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I "lottatori" di Michelangelo

I Musei Capitolini di Roma ospitano uno dei bozzetti più intriganti del Buonarroti, ricomposto integralmente solo nel 1926. Ma chi sono i combattivi protagonisti di tale capolavoro, rimasto quasi nascosto a Firenze per oltre ottant'anni? E qual'era la sua funzione originaria?

Per circa un mese la Sala degli Arazzi in Campidoglio ospiterà un magnifico bozzetto in terracotta di Michelangelo raffigurante due uomini nudi in lotta tra loro. Alta appena quaranta centimentri, la splendida composizione - riassemblata da Giovanni Po e Johannes Wilde solo nel 1926 - colpisce subito per l’intensità fisica dell’azione, carica di violenza e dinamismo sin nei più piccoli particolari. Resta davvero straordinaria l’abilità di Michelangelo nel plasmare un tale microscopico capolavoro, modellato solo con la leggera forza dei propri polpastrelli. Ma il bozzetto intriga anche per i tanti misteri che lo circondano, a cominciare dalle circostanze esatte della sua creazione.

Secondo gli esperti, infatti, i due lottatori sarebbero stati realizzati intorno al 1530, poco prima del ritorno a Roma del maestro toscano per la risistemazione architettonica del Campidoglio. Era una dimostrazione promozionale delle proprie capacità, fatta apposta per colpire le scettiche autorità locali? Oppure rappresentava lo schema iniziale di una nuova scultura per il centro storico fiorentino, volta forse ad affiancare il David davanti a Palazzo Vecchio? Impossibile saperlo con certezza, perchè le testimonianze documentarie sono troppo frammentarie per risolvere l’enigma. E la stessa divisione arbitraria del bozzetto prima della ricomposizione novecentesca confonde ulteriormente le carte, minando le varie ipotesi fin qui avanzate dagli studiosi buonarrotiani.

Vi è poi la difficile identificazione dei due combattenti, coinvolti in uno dei più feroci corpo a corpo mai visti nella storia dell’arte moderna. C’è chi ha parlato di Ercole e Caco, protagonisti di un episodio mitologico reso celebre da Virgilio nel I secolo a.C., ma non ci sono prove sufficienti a sostegno di tale affermazione. Del resto l’aspetto sostanzialmente anonimo dei contendenti non offre appigli visivi all’interpretazione letteraria, lasciando nel dubbio persino lo staff di Casa Buonarroti, responsabile ufficiale della terracotta da oltre mezzo secolo.

A causa del suo alone di mistero, quindi, la scultura è stata esposta raramente al di fuori dell’istituzione fiorentina, rimanendo praticamente sconosciuta al grande pubblico sino ai giorni nostri. Adesso però la direttrice Pina Ragionieri ha infine deciso di condividerne la bellezza con il resto del mondo, accogliendo un invito formale dell’amministrazione romana in vista delle prossime celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità italiana. L’attuale mostra capitolina fa parte infatti di una lunga serie di iniziative culturali dedicate a tale evento, incluso un eccezionale allestimento di opere leonardesche e michelangiolesche previsto in Campidoglio per l’autunno 2011.

In attesa della suddetta kermesse, ancora in fase preparatoria, i “lottatori” del Buonarroti lasceranno presto campo libero al Ritratto di musico di Da Vinci, sottolineando così l’elegante continuità della tradizione artistica nazionale. Appuntamento con la magica “staffetta” per i primi giorni di dicembre, sempre nelle auguste sale del Campidoglio romano.

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