singole parole erano da pronunciare secondo le precise indicazioni della retorica antica.
Questa impostazione “purista” non ebbe pero’ alcuna influenza sulla produzione artistica dell’epoca, improntata al gusto eclettico (e spesso volgare) degli umanisti toscani, e il tentativo concreto di trasporla sulla pagina con l’Italia liberata dai Goti (1547-48) - poema epico ispirato alle imprese del generale bizantino Belisario - falli’ piuttosto miseramente. Nonostante cio’, Trissino godette comunque di notevole prestigio per tutto il corso della sua lunga carriera, grazie anche alla stretta amicizia con l’architetto Andrea Palladio, cui fece costuire la splendida villa di famiglia nei dintorni di Cricoli.
Egli torno’ poi definitivamente in auge nel XVIII secolo con il plauso entusiastico di Voltaire, che defini’ La Sofonisba come “la prima tragedia regolare che l’Europa, dopo tanti secoli di barbarie, rivide”. E certo non poteva esserci complimento piu’ grande per il sofisticatissimo drammaturgo vicentino.

SimoneP








