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L'enigma di San Lorenzo

E' di Caravaggio oppure no? Opinioni contrastanti sul dipinto dei Gesuiti romani, acclamato come presunta opera del maestro lombardo dall'Osservatore Romano qualche settimana fa.

Il 17 luglio scorso l’Osservatore Romano si univa al coro dei festeggiamenti pubblici per l’anniversario caravaggesco - culminati in un’apertura non stop dei musei romani per oltre due giorni - con una notizia bomba: i Gesuiti romani sarebbero in possesso di un’opera inedita del maestro lombardo, scomparso proprio quattrocento anni fa nei dintorni di Porto Ercole, ancora in attesa di conferma definitiva da parte degli esperti di settore. Incentrato sul tragico martirio di San Lorenzo, bruciato vivo dall’imperatore Valeriano nel III secolo d.C., il quadro presenterebbe chiaroscuri molto simili a quelli di altri capolavori del Merisi come la Conversione di San Paolo o la Vocazione di San Matteo, caricando la rappresentazione sacra di bagliori improvvisi e gesti altamente drammatici. Insomma, quasi una firma indiretta, che confermerebbe la paternità caravaggesca della tela, ritrovata da poco nei sotterranei della Chiesa del Gesù a Roma.

Peccato che il “velato” suggerimento del quotidiano apostolico non sia stato raccolto da nessuno storico dell’arte italiano, suscitando un certo imbarazzo anche tra le fila dei Gesuiti, poco avvezzi alle attenzioni dell’opinione pubblica. Secondo Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, l’opera non sarebbe affatto di Caravaggio, ma di un misterioso contemporaneo napoletano, ispirato forse dalle raffigurazioni convenzionali della morte del santo: le anatomie dei personaggi appaiono infatti troppo grossolane per essere lavoro del Merisi, mentre i panneggi incerti sullo sfondo rovinano assai l’impatto generale dei chiaroscuri, scivolando nel manierismo estetico più tradizionale.

L’ipotesi di Paolucci è stata subito raccolta dalla soprintendente Rossella Vodret, discussa protagonista di quest’annata caravaggesca, che ha suggerito addirittura una paternità siciliana o maltese per il bizzarro dipinto, segnalato nei registri della Compagnia di Gesù sin dal lontano 1927. Ma naturalmente saranno solo gli esami diagnostici a risolvere la faccenda, confermando o smentendo le affermazioni dell’Osservatore Romano; intanto, padre Libanori - responsabile della Chiesa del Gesù - mostra parecchio fastidio per la pubblicità ricevuta, trincerandosi dietro poche frasi di circostanza (“l’interesse suscitato ci ha stupito”, “abbiamo voluto consultare la soprintendenza” ecc.)

Non resta dunque che attendere risposte definitive dal laboratorio, condividendo parzialmente lo scetticismo di Paolucci, secondo cui la vicenda è un esempio perfetto di “parossistica caravaggiomania”, ai limiti del peggior feticismo mediatico. E, viste le code stratosferiche della recente iniziativa romana, non c’è proprio da dargli torto, in un anno assolutamente indimenticabile per il pittore “maledetto” di inizio Seicento.

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