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La fabbrica dei falsi

La National Gallery di Londra dedica una bella mostra ai "capolavori falsati", cioè a quelle imitazioni artistiche scambiate erroneamente per dipinti originali. Tanti i protagonisti rinascimentali della rassegna, inclusi Velazquez, Holbein e Botticelli.

Per tutta l’estate la National Gallery londinese ospiterà, nelle sue auguste sale, una mostra alquanto originale: protagoniste assolute della scena, infatti, saranno imitazioni e contraffazioni artistiche di molti capolavori del passato, scambiate erroneamente per clamorosi originali d’epoca. L’iniziativa ha in parte carattere ironico, perchè buona parte dei quadri esposti fanno sciaguratamente parte delle collezioni ufficiali del museo, ma allo stesso tempo vuole gettare nuova luce sulle complesse pratiche di attribuzione di un’opera, difficili e rischiose sia oggi che nei secoli passati.

Intitolata significativamente Close Examination (Esame Ravvicinato), l’esposizione infatti si concentra inizialmente sulle normali operazioni di riconoscimento scientifico del laboratorio della Gallery, effettuate tramite raggi X e fotografie ad infrarossi, per poi soffermarsi sui dipinti involontariamente o truffaldinamente acquistati negli ultimi centocinquant’anni, prima dell’avvento delle moderne tecnologie forensi. Il risultato è strabiliante: ad occhio nudo non si riesce affatto a distinguere un Botticelli vero da uno falso, salvo conoscenza ultradettagliata dello stile dell’artista fiorentino, e i materiali delle copie sono spesso abili riproduzioni di quelli originali, aumentando così i contorni dell’imbroglio.

Per esempio, solo i complessi esami degli esperti del museo hanno consentito di smascherare un “pseudo-Durer”, imitato quasi alla perfezione dai suoi falsari e pronto per essere venduto a prezzi d’asta spropositati. A tradire la contraffazione sono stati infatti i pigmenti verdi e blu della tela, di chiara fabbricazione sintetica; ma un profano, sprovvisto di provette e microscopio, sarebbe certamente caduto nella trappola, comprando un autentico “bidone”. E in effetti, durante il XIX secolo, tale carenza tecnica giocò spesso a sfavore degli esperti dell’istituzione londinese, portando nelle sue collezioni molti “falsi d’autore” come un autoritratto di Gustave Courbet realizzato ben otto anni dopo la morte del celebre pittore francese. Ma c’è spazio anche per pregevoli contraffazioni di Velazquez, Poussin, Rembrandt e Manet.

Naturalmente non tutti gli occhi sono uguali e alcuni critici d’epoca riconobbero spesso la truffa, risparmiando denaro e pessime figure ai propri patroni. Tuttavia l’intervento dell’esperto poteva risultare anche tardivo, senza possibilità di rimedio per il danno subito: nel 1847, ad esempio, Sir Charles Lock Eastlake, primo direttore della National Gallery, perse il posto per aver acquistato un falso ritratto di Hans Holbein, maestro del Rinascimento tedesco, per la “clamorosa” cifra di 630 sterline. Diversi curatori del museo si resero infatti conto della truffa, ma non prima della stampa popolare, che distrusse la carriera del povero funzionario.

Oggi, dopo decenni passati in uno scantinato, il “dipinto fatale” torna ad ornare le pareti principali dell’istituzione londinese, messo provocatoriamente a fianco dell’originale. Difficile distinguerli, anche se la scienza moderna ha stabilito che l’opera fasulla è comunque un capolavoro rinascimentale, essendo stata realizzata solo diciassette anni dopo la morte del “vero” Holbein.

Close Examination: Fakes, Mistakes and Discoveries - Londra, National Gallery - sino al 12 settembre 2010

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