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La leggenda di Caterina Sforza

A cinquecento anni dalla morte Forli' onora la celebre contessa rinascimentale, energica madre di Giovanni dalle Bande Nere, con una mostra dedicata al suo mito artistico-letterario nel corso dei secoli: un'affascinante cavalcata tra realtà e credenze popolari, quindi, ripercorsa attraverso gli antichi scritti di Niccolo' Machiavelli e le moderne fantasie dei mangaka giapponesi.

Sino al 28 febbraio prossimo Forli’ celebra Caterina Sforza, figura leggendaria del Rinascimento italiano, con una serie di iniziative dedicate alla sua turbolenta esistenza umana e politica, terminata cinquecento anni fa nei dintorni di Firenze: ma il ricordo storico della nobildonna milanese, figlia illegittima di Galeazzo Maria Sforza e Lucrezia Mandriani, è sempre rimasto legato alla Romagna, di cui fu signora amata e indiscussa dal 1488 al 1500. Rimasta vedova dell’inetto Girolamo Riario, nipote di papa Sisto IV, Caterina riusci’ infatti a strappare il controllo della regione ai nemici del marito, amministrandola indirettamente per il figlio Ottaviano, poco piu’ che bambino; inoltre, la successiva unione con Giovanni de’ Medici, realizzata in segreto dopo la morte del secondo marito Iacopo Feo, la porto’ ad imparentarsi con la piu’ potente famiglia italiana dell’epoca, accrescendo ulteriormente la sua influenza nelle vicende politiche di fine Quattrocento.

Tuttavia il forte legame con i Medici, sancito definitivamente dalla nascita del futuro Giovanni dalle Bande Nere nella Rocca di Ravaldino, poco distante da Forli’, non basto’ a proteggere la tenace contessa dalle ambizioni territoriali di Cesare Borgia, deciso ad includere la Romagna all’interno dei propri domini personali. Appoggiato dal padre Rodrigo, salito da poco sul trono pontificio col nome di Alessandro VI, il Valentino espugno’ infatti Imola nel dicembre 1499, occupando poi il resto del Forlivese nelle settimane successive. Caterina e i suoi figli furono catturati e portati prigionieri a Roma, dove subirono una dura cattività nelle segrete di Castel Sant’Angelo. In passato si è molto fantasticato sui rapporti tra la Sforza ed i suoi carcerieri, ipotizzando anche una relazione segreta con il Borgia: ma in realtà Caterina fu trattata assai malamente dalle autorità pontificie, che la sottoposero addirittura ad un lungo procedimento giudiziario con l’accusa di aver tentato di uccidere il Papa tramite lettere avvelenate. Giudicato con scetticismo dal Burckhardt, il processo termino’ solo con la rinuncia formale della Sforza ad i suoi diritti sulla Romagna, ceduta definitivamente ai Borgia nell’estate 1501.

Liberata da Castel Sant’Angelo, Caterina si reco’ quindi a Firenze, dove condusse una vita modesta e ritirata sino alla morte, avvenuta nel maggio 1509. I suoi ultimi anni furono segnati da una dura battaglia legale per l’affidamento dei figli, tenuti quasi in ostaggio dalla famiglia Medici, e dal tentativo di riconquistare il Forlivese dopo la caduta in disgrazia del Valentino nel 1503: la prima impresa le riusci’ facilmente, grazie anche all’amicizia del nuovo papa Giulio II, ma le città romagnole rifiutarono di tornare sotto il suo controllo, preferendo la signoria della famiglia Ordelaffi. Ormai rassegnata all’esilio, l’ex contessa si dedico’ cosi’ all’educazione dei figli e agli esperimenti di alchimia, sua vecchia passione giovanile, trovando finalmente un po’ serenità dopo un periodo di grandi tribolazioni personali. Ne è testimonianza il ricco epistolario privato di quegli anni, dotato di una sensibilità letteraria senza pari nell’Umanesimo italiano di inizio Cinquecento.

Intelligenza e forza di carattere resero quindi Caterina un’autentica celebrità del proprio tempo, e la mostra forlivese esplora in dettaglio proprio questo processo di mitizzazione culturale, iniziato con gli scritti di Niccolo’ Machiavelli al servizio del Valentino durante la campagna romagnola del 1499. Pur giudicandola negativamente per ragioni politiche, l’intellettuale fiorentino ne apprezzo’ infatti lo spirito energico e indomabile, dimostrato nella tenace difesa delle proprie terre contro forze numericamente superiori; da qui un lungo elogio della contessa romagnola, definita piu’ volte reverenzialmente con l’appellativo di “questa illustre Madonna” all’interno delle proprie opere storiche successive. Ma la coraggiosa lotta di Caterina contro il Borgia attiro’ anche l’attenzione del poeta popolare Marsilio Compagnon, che scrisse molte canzoni ed epigrammi dedicati alla bella signora di Forli’.

A partire da tali illustri contemporanei, quindi, la leggenda della Sforza crebbe a dismisura nei secoli seguenti, grazie ad una serie di fortunate biografie letterarie, modellate spesso sugli antichi canoni estetici del Boccaccio. Caterina divenne quindi simbolo di una femminilità matura e complessa, lontana dagli stereotipi della tradizione cattolica medievale, capace sempre di sorprendere o scioccare il lettora con la propria spregiudicatezza morale. La nascita del cinema all’inizio del Novecento trasferi’ poi queste suggestioni psicologiche in moltissimi film in costume, testimoniati dalla bella collezione autografa messa a disposizione da Annamode Costumes per la mostra forlivese.

E negli ultimi anni è infine arrivato il mondo del fumetto e dei videogiochi, che sembra aver donato alla nobildonna romagnola una seconda giovinezza narrativa: Caterina è infatti tra i protagonisti di Assassin’s Creed II, popolare action game di Ubisoft ambientato in epoca rinascimentale, e svolge persino un ruolo chiave nel manga Trinity Blood di Kiyo Kujo, dove - ironia della sorte - combatte insieme ai Borgia per salvare l’umanità dai vampiri Methuselah.

Davvero un periodo felice per un personaggio che non sembra smettere di affascinare e intrigare il pubblico moderno.

Questa illustre Madonna…La creazione di un mito - Palazzo Albertini, Forli’ - dal 30 ottobre 2009 al 28 febbraio 2010

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