
Il nome “Santa Maria del Fiore”, affibbiato alla cattedrale fiorentina nel 1412, ha sempre suscitato l’interesse di storici rinascimentali ed esperti di toponomastica locale. Perchè il governo comunale decise infatti la ridenominazione dell’edificio, sostituendo l’antico “Santa Reparata” con il nuovo appellativo? E a che cosa si riferiva il “Fiore” della seconda titolazione, piuttosto inusuale anche per l’epoca tardomedievale? In passato molti studiosi hanno sostenuto il legame diretto tra il curioso termine ed il giglio cittadino, simbolo del vecchio insediamento romano di Florentia. Altri invece hanno avanzato ipotesi più spirituali, sostenendo richiami simbolici all’incarnazione di Cristo o alla teologia di San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), molto influente nelle accademie filosofiche dell’epoca.
Nuove ricerche sembrano però avere messo in discussione queste interpretazioni tradizionali, svelando retroscena inediti della vita politico-religiosa fiorentina nel periodo pre-mediceo. Secondo Matteo Poggi e Leonardo Bucciardini, protagonisti di un’intrigante ricerca filologica iniziata dieci anni fa, il cambio del nome sarebbe stato infatti promosso dalla compagnia di San Girolamo Penitente, composta dalle principali famiglie aristocratiche della città. E queste ultime avrebbero scelto il termine “Fiore” in onore del loro patrono, urtando i sentimenti della popolazione locale, ancora legata al vecchio appellativo di “Santa Reparata”.
L’ipotesi dei due autori è basata sul ritrovamento di documenti inediti che testimoniano l’esistenza di un’altra “Santa Maria del Fiore” nella Firenze quattrocentesca, ovvero un convento fiesolano legato alla compagnia di San Girolamo e alla potente Arte della Lana cittadina, protagonista delle fortune economiche locali nel tardo Medioevo. Oltre che ricovero spirituale di prestigio, il convento era anche sede di meeting politici tra i membri delle più importanti famiglie nobili fiorentine, inclusi gli Albizzi, i Capponi, gli Aldobrandini e gli Strozzi. Questa vera e propria lobby segreta - con agganci all’interno delle istituzioni comunali di Palazzo Vecchio - sarebbe dunque all’origine del cambio di denominazione della cattedrale cittadina, effettuato per motivi di prestigio pubblico e religioso. Pressato dagli Albizzi e dai loro sodali, il governo dell’epoca avrebbe così riconosciuto la propria dipendenza dal circolo “privato” del convento di Fiesole, accettando la pacifica dismissione del vecchio termine “Santa Reparata”, ancora utilizzato dalla popolazione comune alla metà del XV secolo. Chiaro segno di un cambiamento imposto e non sentito dalla cittadinanza fiorentina.
A confermare il racconto di Poggi e Bucciardini ci sarebbe anche il proliferare di immagini di San Girolamo in tutte le principali chiese locali di inizio Quattrocento, ulteriore esibizione di potere da parte della lobby fiesolana. Non a caso la figura dell’antico traduttore biblico - estranea alla tradizione popolare toscana - continuerà a dominare la scena artistica nei decenni successivi, con i dipinti di Ghirlandaio, Filippino Lippi e Paolo Uccello sparsi tra il Bargello, gli Uffizi e la Chiesa di Ognissanti. Un culto trasversale e ben foraggiato, quindi, capace di arruolare tra le sue fila alcuni dei migliori pittori del Rinascimento italiano.
Gli autori hanno presentato ufficialmente le loro scoperte durante uno dei convegni di Florens 2010, manifestazione indetta da comune ed associazione industriali per rilanciare l’economia turistico-artigianale della zona. Accompagnati dalla studiosa Sonia Ricciardulli e dal professore Federico Lucarini, ordinario di Storia delle Istituzioni Politiche all’Università del Salento, Poggi e Bucciardini hanno rivoltato come un guanto la vecchia tradizione toponomastica, suscitando molta curiosità tra i presenti. Ora si attendono nuove conferme o smentite alle loro rivelazioni, sciogliendo finalmente il mistero del grande “Fiore” fiorentino.

SimoneP








