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La filosofia visiva di Raffaello

L'ultimo saggio di Giovanni Reale è un'intrigante analisi dei messaggi filosofici contenuti negli affreschi di Raffaello per le stanze del Vaticano: un discorso sottile e complesso, racchiuso nelle eleganti linee di capolavori come il "Parnaso" e la "Scuola di Atene".

Giovanni Reale è uno dei principali filosofi italiani contemporanei: titolare di prestigiose cattedre accademiche all’Università degli Studi di Parma e all’Università Cattolica di Milano, egli ha incentrato la propria riflessione soprattutto sul pensiero di Platone, cercando di ricostruire il suo vero influsso sullo sviluppo delle dottrine filosofiche moderne. Tra le sue numerose opere, va almeno ricordata la corposa Storia della filosofia antica del 1975, riedita continuamente negli ultimi trent’anni.

Ma Reale è anche un apprezzato studioso di pittura rinascimentale, analizzata a partire dal 2006 in una serie di saggi multimediali per Bompiani in collaborazione con Elisabetta Sgarbi, sorella del più celebre (e discusso) Vittorio. Dopo una prima analisi di Matthias Grunewald (c. 1470-1528), brillante pupillo di Hans Holbein il Vecchio, la strana coppia ha ora prodotto una nuova fatica dedicata ai leggendari affreschi di Raffaello per la Stanza della Segnatura in Vaticano, realizzato durante il lungo regno di Giulio II Della Rovere (1503-1513). Composta da tre massicci volumi ed un DVD, la monografia di Sgarbi e Reale prende in esame le eleganti linee del Parnaso, della Scuola di Atene e della Disputa, svelandone i messaggi filosofici più intriganti e controversi. A cominciare proprio dalla famosissima rappresentazione del pensiero greco classico, dove Reale identifica chiare allusioni alle idee neoplatoniche di Fedro Inghirami, bibliotecario papale ed amico del pittore urbinate. Non a caso la struttura dell’intera scena è dominata dalla contrapposizione/integrazione di Platone e Aristotele, i cui rispettivi gesti verso l’alto e verso il basso sembrano indicare differenti modi di raggiungere la verità, coniugando ragione e fede religiosa.

Nel Parnaso sono invece presenti svariati giochi simbolici, dominati dalle graziose figure della Muse, ma la loro interpretazione resta difficile per via della parziale intromissione di una porta nell’economia generale del dipinto. E resta poi la raffinatissima Disputa, in cui la realtà umana è vista attraverso tre dimensioni (terrena, celeste e sopraceleste) con un gruppo di teologi impegnato nella faticosa comprensione del mistero divino. Ma un angelo sembra quasi compatire i loro sforzi, sottolineando il primato della fede sugli eccessi della razionalità umana. Secondo Reale questo capolavoro fu forse la causa della morte prematura di Raffaello, consumato dal proprio sforzo creativo, anche se tale evento fondamentale dell’esistenza resta curiosamente assente dai suoi quadri, impregnati da uno spirito vitale unico ed inconfondibile.

I suoi dipinti testimoniano comunque una straordinaria capacità di pensare per immagini, trasferendo concetti complessi in scene di meravigliosa leggerezza estetica. Una qualità rarissima, che rimane assai lontana da molte opere contemporanee, immerse nella sproporzione filosofica o visiva più sconcertante. Non a caso Reale chiude la sua analisi con una nota nietzschiana, affermando che un uomo come il maestro di Urbino non ci sarà più. Ma restano i suoi capolavori, messaggio di bellezza e speranza alle future generazioni.

Giovanni Reale ed Elisabetta Sgarbi - La Stanza della Segnatura (3 volumi+DVD) - Bompiani 2010

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