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Pregiudizi d'autore

A Porto Ercole la Soprintendenza rifiuta di esporre due tele contemporanee insieme al "San Giovannino" di Caravaggio, opera centrale di una mostra dedicata al celebre artista lombardo scomparso quattrocento anni fa nella cittadina toscana. E spuntano immancabili polemiche, sospetti e accuse sui giornali.

L’ha fatta davvero grossa Rossella Vodret, soprintendente del polo museale romano, il cui veto repentino ha impedito l’esposizione di due quadri contemporanei insieme al San Giovannino di Caravaggio, protagonista di una mostra celebrativa a Porto Ercole in occasione del quarto centenario della morte dell’artista nella cittadina toscana: adesso infatti infuriano polemiche e accuse sui principali quotidiani nazionali, mentre le ideatrici del progetto originale - Valeria Merlini, Daniela Storti e Francesca Temperini - rischiano di veder fallire i propri sforzi organizzativi, frutto di anni di duro lavoro personale.

Ma qual’è la ragione di un simile rifiuto, tanto pesante quanto incomprensibile nella sua inattesa esternazione? Secondo la Vodret, responsabile del trasferimento del dipinto caravaggesco dalla Galleria Borghese a Porto Ercole, l’esibizione di due opere contemporanee del pittore Nicola Samorì rappresenterebbe un grave danno al valore estetico del San Giovannino, “prestito eccezionale” concesso per motivi di alto significato emotivo e culturale. E poco importa che le tele incriminate siano ispirate ai capolavori seicenteschi del Merisi, adattandone stile e simboli principali alla nuova sensibilità iconografica del mondo contemporaneo: l’omaggio dichiarato al genio bergamasco non sembra infatti aver smosso più di tanto le granitiche certezze della soprintendente romana, che ha proibito la partecipazione di Samorì pena cancellazione del prestito del dipinto merisiano, realizzato intorno al 1610 per il cardinale Scipione Borghese, vecchio amico e protettore del maestro bergamasco.

Tale scelta “purista”, però, potrebbe danneggiare lo stesso Caravaggio, in quanto il ricavato della vendita dei quadri di Samorì - prevista al termine della mostra di Porto Ercole - era destinato alla conservazione delle carte personali dell’artista, custodite dall’Archivio di Stato di Roma. Ora quei documenti rischiano di sparire perchè bisognosi di immediato restauro, possibile solo grazie ai soldi dell’iniziativa toscana. Intanto Samorì, sulle pagine del Corriere della Sera, ha espresso tutto il suo disappunto per la decisione della Vodret, difendendo il valore dei propri quadri ispirati alla cultura figurativa del primo Seicento napoletano, iniziato da Caravaggio e poi sviluppato pienamente da Giuseppe de Ribera, Guido Reni e Giambattista Caracciolo. L’obiettivo dell’artista forlivese, vincitore del prestigioso Premio Michetti nel 2006, era infatti quello di ripresentare le particolari sensazioni visive caravaggesche secondo i canoni espressionisti del XX secolo, sottolineando i legami stilistici tra il maestro seicentesco ed eredi contemporanei come Francis Bacon o Max Ernst.

Legami riconosciuti addirittura dalla stessa Galleria Borghese di Roma, artefice di una recente mostra dedicata proprio al doppio genio chiaroscurale di Bacon e Merisi. Possibile che la soprintendente Vodret non si sia ricordata di tale precedente, supervisionato da lei stessa con illustri colleghi (Maurizio Calvesi, Rino Fisichella, Antonio Paolucci) nell’autunno 2009 ? Misteri della burocrazia artistica italiana.

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