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Le sfumature della Gioconda

Grazie a sofisticati apparecchi tecnologici un'équipe scientifica ha analizzato le particolari sostanze cromatiche usate da Leonardo per dipingere il suo più celebre capolavoro. E i risultati dell'indagine - pubblicati subito da un giornale scientifico internazionale - promettono di risolvere alcuni misteri della spettacolare tecnica vinciana, assolutamente inimitabile nel corso dei secoli successivi.

Sembra proprio che gli esami non finiscano mai, almeno per La Gioconda, celeberrimo ritratto dipinto da Leonardo Da Vinci tra il 1503 ed il 1505: da sempre principale attrazione del Louvre parigino, tale opera è stata infatti recentemente sottoposta ad alcuni test da parte dell’ESRF di Grenoble, laboratorio specializzato nello studio delle radiazioni luminose e dei processi molecolari. Scopo della ricerca era quello di comprendere i segreti dello “sfumato” leonardesco, ovvero l’insieme di quei particolari effetti ottici usati dal maestro rinascimentale per impreziosire esteticamente i propri lavori.

Guidata dal professor Philippe Walter, l’équipe savoiarda ha quindi analizzato chimicamente la composizione di svariate tele dell’artista toscano, incluse La Vergine delle Rocce e La Belle Ferronière. Ma il pezzo più ambito dal progetto era naturalmente La Gioconda, e - grazie all’impiego di sofisticate apparecchiature tecnologiche - gli scienziati sono riusciti ad esplorarne la superficie sin nei minimi dettagli, senza però mai intaccarne la fragilissima struttura generale. Monna Lisa è stata infatti visionata a distanza coi raggi X, evitando il prelievo di campioni fisici dal materiale originario; inoltre, il gruppo di Walter ha impiegato anche speciali tecniche di fluorescenza per distinguere i vari pigmenti colorati presenti sul dipinto.

I risultati dell’indagine, iniziata ufficialmente nel 2005, sono stati a dir poco sorprendenti: gli scienziati hanno identificato decine di pigmenti ed additivi diversi utilizzati per la decorazione della figura prinpale e del paesaggio circostante, mentre il viso della misteriosa nobildonna italiana - da sempre oggetto di speculazioni storiche di ogni tipo - ha rivelato una straordinaria concentrazione di tinte scure ed opache, create apposta per dare maggiore profondità espressiva al personaggio.

Pubblicata dall’Angewandte Chemie International Edition, principale giornale della Società Chimica Tedesca, la ricerca dell’ESRF ha quindi sottolineato l’eccezionale raffinatezza della tecnica pittorica leonardesca, capace di imporre svariate gradazioni di luce e colore anche a livelli infinitesimali. Non a caso le sfumature della Gioconda non superano mai i 30-40 micrometri di spessore, con punte addirittura più basse (1-2 micrometri) in alcune sezioni del viso o della capigliatura. Si può dunque ben dire che il maestro toscano, prediletto alla corte milanese di Ludovico il Moro e a quella transalpina di Francesco I, avesse un “pennello delicatissimo”, leggero e preciso come il bisturi di un moderno chirurgo.

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