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Beato musicista

Ancora oggi Thomas Tallis (c. 1505-1585) è uno dei più apprezzati compositori del Rinascimento inglese, autore di brani sacri di formidabile potenza vocale. Ed è anche venerato dalla Chiesa Episcopale americana come una delle figure guida della propria liturgia, insieme ai colleghi William Byrd e John Merbecke.

Le notizie sulla giovinezza di Thomas Tallis sono molto frammentarie: egli appare infatti per la prima volta in un documento del 1531 come organista ufficiale nel Priorato di Dover, allora amministrato dall’Ordine Benedettino. Alcuni anni più tardi lo si ritrova invece presso l’abbazia agostiniana di Waltham, nei dintorni di Londra, dove rimase sino alla grande dissoluzione delle proprietà ecclesiastiche decisa da Enrico VIII nel 1540. Già da questi incarichi si rileva comunque la sincera passione del musicista per i brani sacri, realizzati secondo i canoni severi dell’epoca, volti a sottolineare più il contenuto liturgico che la mera forma musicale. Sono del 1534, ad esempio, le tre antifone devozionali Salve intemerata virgo, Ave rosa sine spinis ed Ave Dei patris filia, tutte dedicate al culto della Vergine Maria. Già in queste composizioni si avverte tuttavia un elaborato senso del ritmo, ricco di differenti tonalità vocali. Pur nei limiti dell’ortodossia cattolica rinascimentale, quindi, Tallis cominciò a mostrare una brillante vena compositiva, capace di riconciliare esigenza religiosa ed eleganza sonora sullo stesso spartito.

Una caratteristica davvero preziosa, destinata a giocare un ruolo fondamentale nella successiva carriera del musicista inglese alla corte di Tudor, dopo la nascita della confessione anglicana nel 1534. Guidata dal granitico Thomas Cranmer, la nuova chiesa protestante cercò infatti una musica più vicina all’originale spiritualità biblica, seguendo l’esempio del contemporaneo movimento luterano in Germania. La precedente attenzione per il testo liturgico lasciò dunque spazio ad un variegato stile polifonico, dominato da intense sperimentazioni vocali e sonore. E Tallis si dimostrò così bravo a seguire tali nuove tendenze da ottenere un incarico prestigioso alla Cattedrale di Canterbury, dove compose raffinati corali per le funzioni religiose di Enrico VIII e del figlio Edoardo VI (1547-1553). Sopravvissuto alla breve restaurazione cattolica di Maria Tudor, forse in virtù di una fedeltà nascosta nei confronti della vecchia confessione romana, egli si trasferì poi alla corte di Elisabetta I, dove ottenne insieme a William Byrd un monopolio ventennale sulla musica polifonica di tutto il regno.

I due compositori cercarono di sfruttare tale privilegio per produrre numerosi brani in Latino e Francese, incentrati principalmente sui riti della Settimana Santa. Tra di loro, spicca certamente lo splendido mottetto Spem in alium, impressionante coro di ottantacinque voci declinato in molteplici tonalità diverse, secondo una struttura brillantemente versatile. Ma il crescente conflitto tra mondo cattolico e protestante non portò alcun successo a tali iniziative, giudicate troppo vicine alla tradizione romana che al nuovo spirito puritano della monarchia elisabettiana; anzi, esse procurarono pure qualche guaio giudiziario ai loro creatori, anche a causa della loro eccessiva vicinanza al cattolicissimo Duca di Norfolk, giustiziato per alto tradimento nel 1572.

Tallis fu comunque abile nell’evitare qualsiasi schieramento pubblico a favore di una delle due confessioni, continuando a comporre brani sacri sino alla morte, avvenuta a Greenwich nel novembre 1585. Questa distanza “ecumenica” - frutto sia di opportunismo che di sincera convinzione personale - ha contribuito in parte al persistente successo della sua musica in tutta Europa, con regolari esecuzioni a Roma, Canterbury, Londra e Parigi. In base ad un recente sondaggio del Daily Telegraph, poi, Tallis è ancora oggi uno dei compositori più amati dal pubblico inglese, soprattutto grazie alla soave bellezza della Spem in alium, suonata spesso nei servizi religiosi della famiglia reale. Tale popolarità però è merito esclusivo del suo genio musicale, venerato persino dalla Chiesa Episcopale americana con una precisa festività liturgica, celebrata ogni anno verso la fine di novembre. Un onore condiviso con i colleghi William Byrd e John Merbecke, anch’essi beati musicisti dell’età elisabettiana.

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