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Errori di valutazione

Christies nella bufera per non aver valutato correttamente una tela di Tiziano nel 1994: ora gli acquirenti chiedono infatti un cospicuo risarcimento per le mancate rendite dovute alla falsa attribuzione di quindici anni fa.

Nel 1994 la celebre casa d’aste Christies vendette un piccolo quadro del Rinascimento veneto ad una coppia di agricoltori della contea di Ayrshire, in Inghilterra, per la risibile somma di 8000 sterline (circa 9000 Euro). Aldilà della pregevole iconografia religiosa, raffigurante Salomè nell’atto di raccogliere la testa di Giovanni Battista, la tela sembrava infatti essere un pezzo di scarso valore, realizzato probabilmente da un anonimo allievo delle tante botteghe attive sulla laguna veneziana alla metà del XVI secolo.

Ed anche i due nuovi proprietari non pagarono molta attenzione al loro acquisto, vendendolo presto ad un ricco imprenditore milanese per una cifra di poco superiore a quella precedente. Peccato però che il misero quadretto fosse opera di Tiziano, maestro indiscusso della scuola pittorica cinquecentesca ed artista di corte per la famiglia dell’imperatore Carlo V, potente signore di Spagna e dell’America Latina: grazie ad una serie di accurate indagini accademiche, infatti, l’imprenditore riuscì ad appurare il reale valore artistico dell’opera, capitalizzandolo subito con una brillante serie di presentazioni pubbliche nelle maggiori città europee. Nel 2004, ad esempio, il dipinto venne esposto con notevole clamore ad Edimburgo, incontrando poi lo stesso successo in eleganti mostre rinascimentali a Vienna e Venezia.

Secondo Sotheby’s - altra grande casa d’aste londinese - il quadro sarebbe addirittura appartenuto a Carlo I Stuart, sovrano spodestato e decapitato dalla rivoluzione puritana di Cromwell nel 1649: lo sfortunato monarca era infatti un fine appassionato d’arte, e faceva realizzare periodicamente i propri ritratti ufficiali da grandi professionisti fiamminghi come Anthony Van Dyck e Daniel Mytens. E tale semplice fatto aumenterebbe ulteriormente il valore economico del dipinto, portandolo quasi sulla soglia astronomica di 5 milioni di dollari, cioè oltre cento volte la cifra inizialmente calcolata da Christies.

Inutile dire che gli ex proprietari del quadro non l’hanno affatto presa bene, inoltrando una salatissima richiesta di danni alla celebrata istituzione di King Street per “mancanza di ricerca” sulle origini del reperto. La prima udienza in tribunale doveva esserci ieri, ma la casa d’aste ha trovato il modo di evitare la pubblica umiliazione, stringendo all’ultimo minuto un accordo segreto con la parte lesa.

I termini finanziari di tale compromesso legale non verranno dunque resi noti, ma è certo che siano piuttosto pesanti, forse pari alle ultime stime di mercato calcolate dai rivali di Sotheby’s. Gli errori si pagano sempre cari, specialmente nel “dorato” mondo dell’arte da esportazione.

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