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San Gerolamo nello studio

Un raffinato capolavoro di Antonello da Messina (c. 1430-1479), enigmatico maestro del Rinascimento italiano.



Conservato alla National Gallery di Londra, San Gerolamo nello studio è uno dei principali dipinti di Antonello da Messina, realizzato intorno al 1475 per una committenza non meglio specificata. La prima traccia del quadro si trova infatti solo in un registro veneziano del 1529, dove il suo autore viene addirittura indicato in Jan van Eyck o Hans Memling, entrambi popolari artisti fiamminghi del XV secolo. Solo analisi successive hanno infine consentito l’attribuzione definitiva al Messina, ispirato forse da un’omonima opera di van Eyck del 1456.

Come al solito, quindi, il geniale autore siciliano ha lasciato pochi indizi sulle sue vere intenzioni artistiche, lasciando i propri ammiratori nell’ignoranza storico-estetica più completa. E tuttavia il San Gerolamo è l’ennesimo capolavoro di stile ed eleganza, costruito con straordinaria attenzione per ogni più piccolo dettaglio. In un grande studio sormontato da archi catalani, infatti, il protagonista appare assorto nella lettura della Bibbia, mentre la luce esterna dona al suo austero contegno un tono quasi monumentale, espresso in modo forte ed unitario.

Le diverse parti della tavola sono così unite in una solida costruzione prospettica, dove la precisione minuziosa degli oggetti (libri, pergamene, penne d’oca ecc.) rimanda alla naturalezza fiamminga di metà Quattrocento, capace di dare lustro anche agli elementi meno significativi di una tela. Inoltre sono presenti anche richiami simbolici alla tradizione cristiana, sviluppati secondo la solita riservatezza enigmatica dell’autore: sullo sfondo scuro, in fondo alla stanza, compare infatti un leone, mentre intorno a Gerolamo si agitano diversi tipi di uccelli tra cui un coloratissimo pavone, simbolo dell’onniscienza divina. E sullo scrittoio del santo c’è anche spazio per un gatto e due vasi di fiori, chiari riferimenti alla missione salvifica di Cristo.

Ma la prospettiva centrale resta sempre concentrata sulla magra figura del santo, vestita in abiti cardinalizi, che continua a leggere placidamente le Scritture senza badare al curioso trambusto intorno a lui: quasi la personificazione ideale del dotto umanista di quel tempo, votato alla solitudine in nome della conoscenza.

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