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L'Ultima Cena di Peter Greenaway

A New York il celebre regista inglese mette in scena una ricostruzione multimediale del capolavoro di Leonardo Da Vinci, con luci, suoni e illusioni sceniche. Davvero un modo originale di vedere una delle più importanti opere del Rinascimento italiano.



Per tutto il periodo natalizio la Park Avenue Armory di New York, nel cuore di Manhattan, ospiterà un’intrigante ricostruzione multimediale dell’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci, inserita all’interna di una replica del Refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano, sede originale del celebre affresco rinascimentale. A firmare l’ambizioso progetto è Peter Greenaway, eclettico regista inglese già artefice di fortunate riproduzioni digitali di altri capolavori artistici come la Veglia notturna di Rembrandt e le Nozze di Cana di Paolo Veronese, presentate rispettivamente al Rijksmuseum di Amsterdam e alla Biennale di Venezia negli anni passati.

Da sempre interessato agli effetti visivi delle nuove tecnologie, Greenaway ha infatti creato un ambiente interattivo di luci, suoni ed illusioni ottiche che mira a coinvolgere direttamente lo spettatore nel complesso intreccio scenico del dipinto leonardesco. All’interno del finto refettorio il pubblico rivive per circa quaranta minuti il febbrile lavoro di Leonardo e dei suoi collaboratori intorno al monumentale affresco milanese, salito recentemene alla ribalta internazionale per via dei popolari romanzi di Dan Brown: c’è un collage di monitor che presentano vari elementi dell’opera in altre composizioni rinascimentali, mentre lo stesso dipinto originale è ricostruito multimedialmente dal regista con colori, numeri e tracce audiovisive inedite. E al centro dell’allestimento è possibile ammirare persino una riproduzione a grandezza naturale della grande tavolata occupata da Gesù e dai suoi discepoli, illuminata da suggestivi giochi di luce.

Perfezionista sino all’eccesso, Greenaway è arrivato a ricreare in materiale sintetico pure dettagli minori della scena leonardesca come piatti, brocche, frutta e pani spezzati. Il coinvolgimento dei visitatori è quindi assicurato, anche se resta qualche dubbio sulla reale utilità di simili esercizi tecnologici: aldilà dell’effetto sensazionalistico, la struttura artificiale del regista britannico potrebbe infatti far storcere il naso ai puristi, lasciando il resto del pubblico nella confusione più totale riguardo alle vere qualità del capolavoro vinciano. E’ comunque un modo originale di omaggiare una delle più famose opere del Rinascimento italiano e il precedente successo dell’esperimento su Veronese fa ben sperare sull’esito finale dell’allestimento newyorkese.

Leonardo’s Last Supper: A Vision by Peter Greenaway - Park Avenue Armory, New York - sino al 6 gennaio 2011

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