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L'eroe di Azincourt (1)

Vita e leggenda di Enrico V (1387-1422), eroico sovrano inglese protagonista dell'omonima tragedia shakespeariana.

E’ difficile trovare una figura storica altrettanto popolare di Enrico V, eroe della Guerra dei Cent’Anni (1337-1453): ancora oggi solo Winston Churchill e la regina Vittoria possono competere con lui per il cuore degli Inglesi, ma la loro resta comunque una sfida impari e faticosa. Merito anche di un certo William Shakespeare, che ha immortalato il leggendario sovrano in una celebre tragedia, portata poi sullo schermo cinematografico da giganti come Laurence Olivier e Kenneth Branagh.

Eppure Enrico non sembrava affatto destinato a tanta grandezza: figlio di Enrico di Bolingbroke e Mary de Bohun, egli si trovò ad ereditare un paese turbolento e diviso, flagellato da continue lotte feudali. La sua data di nascita rimane un mistero, anche se alcuni storici la collocano con notevole precisione intorno all’estate del 1387. Da bambino egli vide pochissimo i genitori, anche perchè esiliati dallo zio Riccardo II per motivi dinastici; ma la sua straordinaria capacità di adattamento gli consentì di sopravvivere agli intrighi di corte, ottenendo persino rilevanti incarichi amministrativi in territorio irlandese. Nel 1399, però, l’incoronazione del padre come sovrano d’Inghilterra lo riportò improvvisamente al centro della scena politica nazionale, grazie anche alla doppia nomina come Principe di Galles e Duca di Lancaster.

Tuttavia Enrico rinunciò volentieri agli incarichi regi per rifugiarsi nella quiete campestre di Oxford, dove studiò storia e letteratura sotto la supervisione dello zio Henry Beaufort, rettore dell’omonima università. E forse fu proprio durante tale ritiro, che egli maturò l’intenzione di calcare le orme del suo predecessore Edoardo III, vincitore della mitica battaglia di Crecy nel 1346. Dopotutto il trono d’Oltremanica gli spettava comunque di diritto, come Duca d’Aquitania e principe di sangue francese per parte materna.

Così nel 1403, dopo un periodo di relativa oscurità, Enrico salì al trono come co-reggente con la ferma intenzione di condurre a termine l’ambizioso disegno dei suoi antenati, unificando Inghilterra e Francia sotto un’unica dinastia regale. Ma tale impresa dovette essere rimandata per diverso tempo a causa della violenta rivolta gallese capeggiata da Owain Glyndwr (1354?-1416?), che assorbì le risorse della monarchia britannica per oltre dieci anni. Durante una delle tante campagne contro i ribelli, lo stesso principe rischiò di morire perchè colpito in pieno viso da una freccia nemica, ma gli sforzi del medico di corte John Bradmore riuscirono infine a salvargli la vita.

Intanto la malattia del padre gli cosentì di assumere sempre più importanti incarichi di governo, anche se una lite familiare nel 1411 rischiò di diseredarlo per sempre dalla corona di San Giorgio, soprattutto per via del suo carattere violento e irruente. Shakespeare ha molto speculato su tale caratteristica nella sua popolare tragedia, ma non c’è dubbio che Enrico avesse un temperamento assai spregiudicato, alimentato da sogni di gloria cavalleresca. Ma molti storici sono convinti che tanta cattiva nome sia anche frutto di successive campagne diffamatorie, volte ad infangare la memoria del sovrano per fini politico-religiosi.

Comunque sia, Enrico divenne definitivamente re nel marzo 1413, dopo la morte improvvisa del vecchio genitore: la sontuosa incoronazione avvenne nell’Abbazia di Westminster alla presenza di tutta la nobiltà inglese, giunta nella capitale a dispetto di una terribile tempesta di neve. I cronisti dell’epoca descrivono il giovane sovrano come alto, magro, perfettamente rasato e con i capelli tagliati a caschetto sopra le orecchie. Ma è soprattutto il suo atteggiamento forte e spavaldo a risaltare nelle loro pagine: secondo un testimone, infatti, i suoi occhi splendevano di una luce intensa, a metà strada tra la “mitezza della colomba” e la “ferocia del leone”.

E il nuovo re dimostrò subito entrambe le qualità, riconciliandosi con i ribelli del passato e schiacciando spietatamente il movimento religioso dei Lollardi, desideroso di una maggiore giustizia sociale secondo i precetti originali del Vangelo. Tra le vittime della repressione, vi fu anche Sir John Oldcastle, vecchio amico del sovrano; accusato di eresia, egli venne catturato e impiccato dalle autorità civili nel dicembre 1417, dopo oltre due anni di latitanza. La sua figura ha probabilmente ispirato il personaggio di Falstaff, bizzarro cortigiano-guerriero ritratto da Giuseppe Verdi in un famoso melodramma del 1893.

Con l’Inghilterra pacificata alle proprie spalle, quindi, Enrico poteva finalmente dedicarsi ai suoi antichi propositi giovanili di conquista della Francia. Dopo inutili negoziati diplomatici con i Valois per assicurarsi il trono transalpino, nell’agosto 1415 egli organizzò un piccolo esercito di fanti ed arcieri, sbarcando poi sulle coste sabbiose della Normandia.

Iniziava così un’epopea leggendaria destinata a lasciare un segno indelebile nella memoria storica inglese.

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