
Poco prima della partenza per Orléans, Giovanna diede ulteriore prova delle sue capacità “soprannaturali”: grazie alle sue visioni venne infatti ritrovata un’antica spada dietro l’altare della chiesa di Ste-Catherine-de-Fierbois, poco distante da Chinon. L’evento galvanizzò talmente la truppe da portare alla creazione di uno stendardo speciale per la ragazza, con sopra dipinta un’immagine di Dio Padre accanto al tradizionale giglio di Francia. Nel frattempo Giovanna scrisse una lunga lettera al re d’Inghilterra chiedendogli di restituire la libertà al proprio paese, ma il messaggio rimase senza risposta.
Così il 29 aprile 1429 la ragazza raggiunse infine l’esercito regio di fronte ad Orléans, tenuto in scacco da un insieme di forti costruiti dagli Inglesi intorno alla città. Il suo arrivo provocò notevole agitazione tra i soldati, convinti ormai di avere il Paradiso dalla propria parte, ma non convinse affatto i loro comandanti, che cercarono persinodi escludere la donna dai consigli di guerra ufficiali, tenuti alla presenza di La Trémoille e dell’arcivescovo di Reims. Tuttavia le pressioni politiche del re e l’astuzia personale della “profetessa” - capace di consigliare i suoi interlocutori con eccezionale acume - finirono per rendere Giovanna il vero perno della successiva campagna militare, condotta a termine felicemente nell’arco di appena due settimane.
Di conseguenza la tradizione religiosa ha interpretato tale vittoria francese come segno tangibile del favore divino, anche se è più probabile che gli Inglesi avessero già deciso di abbandonare la città per motivi di carattere logistico. Comunque sia, l’aggressiva leadership di Giovanna - mostrata ripetutamente di fronte al nemico - consentì alle truppe di Carlo VII di cogliere un successo decisivo contro i loro avversari, aprendo la strada alla liberazione prima di Troyes e poi di Reims.
Nel frattempo la giovane “veggente” continuò a dare il proprio inimitabile sostegno alla causa dei Valois, partecipando alla vittoriosa battaglia di Patay del 18 giugno 1429. In tale occasione i Francesi vendicarono finalmente la terribile disfatta subita quattordici anni prima ad Azincourt, travolgendo gli arcieri nemici con un’unica carica travolgente. Solo il comandante Sir John Fastolf e pochi altri riuscirono a scampare alla carneficina, soffrendo pure i provvedimenti punitivi del Duca di Bedford per la grave sconfitta.
Patay permise quindi ai Francesi di conquistare Reims, dove Carlo fu ufficialmente incoronato sovrano di Francia alla presenza del suo intero seguito, inclusa la sempre battagliera Giovanna, ora diventata nobile per ovvi meriti militari. In autunno la ragazza partecipò ancora alla sfortunata avanzata in direzione di Parigi, cogliendo qualche successo nella Valle della Loira; ferita più volte, era ormai la beniamina indiscussa dei suoi uomini, che rischiavano spesso la vita per proteggerla sul campo di battaglia. Ma la bella favola della contadinella di Domremy era purtroppo destinata a terminare drammaticamente nella primavera 1430: catturata fortunosamente dai Borgognoni, storici rivali di Carlo VII per il trono transalpino, essa venne tenuta a lungo prigioniera nella torre di Vermandois, passando poi in mano agli Inglesi nel gennaio 1431. Forse sobillata da La Trémoille, geloso dei successi della giovane, la corte dei Valois fece poco o nulla per assicurare la liberazione della propria benefattrice, dando così vita ad uno dei peggiori episodi di ingratitudine dell’intera storia europea.
Intanto il Duca di Bedford istituì un autentico processo pubblico a danno della sfortunata prigioniera, nella speranza di distruggere la sua immagine eroica presso il popolo francese. Guidato dal vescovo Pierre Cauchon di Beauvais, noto amico del potente aristocratico inglese, il tribunale ecclesiastico si riunì quindi a Rouen per decidere il destino della giovane, ma Giovanna non si fece affatto intimorire dal contegno sprezzante dei suoi accusatori, ribattendo ad ogni loro accusa teologica con incredibile fermezza. Le sue risposte energiche al vescovo Cauchon - registrate con dovizia di particolari dal cronista Nicolas Bailly - contribuirono a rafforzare il mito della pulzella d’Orléans nell’immaginario dei Francesi, nullificando di fatto la manovra psicologica di Bedford.
Alla fine, però, il verdetto era già scritto: condannata formalmente per eresia, la ragazza fu bruciata viva sul rogo nel maggio 1431, dopo avere subito anche gravi molestie sessuali da parte dei suoi carcerieri. Le cronache dell’epoca raccontano che gli Inglesi erano così spaventati dalla sua figura da ripetere una seconda volta l’intero procedimento, bruciandone i resti abbrustoliti e poi gettandoli frettolosamente nella vicina Senna. Persino il boia Geoffroy Therage mostrò parecchia ansia nel corso dell’esecuzione, dichiarando successivamente di temere per la propria anima immortale.
Questi episodi sono probabilmente apocrifi, ma testimoniano comunque la svolta profonda impressa da Giovanna alla storia del proprio paese, in un periodo di grave dissesto politico e religioso. Guidate dal suo sacrificio personale, infatti, le armate francesi continuarono a cogliere numerose vittorie contro i loro nemici, liberando infine Parigi e costringendo gli Inglesi ad abbandonare buona parte dei loro originari possedimenti d’Oltremanica. Nel frattempo papa Callisto III fece aprire un’indagine ufficiale sul processo di Rouen, mettendo in luce i comportamenti scorretti della giuria presieduta da Cauchon: nel 1457 la sentenza di eresia venne così annullata dalle autorità pontificie, permettendo la totale riabilitazione del personaggio agli occhi della cristianità europea.
Venerata come una santa nel proprio paese, Giovanna entrò dunque di diritto nell’immaginario culturale francese, ispirando artisti come Jean-Auguste-Dominique Ingres, Eugene Thiriot e Hyppolite Delaroche. Inoltre, durante la Seconda Guerra Mondiale, il generale Charles de Gaulle adottò la Croce di Lorena come simbolo ufficiale del movimento di resistenza contro i nazisti, sperando di ripetere gli exploit della pulzella di Orléans nella liberazione dal dominio straniero.
E la sorte (o la protezione divina) fu nuovamente benigna, rafforzando di fatto la leggenda della contadinella di Domremy presso i suoi compatrioti.

SimoneP








