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Gotico napoletano

Una grande mostra londinese ricostruisce vita e carriera di Salvator Rosa (1615-1673), genio ribelle del Barocco italiano: i suoi dipinti oscuri e bizzarri anticipano infatti molti elementi della tradizione figurativa ottocentesca, inclusa l'attrazione morbosa per occultismo e magia nera.



Sino al prossimo novembre la Dulwich Picture Gallery di Londra ospita un intrigante allestimento dedicato a Salvator Rosa, talento brillante e sregolato della pittura napoletana seicentesca. Nativo di Arenella, Rosa sviluppò infatti la propria vocazione artistica tra le mura domestiche, sotto la supervisione dello zio Paolo Greco e del cognato Francesco Francanzano, allievo del grande Ribera; all’età di diciassette anni, privo del sostegno finanziario della famiglia, egli emigrò poi a Roma, facendo da apprendista al conterraneo Aniello Falcone, specializzato in scene corali e di vita militare.

Questa formazione eclettica, precaria ed autodidatta produsse quindi tele di straordinaria potenza espressiva, caratterizzate da paesaggi fantastici e personaggi misteriosi (briganti, marinai, mercenari ecc.) E tale stile “esotico” - assai popolare tra la nobiltà romana del tempo - doveva forse parecchio all’attività di drammaturgo del Rosa, perseguita durante le tradizionali feste carnevalesche di Trastevere in collaborazione con Pietro Testa e Gian Lorenzo Bernini. Anche in questo campo il successo fu immediato, coronato da un invito ufficiale del cardinale Giancarlo de Medici a Firenze: ma qui Salvator entrò presto in contrasto con il rigido milieu artistico della città toscana, decidendo infine di rientrare nel Napoletano dopo il 1645. Nel frattempo egli produsse comunque lavori di alta orginalità figurativa come l’Autoritratto, dove il brillante pittore appare quasi nelle vesti di una creatura silvestre, e una stupefacente Morte di Attilio Regolo in versione horror.

Rientrato a Napoli, Rosa finì presto coinvolto nel moto anti-spagnolo di Masaniello, partecipando alle attività propagandistico-cospirative della Compagnia della Morte diretta dal suo vecchio maestro Falcone. Dopo la restaurazione del potere asburgico, quindi, egli dovette abbandonare nuovamente la città partenopea per diverso tempo, trovando forse rifugio tra gruppi di briganti in Abruzzo. Non si hanno però notizie certe su questo tumultuoso periodo della vita di Rosa, terminato nel 1649 col ritorno stabile a Roma, dove dipinse svariati soggetti mitologici e satirici per gli aristocratici locali. A dominare tali opere (Democrito tra le Tombe, la Morte di Socrate, la Ruota della Fortuna) è ancora una volta un tocco fortemente occulto e misterioso, con paesaggi inquietanti e figure enigmatiche (maghi, streghe, profeti incappucciati ecc.)

Naturalmente la fantasia gotica di Rosa non piacque affatto al clero romano, che spesso lo sottopose a molestie e piccole persecuzioni giudiziarie. Grazie al sostegno dei suoi nobili clienti, Salvator riuscì comunque ad evitare il carcere, guadagnando anche una discreta fortuna economica con la propria attività artistica e poetica: morto nel 1673, egli venne infatti sepolto con tutti gli onori nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, segno di una condizione sociale ormai agiata.

La mostra londinese ricostruisce questa brillante e fortunata carriera con numerose opere provenienti dai principali musei italiani ed internazionali, incluso lo spettacolare Giasone e il Dragone (ca. 1670) del Montreal Museum of Fine Arts. Un modo eccellente per omaggiare una delle personalità più ribelli ed iconoclaste della tradizione pittorica napoletana, autentico precursore del Romanticismo nero di Goya, Fussli e Caspar David Friedrich.

Salvator Rosa (1615-1673): Bandits, Wilderness and Magic - Dulwich Picture Gallery, Londra - sino al 28 novembre 2010

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