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Il re di Algeri

Vita e avventure di Hayreddin Barbarossa (c. 1478-1546), principale artefice della potenza navale ottomana nel XVI secolo. Nemmeno l'intervento diretto dell'imperatore Carlo V riuscì ad avere ragione di questo scaltro pirata, che trasformò l'Algeria in una minaccia permanente alla sicurezza delle coste italiane e spagnole.

Nato sull’isola di Lesbo nel 1478, Hayreddin Barbarossa (pseudonimo di Yakupoglu Hizir) era figlio del cavaliere ottomano Yakup Aga e della moglie Katerina, membro della numerosa comunità greco-ortodossa dell’isola. Aga era stato uno dei protagonisti della conquista di Lesbo sedici anni prima, strappata ai Genovesi dopo una lunga campagna militare, e per tale motivo aveva ottenuto un piccolo feudo presso il villaggio di Bonova, dedicandosi poi con successo alla pirateria marittima. Anche i figli ne seguirono presto la strada, con Hayreddin coinvolto insieme al fratello Oruc nella decennale lotta contro i Cavalieri di San Giovanni, insediati nella vicina roccaforte di Rodi. Questa “attività commerciale” però non diede sempre risultati positivi ed Oruc fu addirittura prigioniero dei cavalieri cristiani per ben tre anni, venendo infine liberato rocambolescamente dal fratello nel 1503.

Fu a quel punto che i due uomini decisero di entrare ufficialmente al servizio della marina ottomana, partecipando a diversi raid sulle coste pugliesi e siciliane. Colpito dalla ricchezza di tali regioni, Hayreddin si recò in visita dal sultano della Tunisia, chiedendo di poter sfruttare il porto della Goletta come base per le proprie operazioni contro le potenze cristiane: dopo lunghe contrattazioni egli ottenne il permesso in cambio di un terzo del bottino catturato. Così, a partire dalla primavera 1504, Hayreddin e Oruc condussero una brillante campagna contro la flotta mercantile spagnola e genovese, seminando il panico in Liguria, Toscana e Calabria. Nel frattempo si dedicarono anche al soccorso della popolazione musulmana espulsa dalla penisola iberica, trasportandola gratuitamente sulla costa nordafricana. Per tale gesto - frutto probabilmente di una sincera religiosità personale - Oruc ottenne il nome onorifico di “Baba Oruc”, storpiato poi in “Barbarossa” dai suoi nemici cristiani e associato erroneamente all’immagine del più celebre fratello. Nacque così una figura leggendaria destinata a dare non pochi grattacapi ai sovrani del Mediterraneo cattolico nel corso dei decenni successivi.

Dopo un fortunato raid contro Capo Passero, infatti, Hayreddin decise di spostare la sua base navale in Algeria, prendendo direttamente di mira le rotte commerciali tra la Spagna e la penisola italiana. Stabilitosi felicemente ad Algeri, città che contribuì ad arricchire con le sue imprese piratesche, il corsaro ottomano attaccò quindi con successo le Baleari e le coste dell’Aragona, saccheggiando ripetutamente Alicante, Malaga e Valencia. Nel 1516 arrivò addirittura ad assediare l’Isola d’Elba, infliggendo gravissime perdite alle flotte genovese e pontificia. Un anno dopo Algeri diventava ufficialmente un sangiaccato ottomano con Hayreddin come suo governatore politico ed ammiraglio militare, rifornito costantemtente di uomini e mezzi dalla corte di Istanbul. Preoccupato dalla piega degli avvenimenti, il nuovo imperatore Carlo V decise di lanciare una vasta campagna militare contro la pirateria islamica in Nord Africa, attaccando Orano e Tlemcen. Entrambe le città caddero in mani spagnole nel 1518, costando la vita ad Oruc e a migliaia di soldati turco-barbareschi, ma Hayreddin fu comunque in grado di bloccare l’iniziativa nemica, saccheggiando persino il porto oceanico di Cadice, meta dei mercantili spagnoli provenienti dal Nuovo Mondo. Nel 1526 una sua flotta distrusse il porto di Messina e minacciò temporaneamente quello di Piombino, sfuggendo poi alle navi genovesi di Andrea Doria. Tre anni dopo Hayreddin sostenne un nuovo esodo di profughi musulmani dall’Andalusia, trasferendoli con successo in Algeria e Marocco, e conquistò l’isola di Cabrera nelle Baleari, allargando così le proprie incursioni alle coste della Provenza.

In virtù di tutte queste spettacolari vittorie, Solimano il Magnifico decise quindi di convocare Hayreddin ad Istanbul, affidandogli la gestione della flotta ottomana nell’intero bacino del Mediterraneo. Un compito che l’anziano marinaio svolse con notevole energia, stringendo importanti accordi diplomatici con la Francia e continuando ad attaccare le basi spagnole in Italia meridionale. Dal 1537 si dedicò poi ad incrinare l’egemonia veneziana nell’Adriatico, devastando Corfù e numerose altre isole della costa greco-albanese. Durante queste campagne le forze ottomane si macchiarono di crudeli atrocità nei confronti delle popolazioni locali, inclusa la vendita in schiavitù di migliaia di contadini cristiani - eventi destinati ad accrescere ulteriomente la sinistra fama del Barbarossa presso tutte le principali corti europee. Esasperata dalla situazione, Venezia organizzò una Lega Santa con Spagna e Papato contro gli Ottomani, ma la battaglia di Prezeva (28 settembre 1538) terminò in un disastro, sancendo di fatto il controllo del Mediterraneo orientale alle navi del sultano per i successivi trent’anni.

Anche i tentativi di corruzione nei confronti dello stesso Hayreddin - allettato con la promessa di un incarico alla corte di Carlo V - andarono a vuoto, senza scalfire minimamente la devozione dell’abile ammiraglio verso la causa ottomana. Anzi, nel 1543 egli minacciò addirittura Roma con la propria flotta, abbandonando ogni disegno predatorio solo dopo la mediazione degli alleati francesi. Un anno dopo egli devastò comunque la Liguria, costringendo i Doria a pagare un ingente somma di denaro per evitare il saccheggio di Genova.

Nel 1545 Hayreddin decise infine di ritirarsi a vita privata; i suoi possedimenti algerini passarono al figlio Hasan Pasha, destinato anche a guidare la flotta ottomana sino alla sconfitta di Lepanto del 1571. Nei suoi ultimi mesi di vita il vecchio ammiraglio si dedicò principalmente alla stesura delle proprie memorie insieme al biografo Muradi Sinan Reis: i cinque volumi dell’opera, intitolata semplicemente Conquiste di Hayreddin Pasha, sono oggi conservati nel Museo Topkapi di Istanbul. La tomba del grande pirata, terrore del Mediterraneo cristiano, si trova invece nel popolare quartiere di Besiktas, all’interno di uno splendido mausoleo costruito dal grande architetto Mimar Sinan.

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