Piermatteo d'Amelia, maestro dimenticato del Rinascimento umbro

Praticamente ignorato sino ai primi anni Cinquanta del secolo scorso, Piermatteo d'Amelia (1467-1502) è tornato giustamente alla ribalta nel corso degli ultimi decenni, grazie al felice intuito di Federico Zeri. Ora una grande mostra a Terni ricorda con affetto questo straordinario maestro del Rinascimento umbro, capace di rivaleggiare per garbo e naturalezza con Benozzo Gozzoli e Domenico Ghirlandaio.



E’ stata da poco inaugurata a Terni una grande esposizione dedicata a Piermatteo d’Amelia, protagonista di spicco della pittura umbra del secondo Quattrocento, molto apprezzato anche alla corte fiorentina dei Medici. Tuttavia, nonostante uno stile personale elegante ed impeccabile, questo straordinario maestro è stato letteralmente ignorato da pubblico e critica sino alla metà del XX secolo, nonostante una ricca collezione di opere sparse tra Orvieto, Narni e Spoleto: a causa di un’interpretazione errata di documenti originali, infatti, parecchi suoi dipinti sono stati attribuiti ad un inesistente Maestro dell’Annunciazione Gardner, dal nome di una pala d’altare conservata a Boston, relegando di fatto il povero pittore ternano nel limbo degli artisti dimenticati.

Anche esperti storici dell’arte come Roberto Longhi e Bernard Berenson sono caduti nell’inganno, ma non l’eclettico Federico Zeri, che nel 1953 avanzo’ per primo l’ipotesi che il misterioso Maestro fosse proprio Piermatteo d’Amelia, scomparso misteriosamente da cataloghi e monografie dedicati all’età rinascimentale. Venticinque anni dopo tale brillante intuizione venne infine confermata da padre Luciano Canonici, che scopri’ come il celebre dipinto americano - trafugato illegalmente dall’Italia nel 1911 - fosse in realtà parte integrante della chiesa dell’Annunziata di Amelia, decorata dal suo illustre parrochiano nel 1481. Purtroppo la giusta attribuzione non ha impedito alle autorità culturali statunitensi di tenersi l’opera, negandone addirittura il prestito in occasione di mostre ed eventi internazionali dedicati al pittore ritrovato. Un esempio sin troppo chiaro di come viene gestito il patrimonio artistico mondiale al giorno d’oggi, sottoposto spesso alle ferree leggi di un mercato senza scrupoli.

Ma il buon Piermatteo ha avuto comunque giustizia in patria, dove il comune di Terni - in coppia con quello vicino di Amelia - ha organizzato recentemente una grande esposizione sul Rinascimento umbro nei locali del vecchio centro Siri, attribuendo al maestro locale la parte del leone. Cosi’, sino al 2 maggio prossimo, sarà possibile vedere - raccolte per la prima volta insieme - buona parte delle opere spoletine e orvietane di d’Amelia, in stretto dialogo con quelle contemporanee dell’amico Filippo Lippi, del Verrocchio, di Perugino e del Pinturicchio. Un ritratto ad ampio respiro, quindi, di una regione coinvolta direttamente nel profondo rinnovamento artistico di metà Quattrocento, capace di offrire commissioni prestigiose grazie alla fabbrica del Duomo di Spoleto e ai fitti rapporti commerciali con la metropoli fiorentina. Troppo spesso sottovalutata in ambito storiografico, l’Umbria fu in realtà un’autentica fucina di talenti, incluso lo stesso Piermatteo, chiamato addirittura a Roma da papa Alessandro VI per decorare la Cappella Sistina insieme al Pinturicchio. Oggi di quell’importante commissione restano solo la Circoncisione e il Viaggio di Mosé, ma entrambe le scene testimoniano uno stile dinamico e plastico, degno erede della migliore tradizione iconografica quattrocentesca.

L’allestimento ternano racconta tutto questo, dando grande risalto ad opere mature del pittore come il magnifico Sant’Antonio Abate ed avvalendosi di documentazione inedita proveniente dagli archivi di Amelia, esposta nell’Ex Collegio Boccarini della vicina cittadina. Curata da Vittoria Garibaldi e Francesco Federico Mancini, che ha rilevato il grosso sforzo finanziario delle istituzioni culturali umbre in tempo di crisi, l’iniziativa mira ad affermare definitivamente il polo museale ternano sulla scena internazionale, contribuendo alla riscoperta di un patrimonio culturale regionale di notevole levatura. Non a caso l’inaugurazione della mostra ha visto anche la partecipazione di Vittorio Sgarbi, che ha riservato molte parole di considerazione e incoraggiamento agli sforzi di Mancini e compagni. Se son rose fioriranno.

Piermatteo d’Amelia e il Rinascimento nell’Umbria meridionale - CAOS di Terni e Museo Archeologico di Amelia - dal 12 dicembre 2009 al 02 maggio 2010 - chiuso Lunedi’, ma aperto Sabato sino alle 24 (sede di Terni)

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