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Un "Musico" al Campidoglio

Uno dei più celebri ritratti di Leonardo arriva ai Musei Capitolini, ospite dei festeggiamenti per il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia. Breve profilo di un'opera singolare, capace di influenzare persino il genio ribelle di Michelangelo Merisi un secolo più tardi.

Da oggi sino al prossimo febbraio il Musico di Leonardo sarà ospite dell’Esedra dei Musei Capitolini, nell’ambito delle iniziative per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità italiana. Conservata originariamente dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, l’opera prende il posto dei Lottatori di Michelangelo, altro protagonista delle future rassegne dedicate al Risorgimento italiano. Nelle intenzioni dei curatori il dialogo a distanza tra i due maestri dovrebbe infatti contribuire alla ricostruzione culturale dell’identità nazionale, lacerata ultimamente da venti separatistici ed indifferenza pubblica. L’obiettivo è probabilmente troppo ambizioso, ma certo fa piacere vedere insieme due giganti come Da Vinci e Buonarroti per una “buona causa”, suggellata da lavori artistici di indiscutibile qualità.

A cominciare proprio da questo Musico, unico ritratto maschile realizzato da Leonardo nella sua lunga carriera figurativa. L’elegante tela venne infatti eseguita per una committenza privata intorno al 1485, forse poco prima della più famosa Vergine delle Rocce (oggi al Louvre parigino): il soggetto resta sconosciuto, anche se alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che possa essere Atalante Migliorotti (1466-1532), musicista alla corte milanese e responsabile del provvisorio trasferimento del maestro toscano in Lombardia. D’altronde Leonardo amava profondamente il mondo delle sette note, come testimoniato dal Vasari nella sua biografia, e pare che si esercitasse regolarmente con la lira, componendo alcuni piccoli brani di notevole raffinatezza.

Ed il quadro cattura perfettamente questa innata propensione musicale dell’artista, con uno stile netto e vivace, punteggiato da numerosi dettagli psicologici (lo sguardo attento, la bocca rilassata, le mani tese sullo spartito ecc.) Secondo Pietro Marani, responsabile della mostra romana, esso è metafora di vita e giovinezza, perchè tenta abilmente di “rappresentare l’invisibile”, cioè il sottile dinamismo tra musico ed esecuzione vocale. Un esercizio di straordinaria raffinatezza pittorica, quindi, destinato ad influenzare molti protagonisti della scena artistica italiana rinascimentale: da Raffaello, conosciuto forse dallo stesso Leonardo durante il suo breve soggiorno romano del 1513, a Caravaggio, il cui Suonatore di liuto (1595) riecheggia molti elementi dell’illustre predecessore milanese, inclusa la smagliante naturalezza espressiva.

Il Musico di Leonardo Da Vinci - Esedra dei Musei Capitolini, Roma - sino al 27 febbraio 2011

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