Le favolose visioni di Enguerrand Quarton

Breve ritratto di uno dei più originali esponenti della pittura francese quattrocentesca, autore di spettacolari tele religiose ricche di vita e di colore.



Come gran parte dei suoi colleghi rinascimentali, Enguerrand Quarton (c. 1410-1466) ha lasciato tracce frammentarie sulla propria vita: nato probabilmente nella diocesi di Laon, in Piccardia, egli si trasferì appena trentenne nella Francia meridionale, lavorando soprattutto ad Arles, Aix-en-Provence ed Avignone. All’epoca, infatti, tale zona era assai popolare per i magnifici paesaggi e la ricca committenza religiosa; non a caso essa ospitò anche altri giovani talenti come Nicholas Froment e Barthélemy d’Eyck, autore della magnifica Annunciazione di Aix del 1443.

Sfortunatamente i contratti di Quarton sono andati perduti nel corso nel tempo, impedendo così un’adeguata comprensione della sua lunga permanenza in Provenza alla metà del XV secolo. E’ sicuro comunque che gran parte dei suoi clienti fossero membri della corte di Renato d’Angiò (1409-1480), sfortunato sovrano di Napoli cacciato dagli Aragonesi e protagonista di molte drammatiche vicende politiche del tempo. Pittore dilettante, Renato accolse infatti con simpatia moltissimi letterati ed artisti nei propri domini translapini, incoraggiando anche lo sviluppo del teatro in città di provincia come Angers e Saumur. Sebbene i soggetti rappresentati fossero ancora estremamente religiosi, in virtù della profonda devozione cattolica della nobiltà locale, gli artisti della corte provenzale sperimentarono con successo le novità formali provenienti dall’Italia e dalle Fiandre, introducendo i primi rudimenti rinascimentali nell’area del Mediterraneo occidentale.

In tale tendenza Quarton non fa eccezione; anzi, il suo operato costituisce uno dei più originali contributi alla nascita della moderna pittura francese dei secoli successivi. Ispirandosi all’esempio di Simone Martini e Piero della Francesca, egli infatti rivoluzionò il tradizionale schema della pala d’altare inserendovi elementi vivaci e fantasiosi, rimarcati da un uso brillante di tonalità cromatiche rosso-dorate. Nella Vergine della Pietà del 1452, per esempio, la Madonna assume dimensioni gigantesche, aprendo il proprio mantello come una tenda per accogliere e proteggere i vari ordini della Chiesa: intorno a lei pregano poi San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista, avvolti in vesti minuziosamente dettagliate. E’ probabile che il soggetto della tavola - oggi conservata al Musée Condé di Chantilly - fosse disegnato originariamente per una vetrata del municipio di Arles, purtroppo sopravvissuta solo in qualche schizzo d’archivio.

Più chiara invece la storia della Incoronazione della Vergine, realizzata nel 1453 per il monastero certosino di Val de Bénédiction, poco fuori Avignone: qui infatti i richiami figurativi sono direttamente ispirati dalle contemporanee rappresentazioni fiamminghe, con visi ed indumenti memori delle linee raffinate di Jan van Eyck e Robert Campin. Tuttavia tale delicatezza estetica viene sviluppata in una spettacolare scena generale, affollata da decine di personaggi, luoghi ed elementi simbolici. Ai lati di una Madonna nuovamente monumentale, circondata ed omaggiata dai vari elementi della Trinità Divina (Padre-Figlio-Spirito Santo), si muovono vari gruppi di santi, angeli e beati, tutti straordinariamente diversi per aspetto fisico, abbigliamento ed espressione del volto. Sotto di loro si staglia invece il verde panorama di Provenza, con al centro la Croce di Cristo e le due città gemelle di Roma e Gerusalemme, dipinte in vivaci sfumature gialle e rosse. E ancora più sotto bruciano alte le fiamme dell’Inferno, popolate da demoni e dannati.

L’Incoronazione è dunque una favolosa rappresentazione cosmologica del mondo, degna erede della Divina Commedia dantesca, ma i suoi accenti visivi sono nettamente diversi dalle usuali tavole medievali, tradendo un’impostazione prospettica e cromatica già in linea con le trasformazioni pittoriche del secolo successivo. Un’impostazione che Quarton renderà ancora più esplicita nella Pietà del 1455, dove le espressioni di dolore dei protagonisti e il corpo morente di Gesù testimoniano una naturalezza estetica simile a quella degli omonimi lavori di Leonardo e Michelangelo. Non a caso essa è oggi conservata gelosamente nelle sale del Louvre parigino, ulteriore conferma dell’importanza di Quarton nella storia delle arti figurative francesi.

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