
Agli inizi del Cinquecento la Cappella Sistina divenne il centro indiscusso del Rinascimento italiano: alla decorazione della celebre sala vaticana parteciparono infatti talenti indiscussi dell’epoca come Botticelli, Perugino, Ghirlandaio e soprattutto Michelangelo, autore dei magnifici affreschi sulla volta raffiguranti il Giudizio Universale. I Papi sembravano però “insaziabili”, decisi a tutto pur di rendere il loro sancta sanctorum unico ed inimitabile in tutta Europa; a tale scopo continuarono quindi a richiedere l’intervento “correttivo” di altri grandi artisti, trasformando la Sistina in un autentico cantiere senza fine.
Furono spese cifre enormi, ad esempio, per costituire un coro apposito per la cappella, ingaggiando fior di musicisti esperti nello stile polifonico fiammingo, allora molto in voga presso le corti principesche italiane. E papa Leone X (1475-1521), degno erede della casata Medici a cui apparteneva, commissionò a Raffaello una spettacolare serie di arazzi da esporre nella stanza duante le principali festività religiose: un “capriccio” da 16 000 ducati, realizzato su disegni del maestro urbinate da abili artigiani di Bruxelles. Nel complesso tutte queste aggiunte finirono per creare uno spettacolo unico al mondo, già elogiato dal Vasari nei suoi scritti critici ed ammirato ancora oggi in ogni parte del mondo. Ma il prezzo da pagare fu comunque alto, inclusa la riforma di Lutero destinata a dividere la Cristianità occidentale per i quattro secoli e mezzo successivi.
Anche Michelangelo non apprezzò la vanagloria di papa Leone e del suo dispotico predecessore, Giulio II Della Rovere (1453-1513), lamentando le loro persistente interferenza nel suo lavoro artistico. Inoltre il Buonnarroti temeva il coinvolgimento del rivale Raffaello nella decorazione della Sistina: i suoi sontuosi arazzi avrebbero infatti eclissato gli affreschi della volta, relegando l’immane fatica del Giudizio Universale ad un ruolo secondario. Ma questa paranoia - frutto di vecchi rancori professionali - non si avverò mai, perchè Clemente VII decise di rinchiudere gli arazzi raffaelleschi nei sotterranei del Vaticano, come penitenza per il tragico saccheggio del 1527. Rinchiuse in luoghi umidi e ristretti, le splendide composizioni tessili finirono così per perdere buona parte del loro smagliante colore originale, diventando quasi stracci privi di valore: nel 1787 Goethe, vedendole durante un breve soggiorno romano, espresse tutta la sua indignazione per un tale degrado, sperando in un pieno recupero futuro degli eleganti tratteggi del Sanzio.
E ciò è puntualmente avvenuto, anche se con più di due secoli di ritardo: a partire dal prossimo 8 settembre, infatti, quattro dei grandi arazzi vaticani saranno esposti in esclusiva a fianco dei loro cartoni preparatori nel Victoria and Albert Museum di Londra, in occasione della visita ufficiale di papa Benedetto XVI nel Regno Unito. Dal XVII secolo gli schizzi raffaelleschi sono parte delle collezioni reali di Hampton Court, venendo poi donati dalla regina Vittoria all’omonimo museo nel 1865: da allora sono stati mostrati raramente in pubblico per via della loro estrema delicatezza materiale. Ecco quindi lo straordinario valore dell’evento londinese delle prossime settimane, che permetterà finalmente di riscoprire una rarità pregiatissima del Rinascimento romano, capace persino di turbare il genio inquieto di Michelangelo.
Raphael: Cartoons and Tapestries for the Sistine Chapel - Victoria and Albert Museum, Londra - dall’8 settembre al 17 ottobre 2010

SimoneP








