
Aprirà il prossimo 2 settembre, negli eleganti locali del National Building Museum di Washington, una delle più importanti mostre americane dedicate ad Andrea Palladio (1508-1580) degli ultimi anni. I curatori sono riusciti infatti ad assicurarsi schizzi e testi inediti dell’artista dalle collezioni del Royal Institute of British Architects, organizzando un intrigante allestimento basato sulla costante evoluzione dello stile palladiano nel corso del XVI secolo; inoltre, i disegni sono stati riprodotti in miniatura dal celebre modellista Timothy Richards, fornendo così esempi concreti dell’architettura veneta rinascimentale al pubblico statunitense, abituato generalmente a concezioni formali e spaziali differenti.
E’ vero comunque che Palladio è da sempre oggetto di speciale venerazione nel Nuovo Mondo, forse in virtù della sua straordinaria naturalezza classica, decisamente adatta ai paesaggi agresti del continente americano. Non a caso Thomas Jefferson (1743-1826) creò la sua tenuta privata di Monticello ispirandosi alle ville palladiane del Vicentino, mentre altri aspetti estetici del maestro cinquecentesco vennero adottati in ogni angolo della costa est, portando alla realizzazione di eleganti edifici come il Drayton Hall di Charleston, in South Carolina, o il palazzo della Corte Suprema di Washington, costruito nei primi anni Trenta su iniziativa dell’ex presidente William Howard Taft (1857-1930).
Lo stile palladiano ha quindi impresso una nota indelebile sulla storia dell’architettura pubblica statunitense, modellando alcune delle migliori opere degli ultimi tre secoli. Certo, è ben difficile che l’artista veneto - originario del Padovano - potesse immaginare un simile successo in territori così lontani: quando iniziò la sua carriera professionale, infatti, l’America era ancora un mondo quasi mitologico, appena sfiorato dalla colonizzazione europea. Molto più concreta agli occhi palladiani era invece l’antica eredità romana, con rovine di palazzi, terme ed acquedotti sparse in tutta Italia; e furono proprio tali rovine, riscoperte recentemente dagli umanisti, ad ispirarlo nella progettazione delle sue celebri ville, commissionate dal ricco patriziato della Repubblica di San Marco.
Guidato anche dagli insegnamenti di Vitruvio, di cui riassunse gli aspetti fondamentali nei Quattro Libri dell’Architettura del 1570, Palladio ideò così uno stile armonico e bilanciato, applicabile a qualsiasi tipo di costruzione e perfetto per stimolare le qualità migliori della popolazione locale. Una visione assai democratica dello spazio, dunque, che non poteva lasciare indifferente la giovane repubblica americana, nata dalla rivoluzione liberale del 1776. E la mostra di Washington vuole proprio festeggiare tale felice connubio, ancora ben vivo nella scena artistica statunitense contemporanea.
Palladio and His Legacy: A Transatlantic Journey - National Building Museum, Washington DC - dal 2 settembre 2010 al 9 gennaio 2011

SimoneP








