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La Certosa dimenticata

Fondata nel 1366, la Certosa di Calci è uno dei maggiori complessi monastici della Toscana, ricchissimo di opere artistiche di notevole qualità storica. Negli ultimi tempi però il prezioso edificio non gode affatto di ottima salute, soprattutto a causa di gravi negligenze delle autorità pubbliche nazionali.


Situata a circa dieci chilometri da Pisa, in una grande valle soprannominata “Valle Graziosa” per via della straordinaria bellezza naturale, la Certosa di Calci fu fondata nella primavera 1366 dall’arcivescovo Francesco Moricotti, che mirava a creare un importante punto di aggregazione monastico all’interno del proprio territorio diocesano. Obiettivo ambizioso che venne però raggiunto solo trent’anni dopo la morte del celebre prelato, in seguito all’abbandono dell’antico monastero sull’isola di Gorgona da parte dei monaci benedettini, stanchi delle continue violenze piratesche nei loro confronti: Calci si trasformò così in un centro politico-religioso di notevole rilevanza, frequentato da nobili e artisti provenienti da ogni parte della Toscana.

L’unificazione della regione attorno al potere dei Medici, sancito dalla nascita del governo granducale nel 1569, portò poi ad un ulteriore preminenza del monastero in ambito locale, anche grazie al particolare favore della dinastia regnante, che elesse sovente la Certosa come proprio luogo di riposo e preghiera nei periodi di maggiore attività politica. In particolare, Ferdinando I de Medici (1549-1609) mostrò un sincero interesse per l’ammodernamento del vecchio edificio religioso, coinvolgendo nell’opera talenti come Bernardino Poccetti, che realizzò una sontuosa versione dell’Ultima Cena nel 1597. Inoltre, più o meno nello stesso periodo di tempo, il Granduca promosse la creazione in loco di un ricchissimo museo di storia naturale e del territorio, affidato all’esperta amministazione del vicino ateneo pisano: una collezione di decine di migliaia di esemplari, cresciuta regolarmente nel corso dei secoli successivi sino a coprire oltre 4000 metri quadri di superficie conventuale.

Queste importanti novità spinsero poi ad ulteriori restauri artistici nel XVII e XVIII secolo, con spettacolari affreschi di Giovan Francesco Bergamini, Stefano Cassiani, Jacopo Vignali e Giuseppe Maria Terreni. Successivamente il monastero venne espropriato dalle autorità napoleoniche, finendo stabilmente nel demanio pubblico anche dopo l’Unità italiana del 1861. Esaurito il proprio compito religioso trent’anni fa, con l’abbandono degli ultimi monaci certosini, la Certosa di Calci è quindi responsabilità odierna della Soprintendenza artistica di Pisa, che - in stretta collaborazione con la locale Università degli Studi per la gestione del museo di storia naturale - la mantiene aperta regolarmente tutto l’anno.

Purtroppo però le condizioni generali del complesso si sono molto aggravate negli ultimi tempi, anche a causa dei pesanti tagli finanziari alla Cultura decisi dal governo Berlusconi. Numerosi affreschi interni versano infatti in uno stato pietoso, con colori compromessi e figure letteralmente deformate dall’umidità; per non parlare del muro esterno di recinzione, soggetto a crepe preoccupanti e di difficile riparazione. L’assenza di contributi statali ha costretto dunque il team locale della Soprintendeza, guidato dalla dottoressa Severina Russo, a fare salti mortali per non chiudere il vecchio monastero, mentre lo stesso sindaco di Calci ha scritto un’accorata lettera al ministro Sandro Bondi per salvare la Certosa da ulteriori deterioramenti. Ma è difficile che un membro del governo ormai quasi sfiduciato dal Parlamento possa fare molto per preservare tale splendido gioiello artistico, seconda attrazione turistica dell’area pisana dopo la celeberrima Torre di Piazza dei Miracoli. E il recente fallimento di una speciale interrogazione ufficiale sulla questione, promossa dai deputati Maria Grazia Gatti e Paolo Fontanelli lo scorso settembre, non sembra promettere nulla di buono per il futuro.

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