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Il Cavaliere in nero

Questo magnifico ritratto di Giovanni Battista Moroni, conservato al Museo Poldi Pezzoli di Milano, è probabilmente la migliore rappresentazione grafica di un gentiluomo rinascimentale mai realizzata: un autentico capolavoro di sfumature ed eleganza, degno del suo carismatico, misterioso protagonista.

Originario della Val Seriana, ma poi formatosi nella bottega bresciana di Alessandro Bonvicino detto il Moretto, Giovanni Battista Moroni (ca. 1520-1578) fu in assoluto uno dei migliori ritrattisti della seconda metà del XVI secolo, attivo soprattutto in Lombardia e nel Trentino, dove partecipo’ anche alle prime fasi del grande Concilio controriformistico promosso da Paolo III nel 1545.

Amico e protetto del cardinale Cristoforo Madruzzo, egli’ fini’ per stabilirsi definitivamente a Bergamo intorno al 1560, creandosi rapidamente una discreta fama locale per l’eccezionale realismo delle sue opere. Ma le turbolenze politiche lo costrinsero successivamente a ritirarsi nel piccolo villaggio di Albino, dove - nonostante la continua frequentazione con le piu’ importanti famiglie nobili dell’Italia settentrionale - venne presto dimenticato da importanti critici d’arte contemporanei come Giorgio Vasari, ottenendo una graduale rivalutazione solo nel corso del XIX secolo. Oltre che per i suoi celebri ritratti, conservati nei principali musei d’Europa (Pinacoteca di Brera, National Gallery, Rijksmuseum ecc.), Moroni è oggi famoso anche per le sue pregevoli tele religiose, incluso un intenso Giudizio Universale per la chiesa di Gorlago rimasto incompiuto per l’improvvisa scomparsa del pittore nell’inverno 1578.

Ma il lavoro piu’ emblematico del brillante artista lombardo resta certamente Il Cavaliere in nero, splendido ritratto individuale realizzato forse nel 1567 per conto di un ricco aristocratico milanese. L’opera è stata a lungo ignorata dal grande pubblico perchè parte della collezione privata di Annibale Scotti Casanova, direttore della Società Ceramica Italiana di Laveno, per oltre mezzo secolo. Nel 2004, dopo la scomparsa dell’industriale, essa è stata pero’ ceduta dalla famiglia Scotti al Museo Poldi Pezzoli di Milano, dove ha già fatto bella mostra di sé in un elegante allestimento dedicato alla moda rinascimentale.

E l’eleganza è di sicuro una delle caratteristiche principali di questo grande quadro (190×100 cm.), lontanissimo dalla retorica aulica di altri ritratti ufficiali del periodo e capace di penetrare la psicologia del personaggio con straordinaria sensibilità. Il misterioso gentiluomo è infatti raffigurato in atteggiamento disinvolto e confidenziale, una mano appoggiata distrattamente sull’elsa della spada e l’altra sul cuore a trattenere la raffinata mantellina di velluto scuro; inoltre, gli abiti indossati sono tutti rigorosamente neri, incluso il fiero berretto con piuma a coda, dando cosi’ un’immagine generale di sobrietà perfettamente intonata all’intensa spiritualità controriformistica del periodo. Tuttavia lo sguardo, quasi modellato su quelli precedenti di Lorenzo Lotto, trasmette una carica luminosa eccezionale, che contrasta pesantemente con la monotonia di sfondo e di abbigliamento, creando un magistrale gioco di rimandi e sfumature.

Il Cavaliere in nero finisce cosi’ per incarnare quel particolare progetto etico espresso da Baldassarre Castiglione nel suo Cortegiano: una vita saggia, misurata, fatta solo di grazia ed onore, lontana da ogni inutile sfarzo o pericolosa vanità. Un’idea ambiziosa forse mai completamente realizzatasi nella realtà, ma certo capace di influenzare il costume pubblico di un’intera epoca, trovando addirittura espressione concreta nell’elevata ritrattistica formale di Sofonisba Anguissola, Quentyn Metsys il Giovane e - naturalmente - Giovanni Battista Moroni.

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