Questo sito contribuisce alla audience di

Le cave di Michelangelo

Una troupe taiwanese gira un film sulla vita del celebre scultore rinascimentale, immortalato durante la creazione della magnifica "Pietà" vaticana. E' l'occasione giusta per riscoprire le cave di marmo delle Alpi Apuane, che fornirono al grande artista fiorentino preziosa materia prima per le sue opere maggiori.



Sono iniziate nei giorni scorsi le riprese di un mediometraggio dedicato a Michelangelo e alla nascita della Pietà vaticana, capolavoro artistico del 1498. Staff e produzione sono di Taiwan, ma la pellicola è ambientata suggestivamente tra le cave delle Alpi Apuane dove il grande maestro fiorentino scelse i marmi per le sue opere maggiori, trasformandoli poi in meraviglie estetiche di eccezionale dinamismo. In particolare, teatro delle riprese sarà la gigantesca cava del Polvaccio, già usata dagli imperatori Tito e Settimio Severo per i loro archi di trionfo a Roma. Oggi l’area è proprietà dell’azienda Cave di Michelangelo, diretta da Franco Barattini, che ne ha concesso volentieri l’usufrutto alla troupe taiwanese. Le possibilità di un buon ritorno pubblicitario sono infatti assai alte e potrebbero trasformare questa parte della Lunigiana in un’attrazione turistica di prim’ordine, capace di rubare un po’ di “clienti” a grandi poli regionali come Firenze e Pisa. Lo stesso Barattini ha accettato di interpretare un piccolo ruolo all’interno della pellicola, a fianco del protagonista Bruno Carlucci.

Il bacino marmifero di Carrara conta circa 190 cave, di cui alcune decine ancora in piena attività ai giorni nostri. Regolate per oltre duecento anni da ferree regole economico-finanziarie, stabilite dagli Estensi nel XVIII secolo, esse sono ora sotto la tutela ufficiale del comune di Carrara, che ha introdotto nuovi canoni di concessione nel 1995. Le cave principali - ordinate per numerazione progressiva dall’Ufficio Catastale - si trovano in tre grandi valli separate al centro dalle pendici del Monte Maggiore (1396 m.), in un vasto spazio naturale segnato profondamente dalle escavazioni dei secoli scorsi. Non a caso le prime notizie relative al marmo delle Apuane risalgono addirittura al I secolo a.C., sotto la dominazione romana: allora il prezioso materiale era indicato come Marmor Lunense perchè la sua estrazione avveniva principalmente nella città di Luni, colonia creata apposta per smistare le grandi pietre bianche in direzione di Roma.

Dopo le invasioni barbariche, la regione cadde in uno stato di completo abbandono, conoscendo poi una rinascita commerciale solo nel XII secolo, grazie all’intervento diretto dell’imperatore Federico I di Svevia (1122-1190). Da allora le cave carraresi hanno continuato a sfornare massicci carichi per artisti e architetti di mezzo mondo, abbellendo con i propri marmi le strade di Firenze, Roma, Parigi e Bangkok. Michelangelo se ne servì sin dagli inizi della sua fortunata carriera, realizzando opere indimenticabili come il David, la tomba di Giulio II e parte dei monumentali lavori della fabbrica di San Pietro. Recentemente l’azienda di Barattini ha celebrato proprio questo brillante connubio, simbolo del Rinascimento italiano a livello internazionale, con un premio speciale donato annualmente ai maggiori scultori contemporanei, inclusi Giò Pomodoro, Floriano Bodini, Dani Karavan ed Anna Chromy.

Le categorie della guida

Ultimi interventi

Vedi tutti