Questo sito contribuisce alla audience di

Sant'Agostino nel suo studio

Una delle opere piu' eleganti e raffinate di Sandro Botticelli, forse realizzata per conto del padre del celebre navigatore Amerigo Vespucci.

A partire dal 1474, con il meraviglioso Martirio di San Sebastiano per la chiesa di Santa Maria Maggiore (oggi alla Gemäldegalerie di Berlino), la stella di Sandro Botticelli si impose nettamente nei principali circoli artistici della Firenze medicea, lasciando un segno indelebile su un’intera fase storica del Rinascimento italiano. Amico personale di Lorenzo il Magnifico, l’ex allievo di Filippo Lippi promosse infatti uno stile figurativo brillante e raffinato, carico di suggestioni filosofiche profonde ispirate all’antico paganesimo greco-romano. Non a caso la continua frequentazione di umanisti come Marsilio Ficino ed Angelo Poliziano, attivi entrambi alla corte fiorentina dalla metà del XV secolo, spinse il giovane pittore ad esplorare tematiche nuove per i soggetti delle sue opere, distaccandosi parecchio dalla tradizionale sensibilità religiosa del cattolicesimo medievale. Esempi classici di questa piccola rivoluzione culturale furono i ritratti privati dei fratelli Medici, dipinti poco prima della tragica congiura dei Pazzi (aprile 1478), dove venivano esaltati gli aspetti piu’ mondani e terreni dei personaggi, abbandonando l’aura ieratica, quasi mistica della precedente iconografia ufficiale.

Tuttavia la committenza ecclesiastica rimase elemento imprescindibile per la carriera professionale dell’artista, costringendolo spesso a coniugare le sue tendenze paganeggianti con i rigidi canoni della spiritualità cristiana quattrocentesca. Si tratto’ di un’operazione particolarmente delicata, che pero’ il Botticelli svolse con notevole abilità, rinnovando parzialmente la sobria pittura sacra della sua epoca. Prima prova concreta di questo successo stilistico - culminato poi nei raffinati affreschi della Cappella Sistina tratti dal Libro dell’Esodo - fu un piccolo ritratto murario di Sant’Agostino per la chiesa di Ognissanti, commissionato forse dalla famiglia Vespucci nei primi mesi del 1480.

In realtà, la presenza nel dipinto del blasone della grande famiglia toscana - piu’ tardi famosa per le eplorazioni transoceaniche del giovane Amerigo - non basta a stabilire con precisione i motivi dietro alla realizzazione dell’opera, popolata di simboli astronomici e matematici assai lontani dalla severa religiosità del vescovo di Ippona, nemico giurato di ogni sapienza puramente profana. Probabilmente Botticelli gioco’ su un tema originariamente devozionale per esporre le proprie convinzioni filosofiche, trasformando la rigida figura del santo in elegante campione dell’Umanesimo trionfante, frutto solo delle ritrovate potenzialità della ragione umana. Non si spiegherebbe altrimenti l’espressione adorante di Agostino di fronte ad un piccolo modello geocentrico dell’universo, chiaro sostituto del crocefisso nel cammino sapienziale del mondo terreno.

E poi vi sono i corposi volumi tratteggiati sullo sfondo della scena, pieni di ghirigori magici e formule pitagoriche. Anche se Botticelli inseri’ forse tali elementi solo per scopi estetici, essi infondono comunque al dipinto un’atmosfera intrigante, misteriosa, che testimonia la profonda eterodossia teologica e morale della prima età rinascimentale. Citato già con notevole ammirazione dai cronisti contemporanei, ammaliati dalla sua intricata complessità formale, il piccolo ritratto divenne percio’ un punto di riferimento imprescindibile per gli artisti successivi, fornendo loro continua ispirazione per ulteriori esperimenti visuali e/o contenutistici. Tuttavia la natura sostanzialmente profana dell’opera fu talmente ben dissimulata da raccogliere persino il plauso degli ambienti cattolici piu’ retrivi, che non videro le sottili punzecchiature dell’autore verso la spiritualità tradizionale, ormai sorpassata dalla riscoperta della vecchia sensibilità filosofica classica.

Paradossalmente, infatti, fu lo stesso Botticelli a fare atto d’ammenda per la sua eterodossia giovanile, entrando a far parte del movimento riformatore del Savonarola pochi anni dopo la morte di Lorenzo il Magnifico. Probabilmente turbato dalla crisi degli ideali umanistici, travolti dall’invasione francese dell’Italia nel 1494, l’artista fiorentino ripudio’ quasi completamente lo sfacciato neoplatonismo di Ficino, riavvicinandosi all’ortodossia religiosa della sua infanzia e arrivando addirittura a bruciare parte dei suoi lavori sulla pubblica piazza come solenne atto penitenziale.

Davvero uno strano destino per uno dei pittori piu’ originali del Rinascimento italiano, vittima forse del crollo inaspettato delle proprie illusioni.

Le categorie della guida

Ultimi interventi

Vedi tutti