Il Velazquez ritrovato

Il Metropolitan Museum of Art di New York "riabilita" un ritratto di Filippo IV di Spagna (1605-1665), precedentemente declassato ad opera minore di un allievo del celebre maestro spagnolo. Breve storia di una disputa durata oltre trentasette anni, che svela molto bene le difficoltà di attribuzione per quadri usurati dal tempo e mai restaurati.



Ci sono voluti quasi quarant’anni, ma alla fine il Metropolitan Museum of Art di New York ha fatto marcia indietro: un sontuoso ritratto di Filippo IV di Spagna, sfortunato protagonista della Guerra dei Trent’Anni, è opera del grande Diego Velazquez, indimenticabile maestro di capolavori come La resa di Breda (1634-35) e Las Meninas (1656). Nonostante la straordinaria somiglianza con altre composizioni del pittore sivigliano, il quadro era stato infatti declassato ufficialmente dagli esperti dell’istituto americano nel 1973, insieme ad altre tele seicentesche attribuite a Vermeer, Rembrandt ed El Greco. Una decisione assai controversa, che suscitò feroci polemiche nel mondo artistico internazionale, indignato per l’arbitrarietà delle valutazioni compiute dal museo newyorkese.

Nel caso del ritratto di Velazquez, ad esempio, esso venne attribuito erroneamente ad un allievo del maestro spagnolo, in virtù dei colori sbiaditi e delle forme alquanto grossolane del monarca spagnolo, ben lontane dalla raffinata precisione estetica de Las Meninas. Tuttavia il dipinto era allora in pessime condizioni materiali, con ampi sfregi visibili su gran parte della sua superficie: l’ultimo restauro risaliva infatti al 1911 e a dispetto del suo ingresso nel Metropolitan tre anni più tardi la tela aveva conosciuto scarsissimi interventi di manutenzione nei decenni successivi, conoscendo un degrado inesorabile persino sulla cornice esterna. Uno stato letterlamente pietoso, quindi, che aveva alimentato la rabbia di numerosi studiosi velazquiani verso il museo americano, colpevole anche del trattamento indegno di un simile capolavoro.

La decisione del Metropolitan apparve comunque irreversibile ed il quadro finì relegato nei magazzini per parecchi anni, destino assai comune per molte altre opere considerate di “seconda categoria”. Ma il dibattito sulla sua attribuizione continuò sino al 2009, quando finalmente le autorità del museo accettarono di sottoporre il ritratto ad un vasto restauro, volto a sciogliere ogni dubbio sulla paternità reale di tale opera controversa. L’operazione fu anche agevolata dalla scoperta di nuovi documenti d’archivio che sembravano confermare il coinvolgimento di Velazquez nella realizzazione della tela, commissionata dalla corte spagnola nell’inverno del 1624.

Una svolta importantissima, confermata infine dagli esami di laboratorio e dalla pulizia cromatica del quadro: l’imberbe sovrano spagnolo, raffigurato durante i suoi primi anni di regno, è proprio opera del maestro sivigliano, artista prediletto della monarchia asburgica nella prima metà del XVII secolo. Le forme restaurate sono infatti troppo simili a quelle di altri capolavori velazquiani come Il giullare Sebastian de Morra (1645) per lasciare dubbi sull’autenticità del dipinto “declassato”. Così il buon Filippo IV si appresta quindi a ritornare trionfalmente nelle sale del museo newyorkese, sotto la firma definitiva del celebre pittore barocco. In compagnia forse di un altro ritratto troppo frettolosamente archiviato negli anni Settanta ed anch’esso opera del genio dell’Incoronazione della Vergine (1642), ingiustamente sottovalutato da curatori poco affidabili.

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