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La Regina dei Nove Giorni

Mito e realtà di Lady Jane Grey (1536-54), eroina di un celebre quadro di Paul Delaroche ora in mostra alla National Gallery di Londra.



Nel 1834 Paul Delaroche presentò al Salon parigino una grande tela melodrammatica dedicata all’esecuzione di Lady Jane Grey, regina d’Inghilterra per pochi giorni durante il caos istituzionale seguito alla morte di Edoardo VI, unico erede maschio della dinastia Tudor. Carica di forti emozioni, l’opera ricevette il plauso incondizionato del pubblico contemporaneo, infatuato di epica storico-romantica, ma finì ben presto per cadere nel dimenticatoio con l’avvento degli Impressionisti nella seconda metà del XIX secolo. Questi ultimi infatti consideravano Delaroche come un relitto della vecchia iconografia accademica, e contribuirono con i loro scritti alla denigrazione dei suoi quadri, relegati nei sotterranei dei principali musei di mezza Europa.

In particolare, il ritratto di Jane Grey venne acquistato dalla Tate Gallery londinese nei primi anni del Novecento, ma dovette subirere lunghi periodi di “reclusione” a causa della sua impopolarità critica. Nel 1974 esso venne infine ceduto alla National Gallery, che gli dedicò un piccolo spazio espositivo all’interno della sezione dedicata all’arte romantica. Sorprendentemente il quadro ritornò ad essere estremamente popolare, guadagnandosi il consenso silenzioso di centinaia e centinaia di spettatori, capaci addirittura di consumare il pavimento della sala pur di ammirarlo ancora una volta.

Questo trionfo inaspettato ha quindi ampiamente vendicato Delaroche dei suoi critici, riportandolo al centro del dibattito artistico dopo circa un secolo di immeritato oblio. Tuttavia la riabilitazione critica del dipinto - oggi in mostra ufficiale nella prestigiosa istituzione di Trafalgar Square - ha anche spinto storici ed addetti ai lavori ad interrogarsi nuovamente sul reale personaggio di Jane Grey, vista prima come una semplice nota d’appendice nella lunga saga dei Tudor. Nel 1987 le è stata anche dedicata una fortunata pellicola cinematografica con protagonista Helena Bonham Carter, che ha rilanciato la sua tragica storia a livello internazionale.

Figlia del Duca di Suffolk, Jane aveva appena diciassette anni quando venne nominata erede al trono dal cugino Edoardo, ormai in punto di morte. La sua infanzia era stata segnata dai maltrattamenti della madre Frances Brandon, disgustata dal suo carattere eccessivamente remissivo, e dagli intrighi di Thomas Seymour, marito infedele della sfortunata Catherine Parr, ultima compagna ufficiale dell’irascibile Enrico VIII. In particolare, la morte di Catherine nel 1548 fu un duro colpo per la ragazzina, che aveva finito per considerare la donna come un’autentica seconda madre, piena di amorevoli cure nei suoi confronti; da lì in poi iniziarono i tormenti ad opera di Seymour, intenzionato forse a darla in sposa al proprio fratello minore Edward, Duca di Somerset.

Quest’ultimo non gradì le attenzioni interessate di Thomas, e contribuì alla sua definitiva caduta politica alcuni mesi più tardi. Nel frattempo il padre di Jane cercò di accasarla con diversi esponenti dell’alta aristocrazia inglese, ma senza successo: nel maggio 1553 essa si sposò infine con Lord Guilford Dudley, ultimogenito del Duca di Northumberland, vicinissimo alla cerchia più ristretta di Edoardo VI. Le nozze rappresentarono l’ennesima prepotenza della Brandon nei confronti della figlia, poco propensa alla vita coniugale per motivi religiosi, e catapultarono la povera Jane al centro degli intrighi politici per la successione al trono d’Inghilterra.

Grazie alla pedanteria di Northumberland, infatti, Edoardo modificò le proprie disposizioni testamentarie in favore della ragazza, così da evitare un ritorno del paese al cattolicesimo romano praticato dalla sorellastra Maria, figlia di Caterina d’Aragona. Alla sua morte, nel luglio 1553, Jane divenne quindi regina d’Inghilterra, assicurando alla famiglia del marito una pesante ipoteca sul futuro della monarchia britannica; ma gli intrighi di Northumberland non avevano fatto i conti con la determinazione di Maria, che riuscì a radunare un vasto esercito di sostenitori nell’East Anglia e a marciare poi trionfalmente su Londra. La presenza di tale forza militare convinse il Parlamento a rievocare il proprio riconoscimento formale nei confronti di Jane, condannandola di fatto alla pena capitale come usurpatrice. Inizialmente, però, l’intervento conciliatore di Carlo V sembrò convincere Maria a risparmiare la vita della giovane rivale, tenendola segregata nella Torre di Londra.

Tuttavia lo scoppio della rivolta protestante di Thomas Wyatt - contraria ai rinnovati rapporti di amicizia con la cattolicissima Spagna - fece ritornare presto la regina sulle sue decisioni, destinando l’infelice ragazzina al patibolo. Il 12 febbraio 1554 Jane venne così decapitata nel cortile della Torre, al termine di una cerimonia lunga e straziante. Una settimana più tardi anche il padre subì la stessa sorte, probabilmente per via dei rapporti troppo stretti con Northumberland. Per ironia della sorte l’unica a cavarsela fu l’arcigna Frances Brandon, che poté continuare a frequentare la corte con le figlie supestiti.

Una vera e propria ingiustizia, catturata perfettamente nello splendido quadro di Delaroche, simbolo dell’innocenza sacrificata alla ragion di stato.

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