L'altra "Ultima Cena"

Tema assai popolare nel Quattrocento, l'Ultima Cena è diventata parte integrale dell'immaginario storico grazie all'omonima opera di Leonardo Da Vinci, conservata nell'affascinante cornice di Santa Marie delle Grazie a Milano. Tuttavia altri artisti si sono misurati con successo nella raffinata arte del Cenacolo, incluso Andrea Del Castagno, autore di un magnifico affresco per il convento di Sant'Apollonia a Firenze.



“In verità vi dico: uno di voi mi tradirà”: con queste parole del Vangelo di Matteo Gesu’ si rivolge per l’ultima volta ai discepoli riuniti intorno a lui, predicendo i tragici avvenimenti che lo porteranno presto alla morte per crocifissione. E’ una frase emblematica del clima drammatico dell’Ultima Cena, da allora in poi base dell’odierna Eucaristia cristiana, simbolo del sacrificio supremo per riscattare l’umanità dagli abissi del peccato originale. Sin dal Medioevo, quindi, tale evento cruciale del testo evangelico è oggetto di molteplici rappresentazioni artistiche e rituali, volte a riprodurre presso i fedeli il sofferto distacco di Cristo dalla sua vita terrena. Nel Trecento, ad esempio, il Cenacolo venne costantemente raffigurato in chiese e conventi di tutta Europa come grande tema di meditazione popolare: maestri del colore come Giotto e Taddeo Gaddi trasformarono il fatto - di per sé assai scarno di dettagli - in uno spettacolo ricco di pathos ed azione, caricando i visi dei singoli Apostoli di violente emozioni e inserendo nella scena originali elementi scenografici (balconate, vesti sfarzose, aureole luminose ecc.)

Fu pero’ solo nel Rinascimento che l’Ultima Cena divenne tema estremamente ricercato, soprattutto grazie all’opera di artisti fiorentini come Domenico Ghirlandaio e Pietro Perugino, che usarono abilmente la prospettiva per esaltare cose e personaggi, raffigurati con tratti apertamente teatrali. Ecco quindi una lunga tavola imbandita in una grande stanza luminosa, circondata ordinatamente dagli Apostoli ed esposta persino alla curiosità di qualche passante esterno; ma anche il volto ruvido di Pietro, colpito dalle parole gravi del Maestro, la dolce posa di Giovanni addormentato tra le braccia di Gesu’ e lo sguardo truce, quasi brutale di Giuda, già pronto a tradire i suoi compagni per poche monete d’argento.

Sono tutte brillanti invenzioni che il pubblico odierno conosce tramite lo spettacolare affresco di Leonardo in Santa Maria delle Grazie, oggetto di morboso interesse anche nei fortunati romanzi avventurosi di Dan Brown e soci. Tuttavia il genio vinciano non aveva fatto altro che portare al massimo livello un tema piuttosto tradizionale, già sfruttato con successo da molti suoi predecessori. In particolare, il solenne lavoro di Andrea Del Castagno per il convento fiorentino di Sant’Apollonia, parte di un ciclo completo eseguito intorno alla metà del XV secolo, dovette forse lasciare una traccia indelebile nell’immaginazione leonardesca, visto che molte sfumature di quell’opera si ritrovano spesso nel suo celeberrimo capolavoro milanese di fine Quattrocento.

La scena del Castagno si apre infatti in un interno rivestito di marmi policromi, dove le figure sono disposte simmetricamente intorno al tavolo e il loro aspetto è caratterizzato da forti contrasti formali e psicologici. Giuda, ad esempio, appare distaccato da tutti gli altri commensali, ma ambiguamente proteso in direzione di Gesu’, quasi a voler scacciare i sospetti che iniziano ad aleggiare sul suo conto. Nell’affresco milanese, Leonardo riprenderà parzialmente questa impostazione realistica, rendendola solo piu’ drammatica con l’inserimento del traditore tra gli altri discepoli e con le ombre marcate a ridosso della tavola imbandita. Ma la spiritualità delle due rappresentazioni sacre è praticamente la stessa, segnata da un linguaggio gestuale profondo, affascinante e sottilmente umano.

Pur con metodo differente, i due artisti hanno dunque ripreso la semplicità iniziale del racconto evangelico per darle nuovo vigore, utilizzando prospettiva e chiaroscuro per rimarcarne il carattere di tragico apologo morale e religioso. Entrambi meriterebbero percio’ unanime riconoscimento critico, ma solo Leonardo l’ha ottenuto, in virtu’ di una naturalezza maggiormente accentuata. Tuttavia il Castagno sta conoscendo negli ultimi anni una notevole riscoperta da parte di pubblico e addetti ai lavori, e non è detto che un giorno non riesca ad imporsi sul piu’ celebre rivale. Il Cenacolo continua cosi’ ad essere crocevia di passioni imperscrutabili - oggi come allora.

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