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La poesia paesaggistica di Cima da Conegliano

A quasi mezzo secolo dall'ultima grande esposizione a lui dedicata, torna uno dei maggiori protagonisti della pittura veneta cinquecentesca, autore di alcune delle piu' belle rappresentazioni paesaggistiche di epoca rinascimentale. E ad ospitarlo vi è finalmente la sua città natale, sostenuta nello sforzo organizzativo dai principali musei di tutto il mondo.

Parzialmente oscurato da Tintoretto e Tiziano, suoi illustri contemporanei, Cima da Conegliano (1459-1517) è stato forse il miglior paesaggista veneto del primo Cinquecento, capace di riprodurre con assoluta naturalezza anche le piu’ minute caratteristiche della campagna italiana rinascimentale (luci, ombre, effetti atmosferici ecc.) Inoltre le sue opere presentano sempre una notevole gamma cromatica, declinata con sobria eleganza formale e armoniosa semplicità estetica.

A dispetto di tali pregi, pero’, la fama storico-critica di questo brillante artista di provincia - attivo soprattutto nella Bassa Padana - ha comunque sofferto della maggiore popolarità dei colleghi veneziani, ottenendo poco spazio sia a livello editoriale che espositivo. Non a caso l’ultima grande mostra a lui dedicata risale circa a mezzo secolo fa, quando Luigi Menegazzi e Carlo Scarpa riuscirono a raccogliere diversi lavori del maestro nell’affascinante cornice di Palazzo dei Trecento a Treviso, portandolo finalmente alla ribalta della scena artistica internazionale. Pur dimenticata nei decenni successivi, l’iniziativa ha comunque lasciato un segno profondo sullo studio della pittura veneta rinascimentale, aprendo poi la strada a nuovi allestimenti di recentissima organizzazione: dal prossimo febbraio Conegliano Veneto, città natale del grande Cima, si appresta infatti ad ospitare la piu’ ricca esibizione mai dedicata alla sua lunga carriera professionale, grazie anche al generoso supporto delle maggiori istituzioni museali di mezzo mondo (National Museum of Wales, Pinacoteca Nazionale di Bologna, National Galleries of Scotland, Pinacoteca di Brera ecc.)

Curata da Caterina Bon Valsassina e Sandrina Bandera, responsabili rispettivamente del patrimonio artistico veneto e lombardo, la mostra esporrà non solo eccezionali pale d’altare come il San Girolamo nel deserto o il Riposo durante la fuga in Egitto, già molto apprezzati dalla committenza ecclesiastica dell’autore trevigiano, ma anche piccole opere devozionali o mitologiche, come Le Nozze di Bacco e Arianna o l’Endimione dormiente, che hanno reso celebre lo stile naturalistico di Cima nel corso dei secoli.

Inoltre una serie di approfondimenti fotografici permetterà al visitatore di comparare i raffinati paesaggi delle opere con i loro modelli originali, affrontando cosi’ in prima persona le profonde trasformazioni subite dalla campagna padana in oltre cinquecento anni di storia economico-sociale. Particolarmente interessante, infine, la presenza di parecchi dipinti raffiguranti lo stesso soggetto (Madonne col bambino ecc.) in modo diverso, segno di un talento visivo straordinario capace di rielaborare tematiche apparentemente monotone con spirito sempre originale.

Ad accompagnare l’esposizione è previsto anche un corposo catalogo edito da Marsilio, con oltre 2000 immagini a colori e numerosi saggi storici di esperti come Mauro Lucco, Peter Humfrey, Elisabetta Francescutti e Gianluca Poldi: aggiunta importantissima alla vecchia bibliografia dedicata al maestro trevigiano, finora piuttosto povera di nuovi contributi critici.

Cima da Conegliano, poeta del paesaggio - Palazzo Sarcinelli, Conegliano Veneto, Treviso - dal 26 febbraio al 2 giugno 2010

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