L'ultimo Duca di Milano

Vittima degli errori politici paterni e delle ambizioni territoriali franco-spagnole, Francesco II Sforza (1495-1535) fu l'ultimo signore indipendente della Lombardia rinascimentale: vani furono infatti i suoi tentativi per rilanciare il prestigio della corte milanese a livello europeo, mentre la morte improvvisa senza eredi nel 1535 provoco' la definitiva affermazione della Spagna in Italia settentrionale, aprendo di fatto una nuova fase nella convulsa storia del nostro paese.

Secondo figlio di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este, Francesco Maria Sforza fu l’ultimo rappresentante della grande dinastia guerriera che aveva dominato l’Italia settentrionale per tutta la seconda metà del XV secolo: come tale, egli ha percio’ goduto di scarsa simpatia da parte degli storici, nonostante una situazione generale obiettivamente indipendente dalle sue capacità personali. Quando Francesco prese il posto del fratello Massimiliano al vertice del Ducato milanese, dopo la sconfitta svizzera nella battaglia di Marignano (13-14 settembre 1515), egli era infatti completamente succube della potenza spagnola, sua ingombrante protettrice sin dai primi anni dell’infanzia, passati alla corte viennese dell’imperatore Massimiliano I, marito della cugina Bianca Sforza. E gli effetti di questa “alleanza squilibrata” si fecero sentire per tutta la sua breve carriera di principe regnante, terminata forse prematuramente a causa della sifilide nell’autunno del 1535.

Si puo’ quindi ben dire che Francesco fu sfortunato sin dalla nascita, avvenuta pochi giorni prima della conquista di Napoli da parte di Carlo VIII, sovrano della potente monarchia francese: l’impresa era stata fortemente caldeggiata dal padre del bambino, Ludovico il Moro, nella speranza di ingrandire la propria influenza politico-militare in Italia settentrionale. La rapida sconfitta degli Aragonesi aveva pero’ rimescolato le carte, spingendo lo sconsiderato signore milanese a schierarsi contro il suo ex alleato, entrando in una vasta coalizione anti-francese guidata da Venezia, Inghilterra e Sacro Romano Impero. Soprannominata Lega Santa per esplicito volere del Papato, questa variegata compagine diplomatica non riusci’ ad avere ragione di Carlo durante la battaglia di Fornovo (6 luglio 1495), accontentandosi poi di vederlo sfilare lentamente adilà delle Alpi. Tuttavia l’ambizioso re francese giuro’ comunque vendetta nei confronti del “tradimento sforzesco”, avanzando tutta una serie di pretese dinastiche sul Milanese riprese successivamente dal cugino Luigi XII, che rientro’ con un vasto esercito in Italia alla fine del 1499.

Messo con le spalle al muro, Ludovico dovette cosi’ fuggire con i figli presso la corte imperiale, dove condusse un’esistenza assai raminga per diversi anni: rientrato fortunosamente in Italia grazie agli Svizzeri, egli tento’ nuovamente un colpo di mano contro i Francesi, ma venne sconfitto a Novara, passando il resto dei suoi giorni prigioniero del nemico. Il figlio maggiore Massimiliano rientro’ comunque in possesso della Lombardia occidentale nel 1513, pur dovendo sottomettere la propria autorità formale a quella di Francesco I, erede di Luigi XII; il sotterfugio ebbe pero’ vita breve, e la disfatta svizzera di Marignano consegno’ definitivamente Milano ai Francesi, che trasferirono addirittura in patria diverse opere di Leonardo Da Vinci come bottino di guerra.

Rimasto solo, Francesco dovette quindi appoggiarsi sempre piu’ allo spirito erratico di Carlo V, nuovo imperatore tedesco con ambizioni politiche di livello mondiale: un compito già difficile per un principe autonomo nel pieno dei suoi poteri, ma letteralmente impossibile per un signorotto senza corona, ridotto alla piu’ completa dipendenza nei confronti della potente monarchia spagnola. Eppure, grazie anche alla felice intercessione di papa Leone X, il giovane Sforza sembro’ riuscire dove avevano fallito i suoi parenti, rientrando in possesso del Milanese dopo la catastrofica sconfitta francese a Pavia del 1525: in virtu’ della sua costante fedeltà, l’imperatore lo ricompenso’ infatti con l’amministrazione diretta degli antichi possedimenti, per quanto ormai soggetti all’arbitrio straniero. E Francesco tento’ di sfruttare al meglio questa limitata libertà d’azione, promuovendo importanti riforme economiche e cercando di restaurare la vecchia macchina statale del Ducato, vittima delle ruberie francesi di inizio secolo.

Tuttavia la sua drammatica subordinazione verso gli Spagnoli emerse chiaramente nel 1526, quando decise malamente di aderire alla Seconda Lega Santa franco-veneziana contro l’Impero, nella speranza di riguadagnare la perduta libertà politica. Assediato nel Castello Sforzesco dagli ex alleati, egli perse infatti rapidamente buona parte dei suoi possedimenti, riottenendoli solo dopo la solenne incoronazione di Carlo V a Bologna quattro anni piu’ tardi. Ormai fantoccio della Spagna, Francesco gioco’ quindi la sua ultima carta chiedendo la mano di Cristina, figlia di Cristiano di Danimarca e imparentata alla lontana con i reali francesi; ma l’unione non porto’ eredi, e la morte improvvisa dello sfortunato principe italiano - tormentato da gravi disturbi visivi e cardiocircolatori - scateno’ l’ultima guerra per il controllo del Milanese, vinta infine dalla Spagna con il Trattato di Nizza del 1538.

Il Ducato di Milano duro’ ancora per quasi duecento anni, ma solo come parte integrante dell’impero asburgico di Carlo V e dei suoi successori. Una formidabile epoca storica si era dunque conclusa, lasciando la propria preziosa eredità nelle aggraziate forme di Castello Sforzesco, autentico cuore antico della metropoli milanese.

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