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I Caravaggisti di Utrecht

Breve storia del gruppo di artisti fiamminghi che introdusse le novità stilistiche del Merisi nel Nord Europa, influenzando il lavoro di giganti come Rubens e Rembrandt. Una piccola rivoluzione formale, terminata bruscamente dopo due decenni, ma dalle profonde ripercussioni per l'intera pittura seicentesca.

Nonostante il loro ruolo di ispiratori del Barocco fiammingo, fatto di realismo estetico ed intensi chiaroscuri, i Caravaggisti di Utrecht continuano ad essere piuttosto ignorati dal grande pubblico, surclassati da grandi maestri come Rubens e Rembrandt: giusto una noterella sui manuali di storia dell’arte, e poco altro. Eppure fu proprio questo sparuto gruppo di artisti, guidato da Hendrick Terbrugghen e Gerrit van Honthorst, a portare le straordinarie novità formali di Michelangelo Merisi nell’Europa settentrionale, dando vita ad una breve ma significativa rivoluzione nella pittura continentale seicentesca. Senza di loro il genio “maledetto” di Caravaggio sarebbe rimasto probabilmente limitato all’Italia, con effetti marginali sul neonato Barocco internazionale.

Invece l’arrivo di Terbrugghen a Roma, nel 1604, impresse una svolta inaspettata agli eventi, dando vita ad un’intensa e brillante opera di mediazione culturale. All’epoca era infatti rara la visita di artisti fiamminghi nella capitale del cattolicesimo romano, in virtù delle spaccature ancora profonde della Riforma protestante; la scelta di Terbrugghen rappresentava dunque una consapevole rottura con i vecchi schemi del secolo precedente, inaugurando una nuova fase di stretta collaborazione tra area nordica e mondo mediterraneo. Giunto in città, il giovane pittore frequentò regolarmente la bottega di Orazio Gentileschi ed incontrò forse alcune volte lo stesso Caravaggio, poco prima della sua rocambolesca fuga a Napoli nel 1606. Entrambe le esperienze ebbero un impatto profondo sullo stile ancora acerbo del Terbrugghen, indirizzandolo verso un realismo sociale ricco di audaci sfumature cromatiche.

Rientrato in Olanda, l’artista incontrò poi il collega Gerrit van Honthorst, anch’esso reduce da un lungo soggiorno italiano, ed insieme i due diedero vita ad un piccolo cenacolo pittorico nella città di Utrecht basato sulle innovazioni estetico-formali caravaggesche. Del gruppo entrarono successivamente a far parte anche Dick van Baburen e Abraham Bloemaert, allargandone l’influenza alla vicina Haarlem. Le sperimentazioni di Terbrugghen e soci riguardarono soprattutto l’uso del chiaroscuro e la ritrattistica, improntata ad una maggiore naturalezza formale. Ma la lezione di Caravaggio fu adattata con successo anche a soggetti più tradizionali, come tele mitologiche o religiose commissionate dalla ricca minoranza cattolica di Utrecht: è il caso ad esempio del Dubbio di Tommaso dello stesso Terbrugghen (1621-23), modellato quasi ai limiti del plagio sulla celebre opera merisiana, ma anche del Prometeo incatenato da Vulcano di van Baburen (1623), carico di tonalità cromatiche e dinamismo muscolare.

Purtroppo l’esperienza dei Caravaggisti di Utrecht non durò a lungo, impedendo lo sviluppo di un’estetica pienamente originale, indipendente dalle precedenti suggestioni italiane: dopo la morte di Terbrugghen, il gruppo finì infatti per sciogliersi lungo canali più convenzionali, come l’elegante manierismo borghese di van Honthorst o le stravaganze sceniche di Gerrit Dou. Ma la loro eredità iconografica - espressa in dozzine di quadri oggi conservati nei maggiori musei mondiali - diede comunque vita ad una svolta importante nell’arte fiamminga del tempo, preparando il terreno alla frenetica energia di Rubens e alla profondità psicologica di Rembrandt. Caravaggio sarebbe stato giustamente orgoglioso di allievi così tanto fortunati.

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