
La spettacolare vittoria di Alessandro Magno sui Persiani ad Isso, in Turchia, è da sempre soggetto popolare nelle varie arti figurative, che si rifanno esplicitamente allo straordinario mosaico greco-romano del II secolo a.C., conservato al Museo Nazionale Archeologico di Napoli, dove il sovrano macedone insegue i nemici sconfitti con notevole realismo scenico. Tuttavia c’è anche chi si è discostato da tale modello naturalistico, scegliendo una via più intrigante ed originale: è il caso, ad esempio, del tedesco Albrecht Altdorfer (c. 1480-1538), autore di uno dei massimi capolavori della pittura europea rinascimentale.
Nato a Regensburg, in Baviera, nel penultimo decennio del XV secolo, Altdorfer si era inizialmente affermato grazie ad una serie di dipinti religiosi ispirati al modello tradizionale di Durer e Lucas Cranach il Vecchio, con forti tonalità drammatiche sia nel colore che nei personaggi. Tra i lavori di questa prima fase, va certamente ricordata la magnifica Resurrezione del 1518, conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna, dove l’immagine del Cristo risalta con grande potenza sullo sfondo di un cielo cupo al tramonto.
Grazie a tale nota metafisica, Altdorfer divenne presto richiestissimo alla corte degli Asburgo, nuovi sovrani del Sacro Romano Impero, che gli affidarono spesso la decorazione di molte pale d’altare per i principali monasteri dell’area danubiana. Nel 1529, però, il Duca Guglielmo IV di Baviera decise di commissionargli un’opera completamente diversa, volta a celebrare il fallimento della recente offensiva turca contro Vienna, ultimo baluardo cristiano in Europa centro-meridionale: il soggetto era appunto la famosa vittoria di Alessandro Magno sui Persiani, rappresentata sin dall’antichità come trionfo dell’Occidente sull’Oriente.
E’ probabile che Altdorfer fosse scelto per la sua eccellente propensione alla pittura paesaggistica, sviluppata sempre con notevole successo nei suoi quadri di tipo religioso. Comunque sia, l’artista bavarese non si lasciò certo spaventare dall’immane compito, così diverso rispetto dal proprio genere abituale, realizzando in pochi mesi un capolavoro straordinario del primo Rinascimento tedesco. Ispirandosi allo stile visionario del contemporaneo Matthias Grunewald, Altdorfer costruì infatti una scena monumentale (158 x 120 cm.), dove lo spazio è talmente verticalizzato da annullare ogni singolo personaggio nella propria vastità, avvolgendo l’intera battaglia di un valore quasi escatologico. Attorniato da un profluvio di lance e spade, Alessandro sta per lanciare l’attacco decisivo contro i Persiani, ritratti in vesti moresche, chiaro riferimento alle armate dell’Impero Ottomano; intanto, sullo sfondo, un agitato Mar Mediterraneo sembra partecipare all’ardore generale del combattimento, rischiarato da una misteriosa luce all’orizzonte. Rispetto all’asciutto realismo del modello antico, ogni cosa viene quindi trasfigurata in chiave simbolica, sviluppando qua e là forti accenti religiosi. Non a caso, in lontananza, fa brevemente capolino persino la leggendaria Torre di Babele, già protagonista di una memorabile rappresentazione di Peter Bruegel il Vecchio (1525-1569).
In virtù di tale straordinaria spettacolarità, frutto di un sapiente mix di ampi spazi e colori intensi, l’opera piacque molto al Duca di Baviera, che offrì addirittura ad Altdorfer la carica di borgomastro di Regensburg come ricompensa per le sue fatiche, premio gentilmente rifiutato per proseguire la carriera artistica nella regione. Tuttavia, in tempi recenti, molti storici hanno sottolineato la generale ambiguità della composizione, realizzata senza precisi riferimenti temporali e dominata da una confusione paesaggistica spaventosa. Secondo la medievista Kathleen Davis, però, tali critiche sono inutili, perchè non comprendono il reale significato filosofico-spirituale del quadro di Altdorfer: una raffigurazione ciclica della storia come ripetizione assidua degli stessi eventi, dominati dall’imperscrutabile volontà divina. Infatti, l’iscrizione marmorea al centro della scena riporta tanto i numeri ufficiali della battaglia di Isso che quelli dell’assedio di Vienna, riuniti in un’unica atemporalità metastorica.
Oggi la tela è conservata all’Alte Pinakothek di Monaco, accanto ad altri celebri battaglie dell’antichità (Canne, Alesia) dipinte da altri artisti rinascimentali tedeschi (Melchior Feselen, Hans Burgkmair).

SimoneP








