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Presunto Michelangelo

Il Metropolitan Museum di New York "riscopre" una tela originale del maestro toscano, sinora attribuita all'amico Francesco Granacci (c. 1469-1543). Bufala o realtà?



Anche Michelangelo finisce nel calderone delle “attribuzioni d’autore”: non bastassero le recenti vicissitudini leonardesche, pure Buonarroti è finito infatti sotto i riflettori del mercato dell’arte internazionale, grazie addirittura all’intervento ufficiale del Metropolitan Museum di New York. La prestigiosa istituzione americana ha “scoperto” che una delle sue opere d’archivio - attribuita originariamente a Francesco Granacci (c. 1469-1543), collaboratore del maestro nella decorazione della Cappella Sistina - potrebbe essere stata dipinta da Buonarroti poco prima del suo lungo soggiorno romano, iniziato nel 1506.

Raffigurante la predicazione di San Giovanni Battista, il quadro venne acquistato quarant’anni fa dal Metropolitan per appena 60 000 sterline, raggiungendo poi le 400 000 come semplice Granacci negli ultimi anni. Oggi, se la pista Michelangelo fosse confermata, il suo valore di mercato schizzerebbe ad oltre 150 milioni di sterline, rappresentando così un notevole investimento per il museo newyorkese. Ma siamo davvero di fronte ad un lavoro di Michelangelo?

Al momento la domanda resta senza risposta, nonostante l’entusiastico endorsement dell’esperto americano Everett Fahy, che sta preparando un dettagliato articolo sull’argomento per il periodico accademico Nuovi Studi. Realizzata in tempera e oro su legno, l’opera è comparsa per la prima volta di fronte a pubblico ed esperti cinquant’anni fa, durante una mostra alla Royal Academy di Londra; già allora diversi studiosi avanzarono dubbi sull’ipotesi Granacci, in virtù di una maggiore raffinatezza compositiva rispetto alle sue tele precedenti.

Secondo Fahy, però, ci sono due elementi ben precisi che fanno pensare ad una paternità michelangiolesca, magari realizzata in collaborazione con il fedele assistente fiorentino: anzitutto, le rocce della scena sembrano comporre un blocco di marmo, simile a quelli utilizzati dal maestro per i suoi capolavori scultorei più famosi (David, Mosé ecc.); poi, le figure maschili mostrano forti analogie anatomiche con quelle del Tondo Doni agli Uffizi, con corpi slanciati e visi armoniosi.

Resta naturalmente il dubbio, che esperti ed appassionati d’arte dovranno cercare di risolvere nel prossimo futuro.

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