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L'organista di Lincoln

Poco conosciuto in Italia, William Byrd (c. 1539-1623) è stato il maggiore compositore inglese di epoca rinascimentale, autore di splendidi brani polifonici per la corte dei Tudor. E ancora oggi molte sue opere vengono regolarmente suonate nelle chiese di tutto il paese, in occasione dei solenni riti della Settimana Santa.

Secondo le recenti ricerche archivistiche di John Harley, William Byrd sarebbe nato a Londra nell’autunno 1539, ultimogenito di una famiglia numerosa composta da padre, madre, due fratelli e ben quattro sorelle. Ma le testimonianze affidabili sono scarse e resta quindi difficilissimo ricostruire l’itinerario giovanile del maggiore compositore inglese del Cinquecento, allievo prediletto di Thomas Tallis, compositore ufficiale della dinastia Tudor.

E’ probabile che il suo primo apprendistato musicale sia però avvenuto sotto la guida dei cantanti John Sheppard e William Mundy, entrambi abilissimi nella complessa arte dei salmi religiosi: molti brani di Byrd mostrano infatti una notevole costruzione vocale, tipica di un’esperienza diretta nella recitazione melodica dei testi sacri. Comunque sia, la sua carriera professionale fu profondamente segnata nel 1563 dall’assunzione come organista per la cattedrale di Lincoln, tra i principali templi storici del cristianesimo britannico; un incarico estremamente prestigioso, dunque, che William mantenne con successo per circa un decennio. Sfortunatamente la temperie religiosa dell’epoca - segnata dal duro contrasto tra Cattolici e Protestanti - lo costrinse infine ad abbandonare lo splendido edificio gotico, custode addirittura di una delle poche copie originali della Magna Carta concessa da Giovanni Senza Terra nel 1215.

Gli anni passati a Lincoln furono però straordinariamente fecondi dal punto di vista artistico, forse anche per la profonda spiritualità della gente locale, legata al nascente movimento puritano. Nonostante la sua indiscussa fede cattolica, Byrd si dimostrò infatti capace di elaborare brani semplici e rigorosi, modellati sull’originale austerità del testo biblico: tra le composizioni di questo periodo, vanno certamente ricordati gli elegantissimi In Nomine, dotati di una forza espressiva di particolare efficacia.

Tuttavia l’abilità artistica non salvò William dal sospetto dei suoi parrocchiani, piuttosto seccati di avere un “papista” come direttore del coro alle funzioni domenicali. Pagato poco e male, con una moglie e dei bambini piccoli da mantenere, il musicista dovette quindi cercarsi un nuovo posto di lavoro nella capitale, dove i suoi vecchi contatti giovanili gli procurarono un incarico temporaneo alla corte della regina Elisabetta, rimasta da poco orfana del brillante Robert Parsons. La sincera passione musicale della sovrana fece poi il resto, procurando allo sfortunato organista un lauto stipendio fisso.

Libero da costrizioni economiche e dottrinali, Byrd poté così dedicarsi completamente allo sviluppo del proprio stile musicale, adattandolo alle necessità formali della neonata liturgia anglicana. Elisabetta non era infatti una fanatica del tradizionale rigore protestante e voleva brani capaci di coniugare spiritualità e raffinatezza acustica: William la accontentò con una lunga serie di sofisticate canzoni in Latino, raccolte dal 1575 in eleganti raccolte editoriali prodotte dal celebre stampatore ugonotto Thomas Vautrollier. Tra l’altro, grazie alla preziosa collaborazione del cortigiano Richard Mulcaster, questi brani contribuirono alla riscoperta scolastica delle lingue classiche in terra inglese, promuovendo un contatto diretto con l’avanzato Umanesimo continentale. Non a caso alcuni mottetti di William rieccheggiano talvolta le atmosfere sinuose del bolognese Alfonso Ferrabosco, attivo alla corte dei Tudor intorno alla metà del XVI secolo.

Byrd fu sempre attento nel rispettare le convinzioni religiose della committenza regia, ispirando anche diversi pezzi ai sermoni infiammati di Lutero, ma la sua ostinata devozione alla Chiesa di Roma - acquisita probabilmente in tarda età adolescenziale - finì comunque per metterlo nei guai, soprattutto a causa della continua presenza di sobillatori papali presso la corte Tudor. Sospettato di far parte di un complotto contro Elisabetta, egli venne persino messo agli arresti domiciliari nel 1583, anche se la sanzione durò solo per pochi mesi. Di conseguenza i brani di questo periodo, tra cui gli eccellenti salmi Laetentur caeli e Circumspice Jerusalem, risultano particolarmente drammatici, con una sottile nota di patetico vittimismo nelle parti principali.

Tuttavia William tornò presto nelle grazie della regina, continuando a scrivere e pubblicare musica di altissima qualità per oltre due decenni. Nel 1591 eglì abbandonò infatti la semplice tradizione dei mottetti per la complessità sonora dei madrigali, resi famosi dal talento geniale di Pierluigi da Palestrina: e Byrd non sfigurò affatto di fronte al grande maestro italiano, realizzando melodie raffinate e popolari allo stesso tempo. Ormai ricco e politicamente “sicuro”, egli si trasferì poi con la famiglia nelle campagne dell’Essex, dove forse partecipò ai riti clandestini della locale comunità cattolica, soggetta a pesanti restrizioni con l’avvento al trono del dispotico Giacomo I Stuart.

La sua musica era però più grande di qualsiasi “piccola chiesa”, ed ancora oggi essa viene eseguita regolarmente in tutto il paese in occasione della Settimana Santa, da cori sia cattolici che protestanti. Un piccolo tributo alla potenza universale dell’arte sullo sfrenato particolarismo delle dottrine ufficiali.

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