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Rinascimento ottomano?

In Turchia si moltiplicano iniziative ed eventi culturali dedicati alla grande dinastia imperiale di Maometto II (1432-1481) e Solimano il Magnifico (1494-1566). E il paese si interroga sull'eredità di tale lunghissima epopea storica, terminata solo con la tragedia della Prima Guerra Mondiale.



La Turchia sembra riscoprire l’eredità storico-culturale dell’Impero Ottomano, superpotenza mondiale dal XV al XVII secolo: questo mese sono infatti previsti ad Istanbul spettacoli musicali, recital letterari e mostre culinarie dedicati interamente alla dinastia imperiale di Maometto II, conquistatore della città nel 1453. E molti di tali eventi avverranno simbolicamente nei dintorni del Topkapi, magnifica residenza dei sultani ottomani per oltre quattro secoli, oggi membro indiscusso del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Erano anni che non si vedeva tanto entusiasmo locale per la vecchia autorità imperiale, da sempre guardata con diffidenza dopo la rivoluzione laico-repubblicana di Mustafa Kemal Ataturk, fondatore dell’attuale stato turco nel 1923. In virtù del disastro della Prima Guerra Mondiale, infatti, l’eredità ottomana venne sostanzialmente condannata dal nuovo governo come simbolo di “stagnazione” e “decadenza”, probabilmente in riferimento al lungo declino politico dell’Impero dopo la seconda metà del XVII secolo; al suo posto, Ataturk e compagni proposero invece un’immagine moderna e dinamica del paese, modellata su valori occidentali. Negli ultimi tempi, però, tale progetto culturale - guardato con notevole simpatia in Europa e Nord America - sta conoscendo una profonda crisi strutturale, dovuta probabilmente agli squilibri della globalizzazione. Da qui la clamorosa affermazione del partito islamico dell’attuale premier Erdogan, che ha rimesso parzialmente in discussione l’eredità di Ataturk tornando ai valori islamici tradizionali.

Era quindi inevitabile che il nuovo regime guardasse con grande interesse al passato ottomano, visto nei suoi migliori aspetti di modernizzazione amministrativa, prestigio politico e tolleranza religiosa. La cosa divertente è che tale “riabilitazione” è condivisa anche da politici laici e progressisti, che lamentano la struttura autoritaria della repubblica kemalista, elogiando invece l’atteggiamento “illuminato” dei sultani nei confronti dei loro sudditi. E la tradizione ottomana è stata riscoperta anche nelle relazioni diplomatiche con l’estero, sancita da un maggiore impegno turco nelle turbolente vicende mediorientali.

Resta da vedere quanto di questa passione “neo-ottomana” è veramente genuina, cioè lontana dalle preoccupazioni immediate del presente. Secondo lo storico Ilber Ortayli, direttore del museo del Topkapi, l’impero fondato da Osman I nel 1299 è comunque parte fondamentale dell’identità turca, forgiata in secoli di lotte e scambi pacifici con le popolazioni vicine. A partire dal XV secolo, poi, questa identità si riversò prepotentemente nei Balcani e nel Mediterraneo orientale, dando vita ad una straordinaria superpotenza politico-militare: guidati da leader carismatici come Maometto II e Solimano il Magnifico, gli Ottomani liquidarono i resti del mondo bizantino, sfidando poi gli Asburgo per il controllo dell’area danubiana. Inoltre, la loro flotta minacciò costantemente le coste dell’Italia meridionale, subendo uno scacco definitivo solo con la battaglia di Lepanto nel 1571. Nel frattempo, però, i sultani del Topkapi avevano continuato ad espandersi persino in Medio Oriente, conquistando le coste del Golfo Persico e contendendo il monopolio commerciale del Mar Rosso ai Portoghesi. Agli inizi del XVII secolo, quindi, il dominio dei successori di Osman si estendeva ininterrottamente dall’Ungheria all’Arabia, dal Nilo all’Eufrate, sostenuto da un’efficiente burocrazia civile e una considerevole potenza militare. E la vecchia Costantinopoli - ribattezzata Istanbul dai suoi conquistatori - era rifiorita sia artisticamente che culturalmente, con la costruzione del Topkapi e di splendide moschee per tutta la città. Ma anche le province conobbero una discreta prosperità, simboleggiata dalle raffinate architetture ancora presenti in varie zone dell’ex Jugoslavia (ponte di Mostar, Sebilj di Sarajevo, Bazaar di Skopje ecc.)

Con il fallito assedio di Vienna del 1683, però, iniziò inesorabile il declino: sconfitti da Austria e Russia in numerose guerre, gli Ottomani persero gradualmente il controllo dei Balcani, mentre vasti porzioni del Nord Africa diventavano sempre più autonome dal potere del sultano. Nonostante parecchi tentativi di riforma interna, l’Impero non riuscì a far fronte alla pressione diplomatico-militare delle potenze europee, diventando vittima di spietate rivalità internazionali per tutto il XIX secolo. Nel 1908, infine, la rivoluzione dei Giovani Turchi esautorò quasi del tutto il vecchio sovrano Abdulhamid II, cercando di rilanciare la Turchia a livello mondiale secondo criteri nazionalistici: da qui la persecuzione durissima delle minoranze etniche, culminata nel genocidio degli Armeni nel 1915, e la partecipazione alla Prima Guerra Mondiale accanto a Germania ed Austria-Ungheria. Ma il conflitto terminò con lo sfaldamento definitivo della vecchia struttura imperiale, salvata solo in parte dall’esperimento repubblicano di Ataturk.

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